MILANO – Il sindaco Giuseppe Sala avrebbe dovuto dimettersi “per il fallimento della sua Giunta, non per l’inchiesta”. A dirlo è Gaetano Pedullà, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, in un’intervista rilasciata a La Stampa. Le sue parole arrivano all’indomani dell’apertura dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti favori e scambi illeciti tra amministratori pubblici e operatori privati nel settore urbanistico. Ma per Pedullà, il vero problema non è giudiziario: è politico.
“Non siamo giustizialisti: la questione è politica, non giudiziaria”
Pedullà tiene a precisare che il M5S non intende cavalcare il tema giudiziario per motivi strumentali: “Noi non siamo un partito giustizialista e manettaro. Al contrario”. La richiesta di dimissioni per Sala, ribadisce l’eurodeputato, “non nasce oggi” e “non ha nulla a che vedere con le indagini in corso”. È piuttosto il frutto di un giudizio severo sul governo della città, che – a suo dire – ha fallito nella missione di rendere Milano più equa, accessibile e sostenibile.
“Milano non è più una città inclusiva”
“Chiediamo un passo indietro da molto tempo – spiega Pedullà – perché la città non è più inclusiva”. Secondo l’esponente del M5S, l’amministrazione Sala ha favorito un modello di sviluppo opaco, orientato più alla rendita che al benessere collettivo: “Doveva dimettersi per i mancati risultati della sua giunta, per un sistema di sviluppo della città torbido e opaco”.
Parole che puntano il dito contro una visione urbanistica fortemente orientata alla valorizzazione immobiliare e al partenariato con grandi operatori privati, con effetti negativi – secondo il M5S – sull’equilibrio sociale e ambientale del capoluogo lombardo.
Il caso “Salva Milano” e le accuse trasversali
Nel corso dell’intervista, Pedullà rilancia anche un’accusa indiretta al centrosinistra e al governo nazionale. Ricorda infatti che, senza l’opposizione del Movimento 5 Stelle, oggi il cosiddetto “Salva Milano” – un emendamento alla legge nazionale proposto nei mesi scorsi – sarebbe diventato legge. “Un progetto che serviva a sanare una quantità enorme di abusi edilizi, col sostegno dei tre partiti di governo e del Pd”, denuncia. Per il M5S si trattava di una sanatoria mascherata che avrebbe fatto passare sotto silenzio gravi irregolarità nel settore edilizio e urbanistico.
L’inchiesta su Milano: cosa sappiamo finora
Le dichiarazioni di Pedullà si inseriscono nel contesto di una delicata inchiesta coordinata dalla Procura di Milano, che ha portato alla luce una presunta rete di relazioni opache tra funzionari comunali e alcuni studi privati attivi nel campo delle trasformazioni urbanistiche. Al centro delle indagini ci sarebbero autorizzazioni sospette, accelerazioni nei processi di approvazione e possibili conflitti di interesse. Tra i nomi finiti sotto osservazione vi sarebbero anche figure di primo piano dell’amministrazione milanese, anche se al momento Sala non risulta indagato.
Il sindaco, in una recente dichiarazione, ha detto di non avere intenzione di dimettersi, ribadendo fiducia nella magistratura e affermando di voler “andare avanti” nell’interesse della città. Una posizione che, però, il M5S giudica “autoassolutoria”, accusandolo di minimizzare le responsabilità politiche della sua amministrazione.
Il dibattito si sposta sul terreno politico
Le parole di Pedullà contribuiscono a spostare il dibattito dall’ambito giudiziario a quello politico: al di là dell’esito delle indagini, il M5S punta a mettere sotto accusa un modello di governo della città che ritiene fallimentare e distante dai bisogni reali dei cittadini.
Nel panorama delle alleanze future, le dichiarazioni dell’eurodeputato segnalano una distanza crescente tra i 5 Stelle e il Partito Democratico anche a livello locale. Milano, da sempre laboratorio politico nazionale, si conferma campo di battaglia non solo giudiziario ma soprattutto ideologico, dove la sfida vera – secondo Pedullà – è tra due idee opposte di città: una a misura di rendita, l’altra a misura di cittadino.
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Le dichiarazioni di Gaetano Pedullà confermano che il caso milanese non è solo una questione giudiziaria, ma il simbolo di uno scontro più ampio sul modello di sviluppo urbano e politico. Il Movimento 5 Stelle, pur senza entrare nel merito delle responsabilità penali, chiama in causa l’intera visione amministrativa della giunta Sala, accusandola di aver tradito la promessa di una città inclusiva, sostenibile e accessibile. In gioco non c’è solo il futuro del sindaco, ma l’identità stessa di Milano: se restare vetrina di potere e rendita o diventare un laboratorio di nuova equità urbana. Una sfida che, al di là delle inchieste, chiama la politica a dare risposte concrete.



















