Si accende lo scontro politico sull’immigrazione tra Giuseppe Conte e il governo guidato da Giorgia Meloni. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha contestato duramente la linea dell’esecutivo nei confronti della Spagna, accusando la maggioranza di utilizzare l’emergenza migratoria a fini propagandistici per nascondere i risultati ottenuti dall’Italia negli ultimi anni.
Durante un punto stampa all’esterno di Montecitorio, Conte ha parlato apertamente di “operazioni di sciacallaggio”, sostenendo che la posizione assunta dal governo italiano sarebbe condizionata dalla competizione politica con Roberto Vannacci e dalla necessità di inseguire le parole d’ordine più radicali sul tema dell’immigrazione.
L’attacco di Conte: “La psicosi Vannacci spinge il governo allo sciacallaggio”
Il leader del Movimento 5 Stelle ha collegato le recenti iniziative dell’esecutivo alla crescente pressione politica esercitata da Vannacci.
«La psicosi Vannacci spinge il governo italiano a operazioni di sciacallaggio», ha dichiarato Conte.
Secondo l’ex presidente del Consiglio, la maggioranza starebbe cercando di mostrare una linea particolarmente dura nei confronti dei flussi migratori per evitare di perdere terreno nel proprio elettorato. Una strategia che, nella ricostruzione del leader pentastellato, avrebbe portato il governo ad attaccare la Spagna e a evocare misure eccezionali senza chiarire quale sarebbe il reale pericolo per l’Italia.
Le critiche alla possibile chiusura delle frontiere
Conte ha contestato l’ipotesi di una chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna, chiedendo pubblicamente quale sarebbe la minaccia concreta che giustificherebbe un simile intervento.
«Che cosa significa chiudere le nostre frontiere marittime e aeree con la Spagna? Qual è il rischio?», ha domandato.
Il presidente del M5S ha quindi richiamato la situazione di Ceuta, territorio spagnolo situato sulla costa africana e interessato da una forte pressione migratoria. Conte ha parlato di una crisi che coinvolgerebbe tra le 50mila e le 60mila persone, sottolineando però che circa 40mila sarebbero già state rimpatriate in un periodo compreso tra le 24 e le 48 ore.
Il confronto con la situazione italiana diventa così il punto centrale dell’attacco politico.
“La Spagna rimpatria, l’Italia cosa ha fatto?”
Conte ha utilizzato i dati relativi alla gestione spagnola per accusare il governo Meloni di non aver ottenuto risultati sufficienti sul fronte dei rimpatri.
«La Spagna ha una crisi, stiamo parlando di Ceuta su territorio africano, 50-60mila persone, ma già 40mila rimpatriate in poco meno di 24-48 ore», ha affermato.
Subito dopo ha rivolto una serie di domande all’esecutivo italiano:
«E invece il nostro governo che cosa ha fatto con i rimpatri? Cosa ha fatto con gli sbarchi?».
Per Conte, la distanza tra la propaganda e i risultati concreti sarebbe ormai evidente. Il governo avrebbe costruito gran parte della propria narrazione politica sulla promessa di fermare le partenze e aumentare i rimpatri, ma i numeri citati dal leader del M5S racconterebbero una realtà molto diversa.
Il dato sui 326mila sbarchi
Nel suo intervento, Conte ha indicato in 326mila il numero degli sbarchi avvenuti da quando Giorgia Meloni è alla guida del governo.
«326.000 sbarchi da quando loro governano, da quando governa Meloni», ha dichiarato.
Il dato viene utilizzato per ribaltare contro la maggioranza le promesse fatte durante la campagna elettorale. Fratelli d’Italia e i suoi alleati avevano infatti puntato con forza sul contrasto all’immigrazione irregolare, annunciando una riduzione significativa degli arrivi e una maggiore capacità di controllo delle frontiere.
Secondo Conte, invece, l’Italia sarebbe diventata durante il governo Meloni un punto di ingresso particolarmente vulnerabile per l’intera Unione europea.
