La relatrice speciale ONU per i diritti nei Territori palestinesi invoca la responsabilità giuridica della presidente della Commissione europea. “Immunità non è impunità”. Minacce, isolamento, determinazione: “Parlerò finché avrò fiato”
Un’accusa dirompente scuote Bruxelles. In un’intervista esclusiva a The Intercept, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ha affermato che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, dovrebbe essere processata per complicità nei crimini di guerra commessi da Israele a Gaza.
“Il fatto che le due figure più importanti dell’UE continuino a mantenere i rapporti con Israele come al solito è oltremodo deplorevole. Non sono una che dice: ‘La storia li giudicherà’: dovranno essere giudicati prima di allora. E dovranno capire che l’immunità non può essere sinonimo di impunità”, ha dichiarato Albanese, riferendosi a von der Leyen e all’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas.
Come riporta lo scrittore Blogger – Giuseppe Salamone:
Un bilancio devastante: oltre 50.000 morti a Gaza
L’assalto israeliano alla Striscia di Gaza, cominciato dopo l’attacco di Hamas nell’ottobre 2023, ha provocato secondo i dati riportati oltre 50.000 vittime, distruggendo interamente la rete infrastrutturale e civile del territorio palestinese. L’ONU e la Corte Internazionale di Giustizia hanno già riconosciuto la plausibilità del crimine di genocidio e ordinato a Israele di consentire l’ingresso di aiuti umanitari.
Secondo Albanese, la prosecuzione dei rapporti politici, economici e diplomatici tra Bruxelles e Tel Aviv ha contribuito ad alimentare l’offensiva. “Tutti coloro che sono implicati e coinvolti nell’occupazione illegale, fornendole supporto, stanno favorendo e agevolando violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, e alcune di queste costituiscono reati. Ci può essere responsabilità individuale per coloro che hanno favorito o permesso tali crimini”.
Una denuncia contro von der Leyen è stata presentata alla Corte penale internazionale già nel maggio 2024, e Albanese ha anticipato un nuovo rapporto che coinvolgerà banche, aziende, università e fondi pensione per la loro eventuale complicità nelle operazioni israeliane a Gaza.
Le minacce e il clima d’odio
Da quando ha pubblicato il suo rapporto Anatomia di un genocidio, nel marzo 2024, Francesca Albanese ha raccontato di vivere sotto pressione e intimidazione costanti: “La mia sicurezza è diventata meno certa da quando ho presentato il mio rapporto. Ho ricevuto telefonate nel cuore della notte con minacce a me, ai miei familiari, ai miei figli. Certo, non posso dire di essere al sicuro al 100%… ma non mi lascerò paralizzare da queste tecniche mafiose”.
Un impegno che non accenna a diminuire. “Vengo da un posto che mi ha insegnato che la mafia uccide con il silenzio. Uccide quando la gente non reagisce. Ecco perché sono così motivata in quello che faccio. Continuerò a parlare finché non avrò più aria nei polmoni”, ha dichiarato.
Cosa scrive lo scrittore blogger Giuseppe Salamone:
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La risposta dell’Unione europea
La Commissione europea, attraverso la portavoce Gioia Franchellucci, ha replicato che “l’accordo di associazione con Israele è la base giuridica del dialogo” e che i rapporti servono anche a “esprimere le preoccupazioni europee”. Tuttavia, un documento interno trapelato nel 2024 aveva raccomandato la sospensione di tutte le relazioni politiche e militari con Israele, proprio alla luce di possibili crimini internazionali.
Intanto, anche all’interno della società civile cresce il consenso verso una revisione radicale delle relazioni UE-Israele. Francesca Albanese è diventata, suo malgrado, una delle voci più isolate ma coraggiose della diplomazia internazionale. E ora anche più visibili, grazie alla forza delle sue parole: “Non mi fermerò. Chi tace, consente”.



















