Momento di tensione a Rete 4: dal pubblico arriva un intervento durissimo contro il deputato di Fratelli d’Italia. “In Italia i giornalisti hanno paura, e la colpa è della destra al potere”
Scena inaspettata ieri sera durante la puntata di Dritto e Rovescio, il talk di Paolo Del Debbio su Rete 4, quando un cittadino del pubblico ha preso la parola per intervenire in diretta.
Il suo intervento, breve ma incisivo, è diventato subito virale: un atto d’accusa frontale contro Giovanni Donzelli, esponente di Fratelli d’Italia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, presente in studio.
Il tema era quello più caldo del momento: l’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e il clima di tensione sulla libertà di stampa in Italia.
“Noi non c’eravamo, Ranucci non poteva andarci perché la scorta gli ha detto che era pericoloso”
Il cittadino, con tono pacato ma determinato, ha ricordato la manifestazione spontanea di solidarietà davanti alla sede RAI di viale Mazzini, organizzata il giorno dopo l’attentato alla macchina di Ranucci:
“Quella manifestazione in cui si credeva, noi non ci siamo potuti andare, e nemmeno Sigfrido Ranucci ci è potuto andare. Perché la scorta gli ha detto che era troppo pericoloso”.
Parole che hanno gelato lo studio. Poi, la denuncia più dura:
“In quella manifestazione c’erano decine di giornalisti, venuti per solidarietà, che ci dicevano di avere paura. Paura a fare i giornalisti oggi, in Italia. Paura perché chi cerca la verità rischia di essere sommerso da cause milionarie, come succede a Ranucci”.
“Ce lo dicono i rapporti internazionali: siamo il peggior Paese d’Europa occidentale per libertà di stampa”
L’intervento si è trasformato in una requisitoria documentata contro lo stato della libertà di informazione nel Paese:
“Questa roba ce la dicono rapporti continui di enti indipendenti, che ci ricordano che l’Italia è il Paese dell’Europa occidentale peggiore in termini di libertà di stampa. Ce lo dicono tutti, da Reporter senza frontiere alla Federazione internazionale dei giornalisti”.
L’uomo ha poi posto la domanda che ha lasciato Donzelli senza replica per alcuni secondi:
“E di chi è la colpa? Perché siamo arrivati a questo punto? La colpa è della destra e dell’estrema destra, che usano una narrativa di odio e delegittimazione verso chi fa il proprio mestiere. Quando al potere c’è la destra radicale, le cose peggiorano. E oggi, in Italia, è peggio di qualche anno fa”.
Donzelli in difficoltà, Del Debbio prova a stemperare
Lo studio è rimasto in silenzio per alcuni secondi. Donzelli ha tentato una replica parlando di “strumentalizzazione politica” del caso Ranucci, ma la sua risposta è stata accolta da mormorii e applausi ironici dal pubblico.
Del Debbio, visibilmente imbarazzato, ha provato a spostare la discussione su temi più generali, ma l’atmosfera era ormai incandescente.
Il momento ha cristallizzato in pochi secondi il divario tra il racconto ufficiale del governo — secondo cui in Italia “si respira un’aria di libertà maggiore”, come ha detto di recente Ignazio La Russa — e la percezione diffusa tra giornalisti, operatori e cittadini, che parlano invece di un clima di paura e intimidazione.
Il contesto: l’attentato a Ranucci e la piazza per la libertà di stampa
L’intervento del cittadino arriva a pochi giorni dall’attentato contro l’auto del giornalista di Report, episodio che ha scosso l’opinione pubblica e riaperto il dibattito sulla sicurezza dei cronisti e sul clima politico nei confronti della stampa d’inchiesta.
La manifestazione spontanea davanti alla RAI, a cui hanno partecipato centinaia di giornalisti e cittadini, è diventata un simbolo di resistenza civile. Proprio in quella piazza, molti colleghi di Ranucci avevano raccontato il timore crescente di subire querele temerarie, minacce, o attacchi personali via social da parte di esponenti politici.
“Una verità che brucia”
L’intervento dal pubblico a Dritto e Rovescio ha colpito per la sua forza semplice: nessun discorso preparato, nessun slogan. Solo la voce di un cittadino qualunque, che ha ricordato in diretta a un esponente del governo cosa significhi, concretamente, vivere in un Paese dove chi cerca la verità può diventare un bersaglio.
Mentre in studio calava il silenzio, sui social l’episodio cominciava a circolare ovunque: clip condivise, commenti, hashtag.
Molti hanno parlato di “lezione di civiltà”, altri di “una voce che ha detto ciò che i giornalisti non possono dire nei talk”.
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In pochi minuti, un cittadino ha messo in crisi la narrativa dominante sullo stato della libertà in Italia.
Ha ricordato che la libertà non si misura a parole, ma nei fatti: nelle redazioni che resistono, nelle querele che soffocano, nelle scorte che impediscono a un giornalista di andare in piazza.
A Dritto e Rovescio, nel cuore della televisione amica del governo, è arrivata una verità che brucia: quella di un Paese in cui la libertà di stampa esiste ancora, ma sempre più sotto scorta.



















