Alla fine è arrivata la parola definitiva della Corte Costituzionale, e con essa la fine di una delle pagine più surreali e tossiche della politica recente. La Consulta ha annullato la decadenza di Alessandra Todde da Presidente della Regione Sardegna, ristabilendo la verità dei fatti e il rispetto della volontà popolare.
Con una sentenza limpida, la Corte ha dato ragione alla Todde e torto al Consiglio regionale, che ne aveva forzato la decadenza dopo mesi di attacchi, ricorsi e insinuazioni politiche.
La motivazione è inequivocabile:
“Il collegio di garanzia elettorale regionale non ha agito in linea con lo spirito della legge.”
In altre parole: non spettava a quel collegio decidere sulla legittimità della presidenza di Todde. Una frase secca, che basta da sola a far crollare un intero castello di carte costruito da chi, incapace di accettare la sconfitta elettorale, aveva scelto la via della delegittimazione istituzionale.
Gasparri e la “decadenza sicura”: l’ennesima profezia sbagliata
Tra i protagonisti di questa battaglia politica finita nel nulla, spicca Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, che a inizio anno si era lanciato in dichiarazioni trionfali sulla stampa.
Il 5 gennaio 2025, sul quotidiano Il Tempo, Gasparri sentenziava con sicurezza:
“Violazioni non sanabili, decadenza sicura.”
Un verdetto anticipato, gridato con la consueta sicurezza da talk show, che oggi si rivela per ciò che era: una clamorosa cantonata politica.
L’“Al Pacino di Roscigno”, come qualcuno ironizza sui social, aveva trasformato un cavillo tecnico in una crociata personale, convinto di assistere alla “fine politica” della presidente sarda.
Dieci mesi dopo, la realtà si è incaricata di rispondergli: nessuna violazione, nessuna decadenza.
La presidente resta al suo posto, più forte di prima.
Un anno di fango e menzogne
Dietro la vicenda, c’è l’ennesimo tentativo della destra di ribaltare con manovre giudiziarie ciò che non è riuscita a ottenere con i voti.
Per mesi, i giornali vicini al centrodestra hanno alimentato sospetti, insinuazioni e falsità sulla legittimità della vittoria di Todde, arrivando persino a parlare di “irregolarità insanabili”.
Ma la sentenza della Consulta spazza via ogni dubbio.
Non solo conferma la piena validità del risultato elettorale, ma mette nero su bianco che la procedura di decadenza è stata viziata nella forma e nella sostanza.
In poche righe, cade l’impalcatura politica di una destra che ha preferito alimentare il fango piuttosto che riconoscere l’esito democratico delle urne.
Il tempo è galantuomo
“Il tempo è galantuomo”, si dice. E mai come in questo caso il proverbio calza a pennello.
Dopo mesi di accuse infondate e attacchi personali, Alessandra Todde esce da questa vicenda pienamente legittimata, mentre i suoi avversari restano impantanati nelle loro stesse parole.
Chi ha provato a usare le istituzioni per fini politici ne esce screditato.
Chi ha tentato di rovesciare una scelta popolare con cavilli e propaganda ha ricevuto la risposta più dura: quella del diritto e del buon senso.
Ora la Todde può tornare a occuparsi di cose serie
Archiviata la farsa, la presidente sarda può finalmente tornare a fare ciò per cui è stata eletta: governare la Sardegna.
La sentenza della Consulta non è solo una vittoria personale, ma anche un segnale per la democrazia: i voti contano più delle campagne d’odio, la giustizia più della propaganda.
E se per Gasparri e compagni questa è una sconfitta sonora, per i cittadini sardi è una buona notizia:
la loro volontà, ancora una volta, ha resistito ai tentativi di manipolazione politica.
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In conclusione, la sentenza della Corte costituzionale non chiude solo una controversia: ristabilisce una gerarchia semplice e non negoziabile — prima il voto, poi la propaganda. La decadenza di Alessandra Todde era priva di fondamento: cade il castello costruito in questi mesi, insieme alle profezie di “decadenza sicura”. Restano un monito e una responsabilità. Il monito: le istituzioni non sono armi da brandire nelle sconfitte politiche; chi ne abusa si scredita. La responsabilità: per la presidente, trasformare questa piena legittimazione in governo concreto su lavoro, sanità, insularità; per le opposizioni, tornare al confronto sui fatti, non ai cavilli. In Sardegna i veri vincitori sono i cittadini: la loro volontà democratica ha retto alla tempesta e oggi torna al centro, dove doveva stare fin dall’inizio.



















