Lo scivolone in diretta
La scena è andata in onda su La7, a Otto e Mezzo, durante l’ennesima puntata accesa sul tema Flotilla e sul ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Italo Bocchino, ex parlamentare e oggi opinionista, nel tentativo di difendere Giorgia Meloni dalle critiche, ha rilanciato la narrativa cara al centrodestra: “La Meloni è una donna del popolo”.
Lilli Gruber lo ha subito interrotto con una replica secca e inequivocabile: “Donna del popolo? È in Parlamento da vent’anni”. Una frase che ha fatto crollare in diretta il castello retorico costruito attorno alla leader di Fratelli d’Italia.
Una carriera solo politica: i dati
La biografia di Giorgia Meloni conferma la correzione della conduttrice. Eletta alla Camera dei Deputati nel 2006 a soli 29 anni, da allora non ha mai lasciato il Parlamento. Nel 2008 entra nel governo Berlusconi IV come ministra della Gioventù, incarico ricoperto fino al 2011. Nel 2012 fonda Fratelli d’Italia, di cui diventa presidente. Dal 2013 al 2022 resta deputata, fino a quando, nel 2022, vince le elezioni politiche e viene nominata presidente del Consiglio, prima donna nella storia della Repubblica.
Un percorso lineare e interamente interno alle istituzioni: nessun lavoro nel settore privato, nessuna carriera professionale al di fuori della politica. Tutto il curriculum di Meloni è costruito attraverso cariche elettive e di partito.
La propaganda del “popolo”
Eppure, nella comunicazione politica del centrodestra, Giorgia Meloni viene costantemente dipinta come una “donna del popolo”, vicina alla gente comune e alla vita quotidiana dei cittadini. L’aneddoto delle origini nel quartiere popolare della Garbatella a Roma viene continuamente richiamato, quasi a voler costruire un racconto di riscatto personale.
Ma come ha sottolineato Gruber, non basta provenire da un contesto popolare per definirsi “donna del popolo” dopo vent’anni consecutivi passati nei palazzi del potere.
Un parallelismo con Salvini
Lo stesso discorso vale per Matteo Salvini, altro leader che si definisce “uomo del popolo”. Anche lui non ha mai portato a termine un percorso universitario, né svolto un lavoro estraneo alla politica. La sua carriera inizia giovanissimo come consigliere comunale e poi europarlamentare, per arrivare fino al ruolo di ministro e vicepremier. Due figure, Meloni e Salvini, che hanno fatto della comunicazione e della costruzione di un’immagine popolare il proprio punto di forza, pur non avendo esperienze dirette nel mondo del lavoro comune.
L’opposizione che non reagisce
La correzione di Gruber ha avuto un peso politico perché ha toccato un nervo scoperto: l’opposizione raramente smonta con la stessa precisione la propaganda del centrodestra. Troppo spesso si limita a critiche generiche, senza entrare nel merito delle narrazioni che vengono ripetute dai media e che finiscono per sedimentarsi nell’opinione pubblica.
Il “disastro Bocchino” a Otto e Mezzo non è stato soltanto uno scivolone in diretta televisiva. È il sintomo di una propaganda che, se non contrastata con dati e argomenti, rischia di consolidarsi. La realtà è che Giorgia Meloni non è una “donna del popolo”, ma una professionista della politica che da vent’anni vive all’interno delle istituzioni. A ricordarlo, stavolta, non è stata l’opposizione, ma una giornalista in diretta televisiva.
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In conclusione, lo scambio a “Otto e Mezzo” non è solo una gaffe televisiva: è la collisione tra narrazione e biografia verificabile. La replica di Gruber ha ricordato che l’etichetta “donna del popolo” regge finché non incontra i fatti: vent’anni di incarichi e potere politico definiscono una professionista della politica, non una outsider. Se l’opposizione continuerà a lasciare alla stampa il compito di smontare gli slogan, la propaganda avrà gioco facile a sedimentarsi. La lezione è doppia: per chi governa, evitare miti autoassolutori; per chi contesta, rispondere con dati, coerenza e rigore. Solo così il dibattito pubblico esce dal marketing e torna al merito.



















