MILANO – La crisi politica che ha travolto Palazzo Marino a seguito dell’inchiesta urbanistica si arricchisce di un nuovo capitolo, stavolta fuori dal perimetro istituzionale. A entrare a gamba tesa nel dibattito è Fedez, il rapper milanese che sui social ha lanciato un durissimo attacco al sindaco Beppe Sala. Oggetto delle critiche: il linguaggio utilizzato dal primo cittadino durante il suo intervento in consiglio comunale e, soprattutto, la decisione di non dimettersi dopo l’iscrizione nel registro degli indagati per il caso Pirellino.
Le parole di Fedez rimbalzano rapidamente su giornali e siti d’informazione, e si sommano a un coro crescente di perplessità, tra chi – come il M5S – chiede un passo indietro per motivi politici e non giudiziari, e chi nel centrosinistra difende la linea della “fiducia nella magistratura”.
“Mani pulite? Freud avrebbe qualcosa da dire”
Il primo bersaglio di Fedez è l’espressione usata da Sala per rivendicare la propria correttezza: “Io ho le mani pulite”. Parole che, nel contesto milanese, evocano inevitabilmente l’inchiesta “Mani Pulite” che negli anni ‘90 scardinò il sistema politico italiano partendo proprio dal capoluogo lombardo.
“Sei il sindaco della città di Mani Pulite, inchiesta che ha svelato il modus operandi di un’intera classe politica fondata sulla corruzione – scrive Fedez – e che fai? Per manifestare la tua estraneità ai fatti decidi di usare l’espressione: ‘io ho le mani pulite’. Davvero? Nessuno del team del sindaco ha pensato a un più sobrio ‘ho la coscienza pulita’? Proprio le mani dovevate andare a pulire?”. Poi l’affondo ironico: “Freud avrebbe parecchio da dire. E da analizzare”.
“Sala resta per opportunismo politico”
Il secondo punto del j’accuse riguarda le motivazioni che – secondo Fedez – stanno dietro alla scelta di Sala di non rimettere il mandato. Il rapper parla esplicitamente di “opportunismo elettorale”: “Se Sala si dimettesse – scrive – la sinistra avrebbe un candidato, o una candidata, da proporre? No. E così si spiega come mai oggi sono tutti un po’ più garantisti di prima”.
Un attacco che mette in discussione non solo la coerenza del sindaco, ma anche quella dell’intera coalizione che lo sostiene. Per Fedez, l’argomento dell’opportunità politica – tanto sbandierato in passato quando erano gli avversari ad essere indagati – oggi viene archiviato per pura convenienza.
“Il garantismo a orologeria del centrosinistra”
Fedez non risparmia nemmeno il centrosinistra, accusandolo di usare due pesi e due misure: “Nulla da eccepire sul garantismo – scrive – ma un tempo era la sinistra a invocare le dimissioni, a parlare di responsabilità politica, di fiducia nelle istituzioni. Ora invece la parola d’ordine è: resistere, in attesa che passi la bufera”.
L’idea che emerge è quella di una sinistra che avrebbe rinnegato i suoi principi per calcolo elettorale, mantenendo in carica il sindaco nonostante le ombre che si addensano sull’amministrazione. Un’amministrazione già scossa dalle dimissioni dell’assessore alla rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi – figura centrale nell’inchiesta – e da un clima di crescente sfiducia nelle scelte urbanistiche degli ultimi anni.
Un attacco politico da un palco inaspettato
Quello di Fedez non è il primo intervento del mondo dello spettacolo nella vita politica milanese, ma arriva in un momento particolarmente delicato, quando si moltiplicano le pressioni su Sala e sulla sua Giunta. Se il sindaco ha scelto la linea della continuità, altri – come il Movimento 5 Stelle – continuano a invocare un cambio di rotta. In questo contesto, la voce del rapper si inserisce con forza, cavalcando un malcontento che non si limita più ai soli palazzi istituzionali.
Una città spaccata tra garantismo e responsabilità politica
L’intervento di Fedez, con il suo stile diretto e provocatorio, contribuisce ad accendere ulteriormente un dibattito già infuocato. Milano, da anni simbolo di efficienza e innovazione amministrativa, si trova ora a fare i conti con una crisi di fiducia che riguarda non solo le inchieste giudiziarie, ma anche – e forse soprattutto – la trasparenza del modello di sviluppo urbano e la coerenza di chi lo governa.
Il rapper, nel ruolo di megafono della delusione popolare, chiede conto a Sala e ai suoi alleati non solo delle scelte amministrative, ma anche della tenuta etica e simbolica del loro operato. E in una città che fu epicentro di Tangentopoli, evocare le “mani pulite” senza fare i conti con la propria storia rischia davvero, come dice Fedez, di evocare più psicanalisi che buona politica.
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L’attacco di Fedez non è solo un’esternazione social, ma l’indicatore di un malessere più profondo che attraversa Milano e i suoi cittadini. In un momento in cui la fiducia verso le istituzioni è messa a dura prova, anche le voci fuori dall’arena politica acquistano un peso inedito. Il rapper, con il suo linguaggio tagliente, denuncia una distanza crescente tra il palazzo e la piazza, tra chi governa e chi osserva, deluso, le incoerenze di un sistema che predica rigore quando riguarda gli altri e cerca riparo quando tocca a sé.
La vicenda milanese, dunque, non è più soltanto una questione giudiziaria o amministrativa: è diventata un banco di prova per la credibilità della politica e dei suoi valori fondanti. E a giudicare dalle reazioni, quel banco di prova rischia di diventare un boomerang per un centrosinistra che oggi fatica a parlare il linguaggio della coerenza e della responsabilità.


















