Il Movimento 5 Stelle torna a schierarsi in difesa di Report e del suo conduttore Sigfrido Ranucci, denunciando quello che definisce un nuovo tentativo di intimidazione politica nei confronti del “giornalismo indipendente”. In una nota diffusa a Roma il 4 gennaio, gli esponenti M5S in Commissione di Vigilanza Rai parlano di un 2026 che “si apre all’insegna delle intimidazioni” e puntano il dito contro comunicati e iniziative che, a loro giudizio, avrebbero “il sapore chiarissimo della censura preventiva”.
Il contesto è quello di una nuova polemica che investe la trasmissione proprio alla vigilia di una puntata giudicata “evidentemente” scomoda, al punto da “fare paura” a chi oggi governa.
“Si alza un polverone per delegittimare il lavoro giornalistico”
Nella ricostruzione del M5S, la dinamica sarebbe ormai ricorrente: prima ancora che l’inchiesta vada in onda, si aprirebbe un fronte di attacchi per minare credibilità e legittimità del programma. I parlamentari pentastellati parlano esplicitamente di un “polverone” sollevato con l’obiettivo di:
delegittimare il lavoro giornalistico;
minacciare ispezioni;
evocare complotti e dossieraggi “senza uno straccio di prova”.
Il punto, per i 5 Stelle, è la sostituzione del merito con l’insinuazione: invece di discutere dei contenuti, si costruirebbe un clima di sospetto volto a spostare l’attenzione dal tema centrale.
Il caso Bellavia e il nodo Gasparri: “strumentale per colpire la trasmissione”
Nel comunicato, il M5S cita anche la vicenda che in queste ore alimenta la tensione attorno a Report: il riferimento a Paolo Bellavia e alle iniziative attribuite a Maurizio Gasparri, che – secondo quanto riportato – vorrebbe “denunciare (di nuovo) Ranucci”.
Per gli esponenti del Movimento, “mettere in mezzo un professionista come Bellavia” apparirebbe “strumentale” e finalizzato a un solo obiettivo: colpire la trasmissione in un momento cruciale. È un passaggio che i 5 Stelle inseriscono dentro una cornice più ampia: non singoli episodi scollegati, ma una pressione sistematica contro un programma ritenuto scomodo.
La puntata “sulle stragi” e la domanda del M5S: “Di cosa hanno paura?”
Il cuore politico della nota arriva quando il M5S lega l’attacco alla natura del tema in onda: secondo quanto affermano, Report “stasera manderà l’inchiesta sulle stragi”. E proprio qui, per i 5 Stelle, sta il punto: la reazione non sarebbe casuale, ma proporzionata alla delicatezza dell’argomento.
Da qui la domanda che mettono al centro del testo, in forma diretta: “Di cosa hanno paura?”. Il Movimento ipotizza che il timore sia l’emersione di “elementi nuovi” su una delle pagine più tragiche della storia repubblicana, citando esplicitamente le stragi di mafia.
“In un Paese normale si cerca la verità, non si scredita chi indaga”
La nota insiste su un principio: di fronte a temi di questa portata, chi ricopre ruoli istituzionali dovrebbe, secondo il M5S, essere interessato ad approfondire, non a ostacolare. Scrivono infatti che in un Paese “normale” chi siede in Parlamento dovrebbe voler conoscere “fino in fondo la verità”, non screditare “chi prova a raccontarla”.
È qui che il Movimento parla di “rovesciamento della realtà”: il problema non sarebbero i fatti, ma chi li indaga; non le zone d’ombra, ma la luce puntata su quelle zone.
Il bersaglio politico: “strategia della maggioranza guidata da Meloni”
Nel comunicato, il M5S colloca l’attacco dentro una responsabilità politica più ampia e la attribuisce a una strategia della maggioranza “guidata da Giorgia Meloni”: colpire il giornalismo indipendente quando tocca nervi scoperti.
Per sostenere questa lettura, i 5 Stelle descrivono un “metodo” che, a loro dire, si ripete:
insinuazioni;
minacce di esposti;
pressione sulle istituzioni di controllo;
tentativi di isolamento e intimidazione.
Il quadro tracciato è quello di un clima che non riguarda solo un programma, ma l’equilibrio tra informazione e potere.
Il passaggio sulla Commissione Antimafia: “rallentare, oscurare, insabbiare”
Un altro elemento politicamente sensibile è il riferimento alla Commissione Antimafia. Il M5S sostiene che l’attacco mediatico e politico a Report sarebbe funzionale anche a evitare il confronto sul merito delle inchieste “oggi anche in Commissione Antimafia”, dove — scrivono — “qualcuno sembra fare di tutto per rallentare, oscurare, insabbiare”.
È un’accusa pesante sul piano politico perché sposta la disputa dal solo perimetro televisivo alla dimensione parlamentare: non si tratterebbe soltanto di polemica contro una trasmissione, ma di un riflesso condizionato ogni volta che si affrontano nodi ritenuti scomodi.
La chiusura: “Nessuno pensi di mettere il bavaglio a Report”
Il comunicato si chiude con una frase-nettissima: “Nessuno pensi di mettere il bavaglio a Report.” E aggiunge un’ulteriore stoccata politica: “Se Gasparri o altri non vogliono che si parli della ‘pista nera’ ce ne faremo una ragione, ma il programma deve andare avanti”.
È la sintesi della posizione M5S: difesa della libertà editoriale del programma e denuncia di un clima di pressione che, secondo loro, punta a spostare il dibattito dalla sostanza delle inchieste alla delegittimazione preventiva di chi le realizza.
Cosa è successo invece poco fa:
Ranucci:
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Al di là del caso specifico, la nota del Movimento consegna un messaggio più ampio: il conflitto tra politica e informazione non si gioca solo dopo la messa in onda, ma sempre più spesso prima, attraverso una disputa sulla legittimità stessa del racconto giornalistico.
Ed è proprio su questo terreno — “censura preventiva” contro “giornalismo indipendente” — che il M5S sceglie di aprire lo scontro, rivendicando che il tema non sia la trasmissione in sé, ma il diritto del servizio pubblico a ospitare inchieste anche quando danno fastidio.


















