Lo sbarco a Fiumicino e il racconto a caldo
Sono atterrati a Fiumicino i quattro parlamentari italiani che erano a bordo della Global Sumud Flotilla. Visibilmente provati, hanno confermato che il pensiero “resta a Gaza e a chi non è tornato”. L’eurodeputata Benedetta Scuderi (Avs) ha parlato di una notte “tesissima” e ha anticipato che “ci sono state violazioni di cui riferiremo con calma: comunicazioni oscurate, perquisizioni invasive, ammanettamenti prolungati e trasferimenti a scaglioni, senza informazioni certe sulle destinazioni”.
Con lei sono rientrati il senatore Marco Croatti (M5S), il deputato Arturo Scotto (Pd) e l’europarlamentare Annalisa Corrado (Pd). Tutti hanno ribadito che la missione era “pacifica, disarmata e umanitaria”.
Croatti: “Non siamo privilegiati. Eravamo lì per proteggere tutti”
Parole durissime arrivano dal senatore Marco Croatti, che rovescia l’idea di un rientro sereno:
“Ora c’è rabbia, non sollievo, per essere tornato a casa. Chiedo che si faccia quanto possibile per liberare tutti gli attivisti detenuti illegalmente.”
A chi accusa i parlamentari di avere avuto corsie preferenziali, Croatti risponde così:
“Non siamo privilegiati: proprio per il nostro ruolo diplomatico eravamo su quelle navi. Volevamo far pesare la nostra carica per tenere alta l’attenzione mediatica, aprire canali diretti con la Farnesina e proteggere gli equipaggi.”
Il senatore racconta anche la dinamica del fermo:
“Siamo stati attaccati in acque internazionali da circa 20 navi militari israeliane, con armi spianate. Siamo stati schedati, spostati su furgoni differenti, in condizioni di grande incertezza. Ognuno tragga le sue conclusioni.”
E aggiunge un punto politico:
“Nelle settimane di navigazione la nostra presenza ha aiutato a mantenere riflettori e canali aperti. Poi Israele ‘si è liberato di noi’ subito: forse eravamo ingombranti. Ma gli altri attivisti sono ancora dentro: teniamo altissima l’attenzione finché non saranno rilasciati.”
Scuderi: “Siamo provati. Racconteremo tutto”
Scuderi ha confermato l’intenzione di riferire in sede istituzionale:
“Siamo un po’ provati, ma torniamo per testimoniare. Parleremo delle violazioni che abbiamo subito. Il nostro pensiero è a Gaza e a chi è rimasto.”
La cronologia che delinea coincide con quella di altre barche: alt ripetuti via radio, abbordaggi con gommoni e idranti, sequestro di telefoni, blocco elettronico delle comunicazioni, trasferimento in porto, identificazione e ordini di espulsione.
Le accuse: il nodo delle acque internazionali
Il cuore delle contestazioni dei parlamentari è giuridico: l’intercettazione a circa 70–75 miglia dalla costa – dunque fuori dalle acque territoriali – e l’uso della forza contro navi civili disarmate. Per gli attivisti ciò integra “un sequestro illegale” e “una violazione del diritto del mare e del diritto internazionale umanitario” che tutela i convogli umanitari.
Farnesina, garanzie e rimpatri
Sul piano consolare, resta in piedi la macchina dei rimpatri scaglionati per chi ha ricevuto il decreto di espulsione; persistono però decine di attivisti trattenuti in attesa di formalità aggiuntive. I parlamentari italiani chiedono al governo “tutela piena” per tutti i connazionali, accesso legale effettivo e monitoraggio continuo delle condizioni di detenzione, fino al rientro.
Cosa resta dopo l’abbordaggio
Il rientro dei quattro rappresentanti eletti non chiude la vicenda. Restano aperti:
Il fronte legale, con possibili azioni per accertare condotte illegittime in alto mare e il rispetto delle garanzie minime durante fermi, perquisizioni e trasferimenti.
Il fronte politico, con la richiesta delle opposizioni di un’informativa parlamentare dettagliata e la riproposizione di misure come embargo di armi e sospensione degli accordi militari con Israele.
Il fronte umanitario, perché i carichi di viveri e medicinali imbarcati devono arrivare “rapidamente e senza restrizioni” alla popolazione di Gaza.
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Il racconto di Scuderi e, soprattutto, le parole shock di Croatti – “rabbia, non sollievo”, “attaccati in acque internazionali”, “ci siamo andati per proteggere tutti” – riportano la discussione al punto iniziale: la legittimità di colpire navi civili disarmate, il dovere di tutela dei propri cittadini e la necessità di canali umanitari certi.
Mentre gli attivisti ancora trattenuti attendono di conoscere tempi e modalità del rientro, l’Italia si interroga su come conciliare alleanze, diritto internazionale e principi costituzionali. I quattro parlamentari rientrati hanno promesso: “Racconteremo tutto, in ogni sede”. Ora tocca alle istituzioni dare risposte all’altezza.



















