Napoli, 11 novembre 2025 – ore 20:00
Una barca, un gozzo e una valanga di fango mediatico. In piena campagna elettorale per le Regionali in Campania, il candidato del centrosinistra Roberto Fico si ritrova nel mirino di una campagna denigratoria orchestrata dal centrodestra, che ha trasformato una normale proprietà privata in un caso politico nazionale.
La barca in questione, la “Paprika”, un gozzo Sciallino 34 piedi ormeggiato a Procida, è diventata improvvisamente l’oggetto di accuse, illazioni e fake news rilanciate da esponenti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Tutto parte da un’interrogazione parlamentare firmata dal senatore Sergio Rastrelli (FdI), che ha chiesto al ministro della Difesa Guido Crosetto di indagare su un presunto ormeggio abusivo dell’imbarcazione presso il porto militare di Nisida.
L’accusa costruita: “Ormeggio abusivo”
Secondo Rastrelli, Fico avrebbe “spesso ormeggiato abusivamente, sine titulo, presso il porto militare di Nisida”.
Ma la realtà è ben diversa. Come confermato da fonti locali e da documenti di navigazione, la “Paprika” è regolarmente registrata e ormeggiata a Procida, senza alcuna violazione o privilegio.
La stessa normativa consente, in casi specifici e per motivi di sicurezza, l’utilizzo temporaneo di aree di pertinenza militare anche a civili che ricoprono incarichi istituzionali. Nulla, però, indica che Fico abbia mai usufruito di simili autorizzazioni.
Fico: “La destra ha paura. Tutto regolare, accuse infamanti”
Con tono fermo e ironico, Roberto Fico ha respinto ogni accusa, denunciando una chiara operazione politica:
“La destra fa campagna elettorale su un gozzo. Tutto perfetto, nulla da nascondere. Rigetto al mittente le accuse infamanti: illazioni che non stanno né in cielo né in terra. Se il tema politico diventa una barca, vuol dire che non hanno argomenti.”
Fico sottolinea come l’attacco arrivi nel momento in cui i sondaggi lo danno in crescita e il centrodestra, in difficoltà, tenta di spostare il dibattito dai temi reali – lavoro, sanità, trasporti – a questioni personali.
La macchina del fango: attacchi coordinati da destra
In poche ore, l’interrogazione parlamentare si è trasformata in una valanga di attacchi politici e mediatici.
Il senatore Antonio Iannone (FdI) ha parlato di “fine dei duri e puri del grillismo”, sostenendo che il gozzo “valga 500 mila euro”.
Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha ironizzato:
“Da moralista del reddito di cittadinanza a candidato col gozzo di lusso. Predicano bene e ormeggiano male.”
Il generale Roberto Vannacci (Lega) ha postato una foto di Fico con il pugno alzato, scrivendo:
“Comunisti col Rolex. O meglio, con la barca.”
E infine Raffaele Speranzon (FdI) ha allargato il fronte, tirando in ballo anche Report e Sigfrido Ranucci:
“Con Report, la casta 5 Stelle può dormire sonni tranquilli.”
Un’ondata di attacchi a orologeria che ricalca i meccanismi ben noti della macchina del fango: insinuazioni senza prove, amplificate sui social e trasformate in “notizie” da siti e pagine di propaganda.
Il contesto politico: colpire l’immagine del candidato “pulito”
Dietro il “caso Paprika” si nasconde una strategia chiara: sporcare l’immagine di un candidato considerato simbolo di onestà e trasparenza.
Fico, ex presidente della Camera e volto storico del Movimento 5 Stelle, rappresenta per molti elettori un profilo di discontinuità rispetto al sistema De Luca.
Per questo – sostengono ambienti del centrosinistra – l’obiettivo del centrodestra sarebbe minarne la credibilità personale prima ancora che politica.
“Non hanno nulla da dire su lavoro, ambiente e sanità – commenta un esponente del M5S – così si aggrappano a un gozzo. È la prova della loro paura.”
La verità sui fatti
Le verifiche ufficiali smentiscono ogni ipotesi di irregolarità:
la barca “Paprika” è regolarmente registrata;
l’ormeggio attuale è a Procida, non a Nisida;
nessuna autorizzazione speciale o militare è mai stata concessa;
non risultano sanzioni né segnalazioni da parte delle autorità marittime.
Tutto è in regola. Eppure la tempesta mediatica continua a gonfiarsi, alimentata da dichiarazioni studiate per creare un caso dove non esiste alcun reato né privilegio.
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Conclusione: la campagna del fango
Il “caso Paprika” non è un’inchiesta, ma un classico episodio di campagna del fango: colpire l’avversario politico con accuse infondate, ripetute fino a farle sembrare vere.
Fico, da parte sua, resta sereno e rilancia sui temi concreti della sua campagna:
“Loro parlano della mia barca. Io parlo di come far navigare la Campania fuori dalle acque stagnanti in cui l’hanno lasciata.”
E mentre la “Paprika” resta ormeggiata nel Golfo di Napoli, il vero mare agitato – quello della politica – continua a infuriare.



















