“Mi hanno tirato due schiaffi davanti a mia moglie e a mio figlio di sei mesi”. La vittima racconta l’incubo: “Mi hanno intimato di togliermi la felpa di Azione Antifascista”. Cresce l’indignazione: “È l’ennesima aggressione di matrice fascista”
ROMA — È accaduto un fatto gravissimo nel pomeriggio di ieri davanti al teatro Brancaccio, nel cuore di Roma.
Il giornalista e divulgatore Alessandro Sahebi è stato aggredito fisicamente e verbalmente da tre neofascisti, mentre si trovava in compagnia della compagna Francesca e del figlio di sei mesi.
Il motivo? Indossava una felpa antifascista, con il simbolo di Azione Antifascista, movimento storico nato per contrastare ogni forma di ideologia neofascista e razzista.
L’aggressione: “Togliti quella felpa o la giri al contrario”
Secondo la ricostruzione di Sahebi, riportata in un video diffuso online e in varie testate, l’aggressione è avvenuta in pochi istanti.
Il giornalista stava scattando alcune foto alla compagna e al figlio davanti al teatro quando tre uomini si sono avvicinati con tono minaccioso:
“Mi hanno detto che dovevo togliermi la felpa o capovolgerla, in modo che la bandiera antifascista non fosse visibile”, ha raccontato Sahebi.
“Poi mi hanno tirato prima un ceffone, poi un altro, che mi ha fatto saltare l’orecchino.”
L’aggressione è avvenuta sotto gli occhi della sua famiglia.
“Per me non sono stati i due schiaffi il problema — spiega — ma il fatto che sia accaduto davanti alla mia compagna e a mio figlio. È stato umiliante e spaventoso.”
Dopo l’episodio, i tre aggressori si sarebbero allontanati rapidamente. Sahebi ha annunciato di voler sporgere denuncia e ha chiesto pubblicamente che venga fatta chiarezza sull’identità dei responsabili.
Un nuovo caso di violenza politica: “La matrice è fascista”
Il caso ha suscitato immediatamente indignazione e solidarietà da parte di colleghi, associazioni e rappresentanti politici.
In molti hanno sottolineato come l’episodio si inserisca in un clima di crescente intolleranza politica e aggressività neofascista.
“Chissà, secondo Meloni e la destra-destra, qual è la ‘matrice’ di questa ennesima aggressione. Le do un indizio: fascista”, ha scritto un collega sui social, commentando il video dell’accaduto.
L’episodio riporta l’attenzione sul clima di impunità e sulla normalizzazione di simboli e linguaggi neofascisti, che — denunciano diverse organizzazioni — si sta diffondendo in tutto il Paese, spesso con atteggiamenti di tolleranza o silenzio da parte delle istituzioni.
Solidarietà e richieste di condanna unanime
Dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) a numerosi cronisti e redazioni indipendenti, è arrivata una valanga di messaggi di solidarietà.
“Un attacco ignobile contro un giornalista e contro un simbolo di libertà come l’antifascismo”, scrivono in una nota colleghi e attivisti.
Anche diverse voci del mondo politico e culturale chiedono una condanna trasversale:
“Aspettiamo con ansia che la politica TUTTA condanni questa violenza. Non solo quella che le fa comodo.”
Un segnale inquietante
L’aggressione ad Alessandro Sahebi non è un caso isolato. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli episodi di intimidazioni, pestaggi e minacce legati a simboli antifascisti o all’attività giornalistica di denuncia.
Questo ennesimo episodio conferma — dicono i sindacati dei giornalisti — “un clima pericoloso, in cui basta indossare un simbolo antifascista per diventare un bersaglio”.
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VIDEO:
Il video e la testimonianza di Alessandro Sahebi colpiscono per la loro cruda semplicità: una felpa, una famiglia, tre aggressori.
Ma dietro questa scena c’è un problema politico e culturale più profondo, che riguarda la libertà d’espressione, la memoria storica e la difesa dei valori democratici.
La speranza è che la condanna sia unanime, e che nessuno — da destra a sinistra — si giri dall’altra parte.
Perché ieri a Roma non è stato colpito solo un giornalista: è stato colpito l’antifascismo stesso.




















