Giornata shock alla Camera – Ecco cos accadrà oggi contro il Governo – TUTTI I RETROSCENA

Gaza, la mozione Schlein-Conte-Fratoianni: stop alla cooperazione militare con Israele

ROMA – In un’Aula tesa e politicamente carica, la Camera dei Deputati ha avviato lunedì 14 luglio la discussione su una mozione presentata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. La proposta, firmata da Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, mira a un cambio radicale nella politica estera italiana, chiedendo l’interruzione della cooperazione militare con Israele in risposta alle gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario nella Striscia di Gaza.

Tre gli impegni richiesti al governo: il primo è “avviare immediatamente il procedimento di denuncia formale del Memorandum d’intesa del 2005” che regola i rapporti di difesa tra Italia e Israele. Il secondo è “sospendere con urgenza tutti gli accordi di attuazione del Memorandum”, e il terzo “bloccare qualsiasi forma di cooperazione militare, inclusi forniture e acquisti di armamenti, trasferimenti tecnologici – anche indiretti – e programmi di addestramento, finché permangano gravi violazioni da parte di Israele”.

La mozione contesta apertamente l’attuale politica del premier israeliano Netanyahu, definita “spregiudicata” e “pericolosa per la stabilità regionale”, soprattutto alla luce del conflitto in corso con l’Iran. Le opposizioni chiedono un segnale forte dall’Italia, in linea con i principi del diritto internazionale. Ma la maggioranza – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – ha già fatto capire che non ci saranno aperture su questo fronte.

Salario minimo, le opposizioni rilanciano la battaglia contro il lavoro povero

Parallelamente, la Camera ha avviato l’esame di un’altra mozione unitaria Pd-M5s-Avs, questa volta centrata sul contrasto al lavoro povero e sulla necessità di introdurre un salario minimo. Il documento, a prima firma di Arturo Scotto, Valentina Barzotti e Franco Mari, chiede al governo di adottare “ogni iniziativa utile, anche normativa”, per garantire a tutti i lavoratori un trattamento economico almeno pari a quello previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle sigle sindacali più rappresentative.

Non si tratta solo di una misura economica, ma di una battaglia politica e sociale: “Non possiamo accettare che nel 2025 milioni di italiani lavorino a 4 o 5 euro l’ora”, ha dichiarato in Aula Barzotti, sottolineando l’urgenza di intervenire su un fenomeno che colpisce soprattutto giovani, donne e lavoratori precari del Mezzogiorno.

Il governo Meloni, tuttavia, ha già più volte ribadito la propria contrarietà a una legge sul salario minimo, ritenendola “superflua” rispetto alla contrattazione collettiva. E anche questa volta, la mozione delle opposizioni rischia di essere respinta, nonostante il crescente consenso popolare sul tema e il pressing dell’opposizione.

Vitalizi, attesa per la sentenza della Camera: in bilico la delibera Fico del 2018

In parallelo alle due importanti mozioni, cresce l’attesa per una terza vicenda che potrebbe avere un impatto significativo sulla percezione dell’opinione pubblica verso la politica e le istituzioni: la sentenza del Collegio d’appello di Montecitorio sui vitalizi degli ex deputati. Giovedì 17 luglio il collegio si pronuncerà sul ricorso presentato da oltre 1.300 ex parlamentari che chiedono l’annullamento della delibera del 2018 voluta da Roberto Fico, allora presidente della Camera.

La delibera prevedeva il ricalcolo in senso contributivo dei vitalizi, con tagli fino al 90%. Il Collegio d’appello – composto da cinque deputati-avvocati, uno per ogni grande gruppo parlamentare – ha funzione giurisdizionale autonoma e si basa sul principio di autodichia del Parlamento. La decisione potrebbe ristabilire i vecchi trattamenti pensionistici per centinaia di ex parlamentari, con ricadute significative sul bilancio della Camera.

I protagonisti del ricorso: tra politica e volti noti

Tra i ricorrenti figurano numerosi nomi noti della politica italiana, provenienti da epoche e schieramenti diversi. L’elenco comprende, tra gli altri, Angelino Alfano, Gianni Alemanno (oggi detenuto), Italo Bocchino, Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino, Claudio Scajola, Fabrizio Cicchitto, Claudio Martelli, Margherita Boniver, Giovanna Melandri, Mario Landolfi e l’ex pornostar Ilona Staller (Cicciolina). A loro si affiancano anche figure simboliche della società italiana come l’olimpionica Manuela Di Centa, l’ex magistrata Tiziana Maiolo e il leader del Sessantotto Mario Capanna.

La loro richiesta è che venga riconosciuta la “legittima aspettativa” al trattamento previdenziale pre-riforma, come già accaduto al Senato nel 2023, dove il Consiglio di garanzia ha annullato una delibera analoga. L’Associazione degli ex parlamentari denuncia una “disparità di trattamento” e respinge le accuse di voler ripristinare un privilegio, parlando invece di diritti acquisiti.

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Politica e simboli: una Camera sotto pressione

Le tre vicende – la mozione su Gaza, quella sul salario minimo e la decisione sui vitalizi – convergono simbolicamente in un unico, complesso momento politico. Da un lato, l’opposizione cerca di imporre all’agenda temi eticamente e socialmente forti; dall’altro, il governo e la maggioranza si trovano sotto pressione per mantenere coerenza e controllo in una fase delicata per l’immagine delle istituzioni.

Il voto sulle mozioni è atteso nei prossimi giorni, mentre giovedì sarà il momento della verità sul fronte dei vitalizi. Qualunque sia l’esito, la Camera si trova a dover gestire contemporaneamente la pressione dell’opinione pubblica, le aspettative di trasparenza e giustizia sociale, e il peso di scelte che segneranno la politica italiana ben oltre questa legislatura.

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