Se sul fronte interno i dati segnalano difficoltà per il governo, su quello internazionale emerge un quadro inedito: gli italiani si schierano in larghissima maggioranza con la Flotilla per Gaza.
Il dato principale
Il 71% degli intervistati dichiara di appoggiare la missione della Global Sumud Flotilla, che punta a rompere il blocco navale israeliano per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Una percentuale che riflette una presa di posizione netta della società italiana, ben oltre le divisioni politiche tradizionali.
La percezione del conflitto
Ancora più rilevante è il dato relativo alla guerra a Gaza: tre italiani su quattro (75%) ritengono che Israele stia compiendo un genocidio. Una definizione dura, che sottolinea la radicalizzazione della percezione pubblica di fronte alle immagini di devastazione, ai bombardamenti e al numero elevatissimo di vittime civili.
Il ruolo della politica italiana
L’appoggio diffuso alla Flotilla mette in difficoltà l’esecutivo Meloni, che ha scelto una linea di ferma vicinanza a Israele. L’ultimo appello del Presidente Sergio Mattarella agli attivisti, invitandoli a non mettere a rischio la loro incolumità, è stato accolto con rispetto istituzionale ma anche con forti critiche: diverse voci, tra cui l’inviata ONU Francesca Albanese, hanno replicato che la richiesta andrebbe rivolta a Israele perché fermi i bombardamenti e non agli attivisti umanitari.
Opinione pubblica in frattura con il governo
Mentre a livello ufficiale la politica italiana appare divisa – con il governo a sostegno di Israele e parte consistente dell’opposizione solidale con la causa palestinese – l’opinione pubblica sembra muoversi in maniera autonoma. La larga adesione alla Flotilla testimonia che il tema palestinese non è percepito come marginale, ma al contrario come una questione di diritti umani e dignità universale.
Un segnale politico
Secondo i ricercatori di Ixè, questo scollamento tra cittadini e governo potrebbe avere riflessi di lungo periodo: l’appoggio a Gaza diventa un indicatore di un’Italia che rifiuta di sentirsi spettatrice passiva e che identifica nelle iniziative della società civile – più che nella politica – la possibilità di agire concretamente.
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In conclusione, quei numeri (71% pro-Flotilla, 75% convinti che a Gaza si consumi un genocidio) trasformano Gaza da tema “estero” a questione morale nazionale. Fotografano uno scarto netto tra l’opinione pubblica e la linea del governo Meloni: mentre Palazzo Chigi insiste sull’allineamento a Israele e invita alla prudenza gli attivisti, gran parte del Paese chiede l’opposto—protezione della Flotilla, corridoi umanitari, pressioni politiche su Tel Aviv. È un segnale che può avere effetti di lungo periodo: la società civile si accredita come attore credibile, la politica rischia di restare indietro. O le istituzioni raccolgono questa domanda di diritti e di umanità (cessate il fuoco, riconoscimento della Palestina, aiuti garantiti), oppure pagheranno in fiducia e consenso un distacco che gli italiani stanno già misurando.



