“Con Meloni siamo stati il colabrodo d’Europa”
Il passaggio più duro dell’intervento riguarda proprio il giudizio complessivo sulla politica migratoria dell’esecutivo.
«Col governo di Meloni siamo stati il colabrodo per l’ingresso in Europa dei migranti irregolari», ha affermato Conte.
L’espressione scelta dal leader del Movimento 5 Stelle mira a colpire direttamente la credibilità del governo sul terreno che la destra ha sempre considerato uno dei propri punti di forza.
Per Conte, l’Italia non avrebbe soltanto fallito nel contenere gli sbarchi, ma avrebbe contribuito a trasformare il Mediterraneo centrale in una delle principali porte d’accesso irregolare verso l’Europa.
Il nodo dei rimpatri
Il presidente del M5S ha insistito anche sulla quantità dei rimpatri effettuati dalle autorità italiane.
«E quanti rimpatri ci sono stati? Modestissimi», ha osservato.
La critica si concentra quindi sulla distanza tra gli annunci e la capacità effettiva di riportare nei Paesi di provenienza le persone prive dei requisiti per rimanere sul territorio nazionale.
Secondo Conte, il governo avrebbe utilizzato un linguaggio particolarmente duro senza riuscire a costruire accordi, procedure e strumenti adeguati per rendere realmente efficaci i rimpatri.
La questione rappresenta uno dei nodi storicamente più complessi delle politiche migratorie: l’espulsione disposta dalle autorità italiane non coincide infatti automaticamente con il rimpatrio, che richiede l’identificazione della persona, la collaborazione del Paese d’origine e la disponibilità di accordi diplomatici e operativi.
L’attacco alla Spagna e la sospensione di Schengen
Conte ha inoltre criticato la possibilità, rivendicata dal governo, di sospendere le regole di Schengen in risposta alla crisi spagnola.
«Attacca la Spagna addirittura rivendicando la sospensione di Schengen», ha dichiarato.
Il leader pentastellato considera questa posizione sproporzionata e contraddittoria. A suo giudizio, il governo starebbe utilizzando la crisi di Ceuta per costruire un nuovo allarme, pur non avendo dimostrato maggiore efficacia nella gestione delle pressioni migratorie che hanno interessato direttamente l’Italia.
La sospensione di Schengen, anche se temporanea, avrebbe conseguenze rilevanti sulla libertà di circolazione e sui controlli alle frontiere interne. Proprio per questo Conte chiede quale sarebbe il rischio concreto che giustificherebbe una misura di tale portata.
Il precedente di Lampedusa nel 2023
Per rafforzare il proprio attacco, Conte ha ricordato la situazione vissuta da Lampedusa nell’estate del 2023.
«Ha dimenticato quando nell’estate del 2023 implorava con lettere accorate la Commissione europea e Ursula von der Leyen perché venisse a Lampedusa», ha affermato riferendosi a Giorgia Meloni.
In quella fase l’isola siciliana fu sottoposta a una pressione eccezionale, con migliaia di persone arrivate in poche ore. Conte ha ricordato che in una sola giornata si registrarono circa 6mila sbarchi.
L’ex presidente del Consiglio utilizza quell’episodio per evidenziare la contraddizione di un governo che oggi attacca la Spagna, ma che in passato aveva chiesto urgentemente l’aiuto delle istituzioni europee per affrontare una crisi simile sul territorio italiano.
La richiesta di aiuto all’Unione europea
Il riferimento alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è centrale nella ricostruzione di Conte.
Secondo il leader del M5S, Giorgia Meloni avrebbe allora sollecitato con forza un intervento europeo, riconoscendo implicitamente che nessun Paese può affrontare da solo flussi migratori di grandi dimensioni.
Oggi, invece, il governo italiano sceglierebbe una linea di contrapposizione verso Madrid, arrivando a prospettare la chiusura delle frontiere e la sospensione della libera circolazione.
Per Conte si tratterebbe di una posizione incoerente: quando l’emergenza riguardava l’Italia, l’esecutivo chiedeva solidarietà; quando la crisi coinvolge la Spagna, utilizzerebbe toni accusatori e misure punitive.
