Floridia shock: il M5S denuncia la campagna di fango orchestrata contro di lei… “Libero…” – ASURDO

Roma, 6 ottobre 2025 – La nuova bufera politica esplosa nelle ultime ore ha come protagonista Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Da due giorni il quotidiano Libero – testata di proprietà dell’editore e parlamentare di maggioranza Antonio Angelucci – ha lanciato una campagna martellante contro di lei, chiedendone addirittura le dimissioni. Il pretesto? Le parole con cui Floridia aveva definito “indegno” l’auspicio espresso da Mario Sechi in televisione di affondare le navi della Global Sumud Flotilla, missione umanitaria diretta verso Gaza e violentemente fermata dalla marina israeliana.

Il bersaglio di Libero

Secondo il M5S, si tratta dell’ennesimo attacco mediatico costruito ad arte per colpire una voce scomoda. “Libero – denunciano i pentastellati – non è nuovo a simili operazioni di fango. Si tratta di una testata che fa capo a un parlamentare della stessa maggioranza di governo, ed è chiaro l’intento politico di ogni campagna orchestrata”.

La dinamica è ormai collaudata: dopo la “dichiarazione sgradita”, scatta la macchina del fango. Editoriali, titoli a effetto e richieste corali di dimissioni. Questa volta l’obiettivo è Floridia, accusata paradossalmente non per fake news o uscite scorrette, ma per aver denunciato l’oscenità di un auspicio di morte verso civili pacifisti.

La replica del M5S: “Una farsa per zittirla”

“Dimettersi da cosa, esattamente? – chiedono i 5 Stelle – Da una Commissione di Vigilanza Rai che la maggioranza tiene paralizzata da più di un anno, impedendo di fatto ogni controllo sull’operato del servizio pubblico?”.

Per i pentastellati, l’attacco a Floridia ha un obiettivo politico chiarissimo: “liberare” il campo da un ostacolo sulla strada che conduce alla definitiva trasformazione della Rai in TeleMeloni. Una Rai ridotta a megafono governativo, dove ogni voce critica deve essere eliminata.

Il precedente: il caso Sechi

Al centro della vicenda c’è l’ormai famoso intervento televisivo di Mario Sechi, giornalista vicino al centrodestra, che in una trasmissione aveva sostenuto che sarebbe stato meglio affondare le navi della Flotilla. Una frase durissima, che ha indignato non solo Floridia ma anche ampi settori dell’opinione pubblica.

Eppure, invece di puntare il dito contro la gravità di quelle parole, il mirino mediatico si è spostato contro chi le aveva condannate. Un ribaltamento tipico di un clima politico sempre più polarizzato e intollerante verso la critica.

Il M5S: “Vogliono eliminare l’ultimo ostacolo”

Per i 5 Stelle non ci sono dubbi: “Non è una battaglia giornalistica, ma un attacco politico. Si vuole eliminare l’ultimo ostacolo sulla strada verso una Rai interamente asservita al governo. Barbara Floridia paga il prezzo di non piegarsi a questa logica e di avere il coraggio di dire la verità”.

La denuncia arriva in un momento già delicato, con il servizio pubblico accusato da più parti di squilibrio e con la Commissione di Vigilanza – organo di garanzia per eccellenza – di fatto bloccata.

Il caso Floridia non è solo l’ennesima polemica da talk show. È la spia di un sistema in cui la libertà di parola è sotto assedio, e chi osa sfidare la narrazione dominante rischia di essere travolto da campagne di stampa costruite a tavolino. La domanda resta sospesa: chi è davvero “indegno”? Chi auspica l’affondamento di navi umanitarie o chi, semplicemente, osa denunciarne la brutalità?

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Il “caso Floridia” va oltre la polemica del giorno: mette a nudo un corto circuito tra politica, editoria e servizio pubblico, dove una presidente della Vigilanza Rai viene messa nel mirino non per fake news, ma per aver stigmatizzato un auspicio di violenza. Quando una testata riconducibile a un parlamentare di maggioranza invoca le dimissioni di chi dovrebbe controllare la Rai, il tema non è il tono di una dichiarazione: è la tenuta delle garanzie democratiche.

Se la Vigilanza resta paralizzata e il dibattito si rovescia contro chi denuncia l’indegnità di “affondare le navi”, il messaggio è chiaro: non disturbate la narrazione. Difendere Barbara Floridia, in questo passaggio, non significa fare tifoseria, ma presidiare il confine minimo tra critica legittima e intimidazione politica. È lì che si misura la credibilità del servizio pubblico — e, con essa, la qualità della nostra democrazia.

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