Formigli ferma la diretta e dà una lezione epica a Nordio dopo il discorso di Mattarella – IL VIDEO

La crescita del fronte del No nel referendum sulla giustizia diventa, sera dopo sera, non solo un dato politico ma un tema di lettura “di sistema”. È su questa chiave che Corrado Formigli, nel corso della trasmissione su La7, ha commentato l’andamento della campagna referendaria, legando l’aumento dei consensi contrari a un passaggio che, a suo giudizio, sta entrando sempre più nel dibattito pubblico: la percezione che la posta in gioco non sia soltanto una modifica tecnica, ma l’assetto stesso dello Stato costituzionale.

Formigli lo sintetizza in modo netto: «Perché sale il No? Perché si sta iniziando a capire che c’è in ballo la sopravvivenza dello Stato liberale per come lo hanno disegnato i nostri Padri costituenti». Una frase che non si limita a registrare una tendenza, ma la interpreta come segnale di una maturazione del confronto: secondo il giornalista, più la campagna entra nel merito, più una parte dell’opinione pubblica considera il referendum come uno snodo che riguarda equilibri e garanzie.

La crescita del No come “effetto consapevolezza”

Nella ricostruzione proposta in trasmissione, il punto non è soltanto che il No stia guadagnando terreno, ma perché lo stia facendo. Formigli attribuisce questa dinamica a una maggiore consapevolezza: il referendum, nella sua lettura, sta smettendo di essere percepito come una partita per addetti ai lavori e sta diventando comprensibile nella sua sostanza politica e istituzionale.

Il concetto che Formigli porta al centro è quello di “Stato liberale” e del disegno dei Padri costituenti: un richiamo che serve a spostare la discussione dal linguaggio delle riforme (spesso tecnico e opaco) a quello delle conseguenze sugli equilibri tra poteri e sulle garanzie.

Il cuore dell’argomentazione: separazione delle carriere e Csm “spaccato”

Nello stesso contesto, Formigli entra nel merito di alcuni punti che considera cruciali. Il ragionamento, così come viene espresso, insiste su un passaggio: la separazione delle carriere e ciò che, secondo lui, ne discenderebbe sul piano dell’architettura istituzionale.

Nella sua descrizione, la maggioranza vorrebbe “spaccare in tre il Csm”. Il riferimento non è generico: l’idea, per come viene presentata, è che la riorganizzazione comporti un effetto immediato sul funzionamento e sulla struttura complessiva del sistema di autogoverno.

Formigli collega a questo passaggio un secondo elemento, che nella sua ricostruzione diventa altrettanto centrale: l’aumento dei costi, perché “triplicare” le strutture significa, nella sua lettura, triplicarne anche il peso economico. L’argomento economico non è solo un dettaglio: viene usato come segnale dell’operazione complessiva, cioè di una trasformazione ampia che non si limiterebbe a “ritoccare” ma a ridisegnare.

Il tema del sorteggio: “puro” per i togati, “pilotato” per i laici

Un altro snodo richiamato da Formigli riguarda il meccanismo del sorteggio. Nel suo intervento la questione viene presentata con un’idea molto precisa: il sorteggio, per come viene descritto, varrebbe solo per i membri togati, mentre per i laici il percorso resterebbe legato alle scelte della politica.

Non solo: Formigli aggiunge un giudizio politico sul meccanismo, parlando di un sorteggio “pilotato” tra i “prescelti”. È un passaggio che sposta l’attenzione dal principio astratto (“sorteggio uguale imparzialità”) al modo in cui, secondo lui, la procedura potrebbe funzionare concretamente.

È qui che arriva uno dei paragoni più taglienti: Formigli sostiene che un sorteggio di questo tipo “non avverrebbe neanche in una assemblea di condominio”, un’immagine pensata per rendere immediata l’idea di una procedura ritenuta, nella sua critica, anomala o comunque non coerente con il livello di responsabilità dell’istituzione coinvolta.

“Sentenze più equilibrate”: la motivazione contestata e l’accusa di fondo

Nel ragionamento riportato, Formigli non si limita a contestare i meccanismi: contesta anche la motivazione. Secondo quanto afferma, l’argomento per cui questi cambiamenti servirebbero a ottenere “sentenze più equilibrate” viene rovesciato: nella sua lettura, l’obiettivo reale sarebbe un altro.

La tesi che propone è che “tutta la partita” si giochi su un punto politico e istituzionale molto duro: trasformare i giudici in funzionari obbedienti, ottenendo questo risultato attraverso la frammentazione e il sorteggio del Csm, cioè intervenendo su quello che definisce l’impianto voluto dai Padri costituenti.

È l’accusa più pesante, perché sposta il referendum dalla dimensione della riforma alla dimensione della tenuta democratica: l’idea, in sostanza, è che non si tratti soltanto di cambiare le regole interne, ma di incidere sul rapporto tra magistratura, politica e garanzie.

Il 22 marzo come data simbolica di uno scontro istituzionale

Nel suo intervento, Formigli richiama esplicitamente la data del voto: 22 marzo. La colloca come giorno in cui si decide “la partita”, cioè la traiettoria complessiva di questo confronto.

La data, nella narrazione proposta, assume un valore che va oltre la scadenza elettorale: diventa un momento di scelta tra due visioni. Da un lato, l’idea che la riforma riequilibri; dall’altro, l’idea che indebolisca l’assetto disegnato dalla Costituzione. Ed è proprio qui che, secondo Formigli, si spiega perché il No stia crescendo: perché una parte di elettorato starebbe iniziando a leggere il voto come un passaggio che riguarda la “sopravvivenza dello Stato liberale”.

Un intervento che alza il livello dello scontro: dal merito tecnico alla cornice costituzionale

Il punto politico, per come emerge da queste dichiarazioni, è che Formigli non descrive il referendum come un confronto “normale” su una riforma, ma come uno scontro che investe l’architettura dello Stato e il rapporto tra poteri. La parola “sopravvivenza” — usata in riferimento allo Stato liberale — è l’indicatore più evidente della postura: non una critica puntuale, ma una lettura complessiva e allarmata.

E proprio questa impostazione, nel racconto della campagna, può funzionare da moltiplicatore del No: perché trasforma un tema tecnico in una scelta percepita come identitaria e decisiva.

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Formigli lega la crescita del No a un processo: non un’ondata emotiva, ma una comprensione progressiva della posta in gioco. Secondo lui, più si chiariscono i meccanismi — separazione delle carriere, Csm riorganizzato, sorteggio — più l’opinione pubblica inizierebbe a vedere il referendum come un passaggio che tocca equilibri fondamentali.

Da qui la sua conclusione: il No sale perché si sta affermando l’idea che la consultazione non riguardi soltanto la giustizia, ma il modo stesso in cui la Repubblica è stata disegnata, e quindi — nella sua lettura — la tenuta dello Stato liberale.

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