“Ammettano i fallimenti”
La conclusione dell’intervento è un attacco frontale alla credibilità dell’esecutivo.
«Farebbero meglio ad ammettere i fallimenti», ha dichiarato Conte.
Il presidente del Movimento 5 Stelle chiede alla maggioranza di riconoscere che le promesse sulla riduzione degli sbarchi e sull’aumento dei rimpatri non sarebbero state rispettate.
L’accusa è che il governo tenti di spostare l’attenzione verso la Spagna per evitare di discutere dei risultati ottenuti in Italia. Per Conte, la polemica internazionale servirebbe quindi a coprire le difficoltà interne e a trasformare ancora una volta l’immigrazione in uno strumento di propaganda politica.
L’invito a “stare zitti”
Conte ha utilizzato parole particolarmente dure anche nella parte finale della dichiarazione.
«Farebbero meglio ad ammettere i fallimenti e a stare zitti per una migliore dignità istituzionale», ha affermato.
Il riferimento alla dignità istituzionale rende ancora più pesante la critica. Secondo il leader pentastellato, un governo che non è riuscito a mantenere i propri impegni dovrebbe evitare di impartire lezioni agli altri Paesi europei.
L’invito a “stare zitti” non è quindi soltanto una provocazione politica, ma rappresenta il giudizio di Conte su quella che considera una gestione fallimentare accompagnata da una comunicazione aggressiva e contraddittoria.
Lo scontro politico sulla gestione dei flussi
Le dichiarazioni di Conte aprono un nuovo scontro tra il Movimento 5 Stelle e il governo su uno dei temi più sensibili del dibattito pubblico.
L’immigrazione continua infatti a rappresentare un terreno centrale per la maggioranza. La promessa di controllare le frontiere, contrastare le partenze e aumentare i rimpatri è stata per anni uno dei principali elementi della proposta politica del centrodestra.
Proprio per questo il M5S cerca di mettere in evidenza la distanza tra gli slogan elettorali e i risultati raggiunti.
Il dato dei 326mila sbarchi citato da Conte diventa così il simbolo del presunto fallimento della linea Meloni, mentre il confronto con la Spagna viene utilizzato per contestare l’efficacia e la coerenza dell’azione governativa.
La competizione con Vannacci
Nell’analisi di Conte compare anche un elemento più strettamente politico: la competizione interna all’area della destra.
La “psicosi Vannacci” evocata dal presidente del M5S descrive un governo che, preoccupato dall’ascesa di posizioni ancora più radicali, sarebbe spinto ad alzare continuamente i toni.
Secondo questa lettura, l’attacco alla Spagna e il richiamo alla sospensione di Schengen non sarebbero soltanto scelte di politica migratoria, ma anche strumenti per recuperare consenso e dimostrare fermezza davanti a un elettorato sensibile alle parole d’ordine securitarie.
Conte accusa quindi la maggioranza di sacrificare la serietà istituzionale e la cooperazione europea sull’altare della propaganda interna.
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Lo scontro è destinato a proseguire, perché riguarda contemporaneamente la politica migratoria, i rapporti con la Spagna, il funzionamento dell’area Schengen e la credibilità delle promesse del governo.
Conte ha scelto di attaccare l’esecutivo sul suo stesso terreno, utilizzando i numeri degli sbarchi e il ridotto numero di rimpatri per contestare la narrazione della destra.
La posizione del leader del M5S è netta: prima di accusare Madrid e invocare misure straordinarie, il governo dovrebbe spiegare che cosa abbia realmente fatto per fermare gli arrivi, aumentare i rimpatri e rispettare gli impegni assunti con gli italiani.
Per l’ex presidente del Consiglio, la risposta è già contenuta nei risultati: l’Italia, sotto la guida di Giorgia Meloni, sarebbe diventata il “colabrodo d’Europa”, mentre l’esecutivo tenterebbe ora di nascondere il proprio fallimento dietro un nuovo scontro politico e diplomatico.



















