Giorgia Meloni ha mentito, beccata così dalle telecamere dopo il vertice Nato – VIDEO SHOCK

La premier cerca di coprire il caso diplomatico con una dichiarazione che non regge al confronto. Sanchez ferma le spese al 2,1%, mentre Roma firma per il 5% del PIL. Nessuna clausola di salvaguardia per l’Italia. Crescono dubbi e tensioni

– “La Spagna ha fatto come noi, il testo NATO è lo stesso”. Così Giorgia Meloni, al termine del vertice dell’Alleanza Atlantica all’Aia, ha tentato di ridimensionare la portata dell’annuncio shock del premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha dichiarato il rifiuto del tetto al 5% del PIL in spesa militare. Ma la smentita è nei fatti: Madrid ha chiarito ufficialmente che non aderirà alla soglia imposta dall’accordo, fermandosi al 2,1% e fissando un tetto massimo alla spesa per la difesa.
Meloni, invece, ha firmato integralmente l’impegno senza inserire limiti, eccezioni o clausole di bilancio. Il risultato è che l’Italia si impegna a quasi triplicare le sue spese militari, con una proiezione superiore ai 400 miliardi di euro entro il 2035.

La linea di Sanchez: sì alla NATO, no alla follia del 5%

In una dichiarazione ufficiale da Palazzo della Moncloa, Pedro Sanchez ha spiegato di aver raggiunto un’intesa con gli alleati, ma di aver fissato un limite chiaro: “Secondo le nostre forze armate, destinare il 2,1% del PIL ci permette di garantire tutte le capacità necessarie. Andare oltre è inutile e dannoso”.

Una posizione che si traduce in una piena adesione politica, ma non finanziaria, e che differenzia Madrid da Roma. “Non ha senso spendere il 5% per armamenti”, ha ribadito Sanchez. Una scelta che ha ricevuto il plauso di diversi analisti, anche sul fronte europeo, dove ben dodici Stati membri hanno chiesto l’attivazione di una clausola di salvaguardia per evitare impatti drammatici sui conti pubblici.

Roma dice no alla clausola: nessun margine per sanità, scuola o welfare

La presidente del Consiglio ha scelto la linea del rigore assoluto, escludendo qualsiasi ricorso alla clausola che consenta margini di bilancio per assorbire l’aumento delle spese militari. Una linea che isola l’Italia nel contesto europeo, e che lascia intendere futuri tagli o rimodulazioni in altri settori strategici.

Secondo fonti del Ministero dell’Economia, il governo punta a raggiungere gradualmente il 5%, ma non ha ancora presentato alcun piano operativo: nessun cronoprogramma, nessun dettaglio su coperture, nessuna indicazione su possibili compensazioni. Un vuoto di trasparenza che alimenta l’incertezza e l’inquietudine.

L’Italia firma un impegno pieno. Ma a quale prezzo?

Per rispettare l’accordo, l’Italia dovrebbe aumentare la spesa militare di oltre 70 miliardi l’anno, portandola a più di 100 miliardi annui entro il 2035. Un salto enorme rispetto agli attuali 32-35 miliardi, che pone interrogativi pesanti sulla sostenibilità economica e sociale della manovra.

E mentre Meloni sostiene che “il testo è uguale per tutti”, la realtà è che non tutti i governi lo applicheranno allo stesso modo. Il documento conclusivo del vertice NATO ha valore politico, non vincolante. Sta a ciascun Paese decidere quanto spendere, quando e come. L’Italia, al momento, è tra i pochi ad aver detto sì senza condizioni.

La posta europea: rigore in cambio di influenza

Dietro la scelta della premier si intravede una strategia più ampia. Il governo vuole dimostrarsi affidabile agli occhi di Washington e Bruxelles, puntando a un ruolo di rilievo nella futura Commissione europea. Firmare per primi, e senza clausole, significa offrire garanzie, ma anche accettare un rischio politico interno altissimo: quello di dover tagliare su tutto il resto per finanziare l’impegno NATO.

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La frase “la Spagna ha fatto come noi” non regge. Madrid ha limitato la spesa, ha tutelato il bilancio, ha informato i cittadini. Roma ha fatto il contrario. Dietro l’apparente unità dell’Alleanza, emerge una profonda divergenza nelle scelte strategiche. E se l’Italia non spiega al più presto come intende finanziare il riarmo, la credibilità del governo rischia di vacillare sotto il peso delle sue stesse promesse.
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