Roma, 6 novembre 2025 –
La tensione tra il governo Meloni e il giornalista Sigfrido Ranucci è arrivata a un punto di non ritorno. Dopo settimane di polemiche, querele annunciate, attacchi politici e scontri in Commissione di Vigilanza, il conduttore di Report rompe il silenzio e respinge ogni tentativo di intimidazione.
“Non è in gioco la mia persona, ma la libertà di informazione. Vogliono ridurci al silenzio, ma noi non ci fermeremo”, ha dichiarato Ranucci ai colleghi della Rai.
Sul fronte opposto, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari (Fratelli d’Italia) ha rilanciato l’offensiva in un’intervista al Corriere della Sera, accusando il giornalista di “tracotanza”, “impunità” e “uso disinvolto del servizio pubblico”.
Fazzolari: “Report gode di totale impunità”
Nell’intervista pubblicata dal Corriere, Fazzolari ha definito “giusto” denunciare Ranucci, sostenendo che Report “si comporta come se fosse al di sopra della legge”:
“Da più parti mi viene detto che è quasi impossibile ottenere giustizia in tribunale contro Report. Io mi rifiuto di crederlo, ma è evidente la disinvoltura con la quale fanno il loro lavoro.”
Il sottosegretario, considerato uno degli uomini più influenti a Palazzo Chigi, ha commentato anche la discussa audizione di Ranucci in Commissione Antimafia, nella quale il giornalista aveva chiesto la secretazione della seduta dopo una domanda del senatore Roberto Scarpinato (M5S) sul presunto pedinamento dei servizi segreti:
“Se ti viene chiesto se c’è un collegamento tra l’attentato che ti ha colpito e un esponente del governo, la risposta dovrebbe essere molto chiara: ‘no’. Ranucci, invece, ha chiesto di secretare la sua risposta, alimentando i sospetti.”
Un’accusa durissima, che Ranucci ha respinto con fermezza, ricordando che “la secretazione era necessaria per proteggere fonti e informazioni coperte da segreto professionale”.
Ranucci: “Un attacco simbolico alla libertà di stampa”
Il conduttore di Report, già nel mirino dopo le recenti inchieste su Arianna Meloni, Agostino Ghiglia e le decisioni del Garante per la Privacy, ha denunciato un clima “di intimidazione crescente” nei confronti del giornalismo d’inchiesta.
“La bomba davanti a casa mia non era solo per me, ma per il lavoro che facciamo. Ora, dopo le minacce fisiche, arrivano quelle politiche. Ma non arretreremo di un millimetro.”
Durante la sua audizione in Vigilanza, Ranucci aveva anche ricordato l’impegno della sua squadra, che “continua a lavorare sotto pressione, senza scorta, con la stessa professionalità di sempre”.
“Non ci piegheranno con querele, multe o intimidazioni. La verità è più forte della paura.”
Il caso della multa del Garante e il ruolo di Agostino Ghiglia
Al centro della polemica anche la multa da 150mila euro inflitta a Report dal Garante per la Privacy, dopo un servizio considerato “lesivo della riservatezza” di alcuni soggetti politici.
Il provvedimento è stato duramente criticato da molti osservatori, che ne hanno messo in dubbio la neutralità, dopo che uno dei membri dell’Autorità, Agostino Ghiglia, ex deputato di Fratelli d’Italia, era stato visto entrare nella sede del partito alla vigilia del voto.
Fazzolari, però, ha liquidato la questione come “irrilevante”:
“Ciò che conta è che un’autorità indipendente non venga delegittimata solo perché emette una decisione sgradita a Report.”
Ma per l’opposizione e per molti giornalisti si tratta di un segnale inquietante di politicizzazione delle autorità indipendenti, che mina il principio di autonomia e pluralismo nel servizio pubblico.
Ranucci nel mirino: tra querele, audizioni e censure
Negli ultimi mesi, Ranucci è diventato il bersaglio preferito di una parte della maggioranza. Dopo la bomba esplosa davanti alla sua abitazione, il giornalista ha dovuto affrontare una raffica di querele, una sanzione economica e l’annuncio di tagli alle puntate di Report nella prossima stagione.
Molti osservatori vedono in questa escalation un tentativo di mettere a tacere una delle poche voci libere del giornalismo italiano.
“Report è scomodo per definizione — ha spiegato Ranucci — ma se il servizio pubblico deve diventare solo intrattenimento e propaganda, allora non è più servizio pubblico.”
Il direttore della Direzione Approfondimento Rai, Paolo Corsini, ha espresso solidarietà al conduttore, riconoscendo che “l’attacco non è solo contro un collega, ma contro l’intero sistema dell’informazione”.
Opposizioni e Ordine dei Giornalisti: “Un caso gravissimo”
Le opposizioni hanno denunciato una “campagna di delegittimazione orchestrata dal governo”.
Per il M5S, “il tentativo di zittire Ranucci è un segnale autoritario che deve preoccupare ogni cittadino democratico”.
Il Partito Democratico ha chiesto una sessione straordinaria in Commissione Vigilanza per chiarire eventuali pressioni sulla Rai, mentre l’Ordine dei Giornalisti ha espresso “preoccupazione per il clima intimidatorio e le interferenze politiche”.
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Conclusione: Ranucci simbolo di una libertà sotto assedio
Il caso Ranucci va ben oltre la persona. È diventato il simbolo della tensione crescente tra informazione libera e potere politico, in un contesto dove la stampa indipendente appare sempre più sotto attacco.
Come ha scritto lo stesso Ranucci in un recente post:
“Ogni volta che provano a zittirci, rispondiamo con un’inchiesta. È la nostra maniera di dire che non abbiamo paura.”
Una frase che sintetizza lo spirito di Report e, più in generale, la battaglia per la difesa della libertà di stampa, oggi più che mai al centro del dibattito pubblico italiano.



















