Ieri sera a In Onda si è consumato un confronto che ha fatto rumore. Da un lato il giornalista del Tempo, Roberto Arditti, che ha riproposto uno dei cavalli di battaglia del repertorio negazionista della destra filoisraeliana: “La guerra è iniziata il 7 ottobre”. Dall’altro lato, non un opinionista improvvisato, ma la relatrice ONU per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, che ha smontato in diretta la narrazione riduzionista e parziale sul conflitto israelo-palestinese.
La risposta netta: 56 anni di occupazione
Albanese ha replicato con fermezza, ricordando che non tutto comincia il 7 ottobre 2023, ma che esiste una storia lunga 56 anni di occupazione militare israeliana, di cui Gaza è stata ed è uno dei simboli più dolorosi. Ha citato i bombardamenti del 2008, del 2012, del 2014, del 2018 e del 2021, tutti episodi in cui la comunità internazionale ha parlato di crimini di guerra.
“L’esercito israeliano ha ammazzato 5.000 persone a Gaza, tra cui 1.200 bambini. È cominciato tutto il 7 ottobre lo dice lei. Ma prima c’era un’occupazione che dura da decenni, e che lei forse non ha visto”, ha sottolineato la relatrice.
Israele sotto processo
Albanese ha poi ricordato che Israele non è soltanto accusato da osservatori esterni, ma è sotto giudizio presso la Corte di Giustizia Internazionale per genocidio, mentre due dei suoi leader politici sono ricercati dalla Corte Penale Internazionale.
“Israele – ha aggiunto – è obbligato dalla Corte a smantellare le colonie, ritirare le truppe e permettere l’autodeterminazione dei palestinesi. Tutto il resto, come si dice qui in Italia, sono chiacchiere”.
Il tentativo di spostare la discussione su Hamas
Messo alle strette, Arditti ha provato a rifugiarsi in un altro mantra della propaganda filo-israeliana: “Hamas potrebbe fare un gesto che non fa”.
La risposta della relatrice ONU è stata immediata: “Non c’entra Hamas. Hamas non c’era quando l’occupazione aveva già 25 anni. Io sono la prima a criticare Hamas, ma il problema non è quello. Bisogna lasciare i palestinesi liberi di determinarsi. Bisogna spostare il focus dall’autodifesa di Israele all’autodeterminazione dei palestinesi”.
La questione diritti e dignità
Albanese ha ribadito che non si può ridurre il conflitto alla sola “sicurezza di Israele”, ignorando i diritti fondamentali di milioni di persone a vivere in pace, libertà e dignità. “Non ci può essere pace senza rispetto dei diritti di tutte e tutti. E tutto questo ai palestinesi è mancato”, ha concluso con forza.
Il botta e risposta in diretta è stato più di un semplice scambio televisivo: ha messo in luce la distanza abissale tra la propaganda che minimizza decenni di occupazione e violazioni dei diritti umani, e la realtà storica e giuridica che la comunità internazionale conosce bene.
Quello che è andato in onda è stato un momento raro di chiarezza: una lezione di storia, diritto e coraggio che ha ridimensionato, parola dopo parola, i tentativi di ridurre tutto a una narrazione comoda e superficiale.
Leggi anche

Conflitto Iran, deve intervenire il Rappresentante Luigi Di Maio – Ecco cosa sta accadendo
Nel pieno della crisi internazionale provocata dalla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, l’Europa prova a rafforzare il dialogo
VIDEO:
Lo scontro tra Francesca Albanese e Roberto Arditti non resterà una semplice parentesi televisiva: ha mostrato quanto fragile sia la propaganda che prova a ridurre il conflitto a un singolo episodio, ignorando decenni di occupazione e violazioni sistematiche del diritto internazionale. Con rigore e dati alla mano, la relatrice ONU ha ricordato che la pace non può nascere da slogan né da scorciatoie ideologiche, ma solo dal riconoscimento dei diritti negati al popolo palestinese. In un panorama mediatico spesso appiattito, la sua voce ha riportato al centro ciò che conta davvero: storia, giustizia e dignità.



















