Un acceso confronto televisivo ha infiammato lo studio di Piazzapulita, su La7, durante l’intervento di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Intervistata da Corrado Formigli, la giurista ha ribadito con forza la propria posizione: le azioni compiute da Israele a Gaza configurano un genocidio, nonostante la narrativa dominante tenti di ridurre la questione a una semplice contabilità delle vittime.
Formigli ha fermato Albanese chiedendole se definire “genocidio” ciò che sta avvenendo nella Striscia non fosse improprio, considerando che “dal fiume Giordano al mare ci sono oggi più palestinesi che israeliani”, e quindi non si potrebbe parlare tecnicamente di sterminio. Ma la risposta della relatrice ONU è stata netta e indignata: “È un ragionamento davvero odioso quello basato sui numeri: come dire ‘non sono morti tutti, quindi non è genocidio’”.
“Anche la Shoah – ha ricordato Albanese – non è iniziata con i campi di concentramento, ma con la morte per fame e le condizioni disumane nei ghetti. Il genocidio si manifesta in tanti modi: impedire le nascite, affamare, creare condizioni di vita intollerabili, infliggere sofferenze fisiche e psichiche. Tutto questo, se fatto con l’intento di distruggere un popolo, è genocidio.”
L’appello al governo Meloni: “Sospendete subito l’accordo militare con Israele”
Nel corso dell’intervista, Francesca Albanese ha anche rivolto un appello diretto al governo italiano: “Bisogna sospendere immediatamente l’accordo di cooperazione militare con Israele”, ha dichiarato con fermezza. Si riferisce a una diffida formale già inviata all’esecutivo da dieci giuristi, che contestano la legittimità del partenariato alla luce delle violazioni del diritto internazionale.
“La Gran Bretagna ha sospeso solo 30 su circa 300 accordi, un atto più simbolico che sostanziale. L’Italia invece – ha attaccato la relatrice ONU – resta molto più sfacciata nel mantenere intatti i legami militari, nonostante la situazione sempre più drammatica nella Striscia di Gaza.”
Un libro contro “il sonno di pietra”: la missione di Albanese
Chiudendo l’intervista, Albanese ha parlato anche del suo libro “Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina” (ed. Rizzoli), che – come il titolo suggerisce – è un grido d’allarme contro l’indifferenza della comunità internazionale. “L’ho scritto per rompere questo sonno di pietra. Il genocidio palestinese non sarà l’ultimo della storia, ma potrà diventare il modello con cui si gestiranno le masse, se non ci svegliamo ora.”
Le sue parole, cariche di urgenza e dolore, sono risuonate come una denuncia non solo politica, ma anche etica: un invito a non voltarsi dall’altra parte davanti a quello che – a suo avviso – è un crimine contro l’umanità in pieno svolgimento
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La presenza di Francesca Albanese a Piazzapulita ha segnato un momento di forte rottura nel dibattito pubblico italiano sul conflitto israelo-palestinese. Le sue parole, nette e documentate, hanno avuto il peso di una denuncia internazionale, ma anche la forza di un appello umano. Chiamare “genocidio” ciò che sta accadendo a Gaza non è una provocazione, ha spiegato la relatrice ONU, ma un dovere giuridico e morale, alla luce del diritto internazionale e delle tragiche lezioni della storia.
Nel suo intervento, Albanese non ha risparmiato critiche nemmeno al governo italiano, accusato di complicità passiva per non aver sospeso gli accordi militari con Israele. Ma è soprattutto l’idea di un mondo che “dorme” – anestetizzato da dati, retoriche e distorsioni – a rappresentare per lei il pericolo più grande.
La sua è una voce scomoda, che scuote coscienze e agita le acque di un dibattito spesso irrigidito da schieramenti ideologici. Ma proprio per questo, è una voce necessaria. Perché, come ha ricordato lei stessa, se non ci svegliamo ora, questo genocidio potrebbe diventare il modello del futuro. E allora, l’indifferenza non sarà più solo colpa: sarà complicità.
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