Giornalisti RAI vogliono bloccare tutto contro Petrecca, ecco cosa sta accadendo – ULTIM’ORA

Prima la figuraccia in mondovisione, poi il silenzio dell’azienda, adesso la minaccia più pesante: la protesta dei giornalisti. Il caso della telecronaca Rai della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Milano-Cortina non resta confinato al dibattito politico, ma esplode dentro Viale Mazzini. Nella redazione di RaiSport monta l’ipotesi di uno sciopero a fine Giochi, mentre si moltiplicano le prese di distanza e il malumore verso la direzione.

Il punto non è più soltanto l’errore in diretta. Per molti professionisti diventa la gestione successiva: l’assenza – denunciano – di una risposta chiara, di un’assunzione di responsabilità, di una tutela del lavoro giornalistico. Quando una redazione arriva a discutere di fermare le firme o di incrociare le braccia, significa che la frattura non è episodica ma strutturale.

La rabbia interna: “così si colpisce la credibilità di tutti”

Nelle ore successive alla cerimonia, raccontano fonti interne, tra i giornalisti prevale una sensazione precisa: pagano tutti per errori che non sono di tutti. Il timore è che l’immagine di inadeguatezza ricada sull’intero corpo redazionale, anche su chi da anni segue eventi internazionali con competenza e riconoscimenti.

Il rischio reputazionale, in altre parole, non è solo esterno – verso il pubblico e la stampa straniera – ma anche interno: mina la fiducia dei professionisti nella catena delle decisioni editoriali. Da qui la parola che inizia a circolare con insistenza: sciopero.

Dal malcontento alla politica: entra in campo Barbara Floridia

Su questo terreno già incandescente si inserisce l’intervento della presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia (M5S), che alza immediatamente il livello dello scontro. Per la senatrice, ciò che è avvenuto durante la telecronaca non è un inciampo casuale, ma l’effetto di un metodo.

“Telemeloni è tutt’altro che meritocratica. E questi sono i risultati: gaffe veramente eclatanti, un’inadeguatezza manifesta davanti a tutto il mondo”, afferma.

Floridia prova a spostare il baricentro: non la responsabilità del singolo, ma il sistema delle nomine, delle protezioni, delle fedeltà.

“Non è Petrecca il punto, ma il prestigio del servizio pubblico”

La presidente della Vigilanza insiste su una distinzione che considera decisiva. “Il tema non è tanto il destino di Petrecca, quanto la reputazione e il prestigio del servizio pubblico”. Tradotto: la vicenda supera la persona e diventa una questione di missione istituzionale.

Se la Rai inciampa proprio nell’evento più osservato del quadriennio, sostiene Floridia, allora bisogna chiedersi chi sceglie, con quali criteri e con quale visione editoriale.

Il “circuito dei tutelati” e chi resta fuori

C’è poi un passaggio destinato a pesare nel dibattito politico. Secondo Floridia, “è innegabile che chi fa parte del loro circuito venga tutelato mentre altri sono stati fatti fuori”. L’accusa è netta: vicinanza politica prima del merito.

È un’affermazione che, messa accanto alla protesta della redazione, diventa benzina. Perché suggerisce che il malessere interno non nasca solo da una gaffe, ma da anni di percezioni di disparità.

 

La Vigilanza bloccata: “illiberali sono loro”

Alle accuse di usare la Rai come terreno di battaglia, Floridia risponde rilanciando: “Illiberali sono lei e la sua maggioranza”. E porta come esempio la Commissione che presiede, definita “bloccata da oltre un anno”.

In questa lettura, l’assenza di controlli e contrappesi avrebbe favorito proprio situazioni come quella esplosa con la telecronaca olimpica.

L’attacco finale: priorità sbagliate

Nell’intervista, Floridia colpisce anche il piano politico generale. Ricorda la rapidità con cui la premier è intervenuta sul caso del comico ritiratosi da Sanremo, contrapponendola ai tempi – a suo dire più lenti – su altre emergenze nazionali.

“Mi verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere davanti a una presidente del Consiglio che non sa più come distrarre i cittadini dai problemi che non risolve”, conclude.

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Conclusione: la partita ora è dentro la Rai

La vera novità, però, è un’altra. Non sono solo le opposizioni ad attaccare. È la redazione che minaccia lo sciopero. E quando la protesta parte dall’interno del servizio pubblico, diventa più difficile liquidarla come polemica politica.

Il caso Petrecca rischia così di trasformarsi da incidente mediatico in crisi di fiducia. Non più soltanto tra governo e opposizione, ma tra i giornalisti e la loro azienda. E in mezzo c’è la domanda più delicata: quale Rai vuole essere, oggi, il servizio pubblico italiano?

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