Ghiglia sotto accusa: Le parole shock contro Report che fanno scoppiare la bufera… Assurdo!

La polemica: Ghiglia contro Report

“La puntata di Report? Per me vale quanto un episodio dei Teletubbies”.
Con questa frase, pronunciata in diretta a L’Aria che tira su La7, Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali, ha scatenato una nuova tempesta politica e mediatica.
L’ex parlamentare di Fratelli d’Italia, già al centro delle polemiche per la multa da 150mila euro inflitta a Report dall’Authority, ha rifiutato ogni ipotesi di dimissioni, definendo “infondate e strumentali” le accuse di conflitto di interessi.

“La politica deve decidersi: o questo è un Garante indipendente, o è un organo politico. Non si può andare a giorni alterni. Siamo indipendenti e non teniamo conto delle suggestioni della politica”,
ha detto Ghiglia, difendendo la propria posizione e attaccando apertamente la trasmissione di Sigfrido Ranucci.

 

L’accusa di conflitto di interessi

Al centro del caso c’è una rivelazione di Report: Ghiglia, poche ore prima che l’Authority deliberasse la sanzione contro la Rai, si era recato nella sede di Fratelli d’Italia.
Secondo quanto emerso, avrebbe incontrato Arianna Meloni, sorella della premier, insieme all’ex parlamentare Italo Bocchino.
Una circostanza che, per l’opposizione, mina la credibilità di un organo che dovrebbe essere totalmente autonomo dal potere politico.

Ghiglia ha però minimizzato l’episodio:

“Ho semplicemente salutato Arianna Meloni dopo un incontro con Bocchino per la presentazione del mio nuovo libro. Non c’è alcuna relazione con la multa a Report. E comunque, anche senza il mio voto, la sanzione sarebbe passata ugualmente.”

Il componente del Garante ha poi ricordato che “in qualsiasi organo collegiale del mondo, chi si trova in potenziale conflitto si astiene dalla votazione. È accaduto anche nel nostro caso. Nessun problema, tutto regolare”.

 

“Report manipola e scappa dal confronto”

Ghiglia non si è limitato a difendersi, ma ha rilanciato un attacco diretto alla redazione di Report:

“Da settimane chiedo un confronto con Ranucci, ma lui si nasconde dietro un format fatto di taglia e cuci. Io ci metto la faccia, lui no.”

Il componente del Garante ha poi definito “normali” le indennità e i rimborsi spese percepiti dall’Autorità:

“Abbiamo stipendi stabiliti per legge e rimborsi che coprono viaggi e pernottamenti. Tutto è controllato da magistrati della Corte dei Conti e del Tar. Se qualcosa è passato per errore dagli uffici, siamo pronti a restituirlo.”

Quanto alla multa inflitta al programma Rai, Ghiglia ha precisato che l’ammontare “è in linea con i parametri del Gdpr europeo”, spiegando che “la sanzione avrebbe potuto anche arrivare al 4% del fatturato della Rai, quindi fino a 20 milioni. Non c’è stata alcuna forzatura”.

L’onda politica: le opposizioni chiedono l’azzeramento del Garante

Le dichiarazioni di Ghiglia hanno avuto effetto esplosivo a Montecitorio.
Il leader del M5S Giuseppe Conte ha denunciato in Aula “un caso gravissimo di commistione tra potere politico e organi di garanzia”, definendo Ghiglia “il garante delle sorelle Meloni”.
Anche Elly Schlein (Pd) e Angelo Bonelli (Avs) hanno chiesto l’azzeramento immediato del Garante, annunciando una mozione comune per la riforma delle autorità indipendenti.

“Non si può tollerare che chi deve vigilare sull’uso dei dati personali partecipi a riunioni di partito. Serve trasparenza e un nuovo collegio eletto dal Parlamento in modo imparziale”,
ha dichiarato Schlein, mentre Conte ha ribadito:
“Un’istituzione non può trasformarsi nella segreteria politica di Colle Oppio.”

Il governo si smarca, ma difende Ghiglia

Da Palazzo Chigi filtra irritazione per il tono del dibattito, ma nessuna intenzione di intervenire.
La premier Giorgia Meloni ha precisato che “l’azzeramento del Garante non compete al governo, ma al collegio stesso”, e ha difeso la legittimità delle nomine fatte dal Parlamento.

Secondo fonti della maggioranza, l’attacco di Conte e Schlein è parte di una “campagna orchestrata per screditare le istituzioni e colpire Fratelli d’Italia attraverso la Rai”.

Ghiglia, da parte sua, ha confermato che non lascerà l’incarico:

“Non c’è alcun motivo per dimettermi. La mia indipendenza è un fatto, non un’opinione. E la multa a Report è perfettamente legittima.”

Libertà di stampa e conflitti di potere

L’affaire Ghiglia-Report è diventato ormai un caso politico nazionale.
Da un lato, l’opposizione parla di “attacco alla libertà d’informazione e degenerazione istituzionale”; dall’altro, il governo difende la piena autonomia del Garante.
Ma il nodo resta irrisolto: come può un organo di garanzia essere percepito come indipendente se i suoi membri vengono associati a rapporti diretti con la maggioranza di governo?

Sigfrido Ranucci, interpellato da Il Fatto Quotidiano, ha risposto con ironia:

“Se Report vale quanto i Teletubbies, allora qualcuno ha davvero paura dei cartoni animati.”

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Mentre infuria la polemica, il caso Ghiglia diventa simbolo di un tema più ampio: il confine sempre più labile tra potere politico e autorità indipendenti.
L’episodio segna l’ennesimo fronte aperto tra governo e opposizione, ma soprattutto riaccende il dibattito sulla libertà di stampa, la trasparenza istituzionale e la credibilità dello Stato.

In un Paese dove i controllori vengono percepiti come controllati, la fiducia dei cittadini è la prima a vacillare.

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