Francesca Albanese è stata nuovamente oggetto di un attacco pubblico. Stavolta non da un politico, ma da un giornalista. Durante un confronto televisivo, la Relatrice Speciale dell’ONU per i diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati si è trovata di fronte a una raffica di domande tendenziose, accuse personali e interruzioni continue.
Facciamo chiarezza, punto per punto. Perché i cittadini hanno diritto alla verità, non alla propaganda mascherata da dibattito.
1. Il “con rispetto” che apre all’aggressione
La dinamica è purtroppo ben nota: il giornalista introduce il suo attacco con un “con rispetto”, per poi aggredire verbalmente l’interlocutrice. Non è rispetto, è una tecnica retorica che serve a neutralizzare chi pone temi scomodi. Un modo di fare che svilisce il confronto pubblico e trasforma il giornalismo in spettacolo.
2. “Hamas è un’organizzazione terroristica? Sì o no?”
La pretesa di una risposta secca a una domanda così politicizzata è, di fatto, una forzatura. Francesca Albanese non è stata nominata per pronunciarsi su Hamas. Il suo mandato, definito dalle Nazioni Unite, riguarda la documentazione delle violazioni dei diritti umani commesse da Israele, in quanto potenza occupante. Pretendere una risposta fuori mandato significa deviare il discorso dai contenuti reali del suo lavoro. Non è una questione di eludere, ma di restare fedeli al proprio incarico.
3. “Hamas ha compiuto un atto terroristico. E allora?”
Albanese ha risposto chiaramente: sì, l’attacco di Hamas del 7 ottobre è stato un atto terroristico. Ma ha subito aggiunto che un crimine non giustifica un altro. Il diritto internazionale non ammette vendette: bombardare ospedali, affamare la popolazione, uccidere civili – inclusi bambini – non può mai essere considerato una risposta legittima. La guerra non cancella le regole del diritto.
4. “Lei fa il pubblico ministero, non l’osservatore”
Altra accusa infondata. Francesca Albanese è un’esperta indipendente nominata dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU. Non lavora per Hamas, né per l’Autorità Palestinese. Non è pagata dai palestinesi. Il suo unico compito è quello di documentare le violazioni commesse dall’occupazione israeliana. Chi la accusa di parzialità, forse teme ciò che le sue prove dimostrano.
5. “In Israele si può criticare, a Gaza no”
Una falsa equivalenza. In Israele, giornalisti critici nei confronti del governo – come Alon-Lee Green o alcune firme di Haaretz – sono stati incarcerati o censurati. Nella Striscia di Gaza, nonostante il clima autoritario imposto da Hamas, esistono attivisti che hanno denunciato apertamente gli abusi del movimento islamista. Ma il vero problema è un altro: Israele è responsabile della morte di un numero record di giornalisti palestinesi. Dove la libertà manca, spesso è perché è stata annientata con le bombe.
6. “Non si può parlare di genocidio”
E invece sì, se a farlo è la Corte Internazionale di Giustizia. Il 26 gennaio 2024, la CIJ ha ritenuto plausibile l’accusa di genocidio mossa contro Israele dal Sudafrica. Il 28 marzo 2025 ha ordinato nuove misure cautelari per evitare “gravi e irreparabili danni” ai palestinesi. Parlare di genocidio non è una provocazione ideologica, ma l’applicazione del diritto internazionale.
7. “Lei urla e fa la vittima”
Durante l’intervista, Francesca Albanese non ha mai alzato la voce. È stata invece continuamente interrotta e ostacolata da Dragoni. Quando una donna chiede rispetto in un contesto pubblico e viene zittita, si innesca una dinamica di potere che conosciamo bene. Stavolta, però, è avvenuto in diretta. E c’è chi si è vergognato non per lei, ma per l’aggressore.
8. “Ha accusato il governo Meloni di complicità nel genocidio. È assurdo!”
Non è assurdo, è una possibilità giuridica concreta. La Convenzione ONU sul Genocidio, all’articolo 3, prevede che anche la complicità sia un crimine perseguibile. Se un governo fornisce armamenti a uno Stato accusato di genocidio, può essere chiamato a risponderne. Non si tratta di opinioni, ma di potenziali responsabilità penali.
9. “Israele è una democrazia, la Palestina no”
È vero: la Palestina non è una democrazia. Ma come potrebbe esserlo, sotto occupazione militare? Israele controlla i confini, le risorse idriche, i registri anagrafici, lo spazio aereo e, in larga parte, l’economia dei Territori Palestinesi. La democrazia senza sovranità è un ossimoro. Non si può giudicare un popolo occupato con i parametri di uno Stato libero.
10. “Lei non è la notizia”
Giustissimo. Ma allora perché attaccare la persona e non discutere il contenuto dei suoi report? Perché Francesca Albanese è scomoda. Le sue parole, supportate da dati e documenti ufficiali, infrangono una narrazione consolidata in Occidente. E invece di confutarla con i fatti, la si mette sotto accusa in diretta.
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Quello che abbiamo visto non è stato un confronto, ma un processo mediatico. La verità, però, non si zittisce con le urla. Francesca Albanese sta facendo il suo lavoro, nel rispetto del diritto internazionale. Le sue analisi possono piacere o meno, ma non si può negare che siano fondate su documenti, prove e norme giuridiche.
Chi vuole davvero tutelare la giustizia e i diritti umani dovrebbe ascoltare, prima di attaccare.
Fonti:
– ICJ, ordinanze 2024–2025
– OHCHR: mandato dei Relatori Speciali
– HRW, Amnesty International, Al-Haq: report su Gaza
– Convenzione ONU sul Genocidio, art. 3
– UNGA Risoluzione 67/19 – Stato di Palestina
– UNCTAD Report 2022–2024 sul controllo israeliano delle risorse palestinesi



















