Giovanna Fusani incalza nuovamente Giorgia Meloni nella conferenza dopo un anno – Video

La domanda è semplice, diretta, difficilmente eludibile: “Stiamo ripetendo le stesse cose, ma quando pensa di farle? Le tasse stanno aumentando.”
È su questo punto che la giornalista Giovanna Fusani incalza la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, portando il confronto fuori dal terreno degli slogan e dentro quello dei fatti concreti.

La risposta della premier, però, non entra nel merito:

“Sulle tasse che aumentano! Ma per tutti gli altri le tasse non aumentano, perché io sono una persona seria. Perché io sono una persona seria.”

Una replica che non chiarisce quali tasse, quando e per chi, ma che punta a smentire l’assunto affidandosi a un argomento di principio: la propria serietà personale. Il problema è che, nel frattempo, gli aumenti ci sono e sono già stati messi nero su bianco in provvedimenti, manovre e scelte fiscali che incidono direttamente sulla vita quotidiana.

Gli aumenti fiscali e parafiscali che pesano su cittadini e imprese

Negare l’aumento delle tasse in senso stretto è una strategia semantica. Ma nella realtà economica ciò che conta è l’effetto finale sul portafoglio. Ed è qui che la narrazione governativa entra in crisi.

IRAP e imprese

Nelle ipotesi e nei capitoli legati alla Manovra 2026, si parla di ritocchi all’IRAP, che colpiscono il sistema produttivo e, indirettamente, il lavoro. Anche quando l’aumento non è generalizzato, basta intervenire su alcune categorie o territori perché l’impatto si traduca in costi maggiori e minore capacità di investimento.

RC auto

Nel 2026 sono previsti aumenti dei premi assicurativi RC auto per centinaia di migliaia di automobilisti. Formalmente non è una “tassa”, ma è una spesa obbligatoria per legge. Per il cittadino la distinzione è irrilevante: paga di più, senza possibilità di scelta.

Carburanti e accise

L’effetto delle accise sui carburanti è evidente: il gasolio arriva a superare la benzina. Anche qui, tecnicamente non si parla di nuove imposte, ma di un meccanismo fiscale che incide direttamente sul costo di trasporti, beni e servizi. È un aumento diffuso e regressivo, che colpisce soprattutto chi non può fare a meno dell’auto.

Sigarette

Nel 2026 è previsto un aumento del prezzo delle sigarette, fino a 15 centesimi a pacchetto. È una tassa indiretta a tutti gli effetti, che lo Stato incassa immediatamente e che viene pagata dai consumatori.

Tobin tax

La Tobin tax raddoppia dal 1° gennaio 2026. Un’imposta che incide sulle transazioni finanziarie e che, in ultima analisi, ha effetti su risparmiatori, investitori e sul costo del credito.

Acquisti online

Arriva anche una tassa fissa di 2 euro sui pacchi acquistati online. Una misura che colpisce in modo trasversale famiglie e consumatori, aumentando il costo di beni di uso quotidiano.

La linea del governo: non chiamarle tasse

Di fronte a questo quadro, la strategia della presidente del Consiglio è chiara: non riconoscere l’aumento complessivo, sostenendo che “le tasse non aumentano”. Ma questa affermazione regge solo se si restringe il campo alle imposte tradizionali e si ignorano:

accise,

balzelli settoriali,

aumenti obbligatori di costi imposti per legge,

nuove voci di prelievo indiretto.


È una distinzione tecnica che può funzionare nei documenti ufficiali, ma che non regge nella percezione reale di chi paga.

Perché la risposta di Meloni non convince

La frase “io sono una persona seria” non risponde alla domanda centrale: le tasse e i costi obbligatori stanno aumentando oppure no?
E soprattutto: quando il governo intende intervenire per ridurli davvero?

La domanda di Fusani “quando pensa di farle?” resta senza risposta. Non c’è una data, non c’è una misura concreta, non c’è una spiegazione dettagliata. C’è solo una smentita politica che entra in collisione con i numeri e con gli effetti delle scelte già adottate.

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Il punto non è stabilire se ogni singolo aumento possa essere tecnicamente definito “tassa”. Il punto è che il carico complessivo su cittadini e imprese cresce, e negarlo rischia di ampliare la distanza tra il racconto del governo e la realtà vissuta.

La domanda “le tasse stanno aumentando?” non è propaganda: è una richiesta di verità. E finché la risposta sarà affidata a una dichiarazione di principio anziché a fatti verificabili, quella domanda continuerà a tornare. E a mettere in difficoltà chi governa.

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