Giuseppe Conte attacca duramente Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni: Le parole shock

Un durissimo attacco politico arriva da Giuseppe Conte, leader del MoVimento 5 Stelle, che in un lungo post sui social ha criticato senza mezzi termini la linea tenuta dall’Europa, da Ursula von der Leyen e dal governo Meloni sulla guerra in Ucraina. Le parole dell’ex premier si concentrano sul tema del riarmo, della pace mancata e delle conseguenze economiche che, a suo dire, ricadono tutte sui cittadini e sulle imprese.

“Europa del Riarmo, non della pace”

Conte ha esordito con un’accusa diretta all’Unione Europea: quella di essersi trasformata in un’“Europa del Riarmo”, incapace di costruire canali di dialogo e pace, soprattutto nei momenti in cui l’Ucraina appariva più forte al tavolo negoziale. L’ex premier sottolinea come Bruxelles abbia scelto la via del conflitto militare e non quella della diplomazia, condannando così il Vecchio Continente a un ruolo da comprimario negli equilibri internazionali.

La critica a Meloni: “Ipocrisia sugli spiragli di pace”

Il leader pentastellato non risparmia nemmeno Giorgia Meloni, giudicando “imbarazzante” la sua esultanza di fronte a presunti “spiragli per discutere di pace”. Per Conte, si tratta di una palese contraddizione rispetto alla politica “guerrafondaia e ostile a ogni negoziato” condotta dal governo italiano negli ultimi tre anni, una linea che avrebbe reso l’Italia subalterna alle scelte più aggressive di Washington e Bruxelles.

La strategia fallita dell’Europa

Conte rimarca come i fatti fossero evidenti già prima dell’attuale scenario: l’Europa, di fronte all’invasione russa del 2022, ha scelto di puntare tutto sulla vittoria militare dell’Ucraina, invocando e approvando continui invii di armi. “Per tre anni si è scommesso sulla vittoria militare di Kiev”, ricorda citando le stesse parole di Meloni. Ma oggi, sostiene l’ex premier, questa illusione è svanita e l’Europa si trova a pagarne le conseguenze, mentre altrove – in particolare tra Donald Trump e Vladimir Putin – si aprono dialoghi su commercio e collaborazione.

Un destino penalizzante per l’Ucraina

Secondo Conte, la linea scelta dall’Europa ha portato a un vicolo cieco: da una parte, il tentativo di mantenere una soluzione negoziale mai realmente perseguita; dall’altra, la prospettiva di un accordo che rischia di essere “ben penalizzante per l’Ucraina”. Il giudizio è netto: “La strategia scelta dall’Europa si è rivelata completamente fallimentare. Non basta certo una foto o una telefonata per ribaltare questo dato di realtà”.

I costi scaricati sui cittadini

Conte conclude la sua riflessione ricordando quali siano, a suo dire, i veri protagonisti di questa vicenda: i cittadini europei. “I costi dei danni e della ricostruzione in Ucraina, i costi del folle riarmo, le ricadute dei prezzi del gas e dell’energia”, elenca l’ex premier. Tutti oneri che non ricadono né su Meloni né sui leader europei che hanno promosso questa strategia, ma sulle famiglie e sulle imprese, schiacciate da bollette altissime, inflazione, caro vita e tagli nei settori fondamentali come sanità e scuola, mentre si continuano a stanziare fondi record per gli armamenti.

Un attacco frontale

Le parole di Conte rappresentano uno dei più duri attacchi rivolti a Ursula von der Leyen e a Giorgia Meloni negli ultimi mesi. Non soltanto una critica politica, ma un vero e proprio atto d’accusa contro l’impianto stesso della strategia europea sulla guerra in Ucraina. Secondo il leader M5S, l’Europa non solo ha mancato l’occasione di porsi come costruttrice di pace, ma ha anche scelto una via che ha aggravato la crisi economica e sociale del continente.

IL MESSAGGIO INTEGRALE DI CONTE:

“Ora all’Europa del Riarmo – che non è stata costruttrice di canali di pace, soprattutto quando l’Ucraina era senza dubbio più forte ai tavoli – non resta che il ruolo da comprimario e augurarsi che lavorando duramente con pieno coordinamento diplomatico si imposti una pace giusta e ragionevole. È imbarazzante leggere nero su bianco l’esultanza di Meloni per “spiragli per discutere di pace” dopo la politica guerrafondaia e ostile a negoziati condotta da Chigi in questi anni.
I fatti parlavano chiaro già prima di questa foto: l’Europa è un attore non protagonista sulla guerra in Ucraina. Ha scelto, dopo l’inaccettabile invasione della Russia e i primi necessari aiuti di “scommettere sulla vittoria dell’Ucraina” (parole di Meloni) attraverso una vittoria militare sulla Russia a suon di invii di armi per ben 3 anni. E adesso che questa illusione è svanita, ne paga le conseguenze. Mentre Trump e Putin discutono di come incrementare gli scambi commerciali ed esplorare nuove opportunità di collaborazione nel reciproco interesse, i leader europei sono stretti in una morsa: provare a contrastare ostinatamente una soluzione negoziale però senza nessuna reale prospettiva alternativa, oppure rassegnarsi a favorire un accordo che purtroppo si preannuncia ben penalizzante per l’Ucraina…

La strategia scelta dall’Europa si è rivelata completamente fallimentare. Non basta certo una foto o una telefonata per ribaltare questo dato di realtà. Di una cosa saremo e siamo sicuramente protagonisti: i costi dei danni e della ricostruzione in Ucraina, i costi del folle “riarmo”, le ricadute dei costi del gas e dell’energia. Ovviamente gli oneri e i costi di questa strategia fallimentare non li pagano Meloni e soci, che per 3 anni hanno rifiutato sdegnati l’ipotesi negoziale continuando invece a puntare sull’escalation militare. Li pagano cittadini e imprese con costi dell’energia alle stelle, carovita, investimenti record in armi mentre si tagliava in altri settori, dalla sanità alla scuola.

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Con il suo intervento, Giuseppe Conte ha voluto ribadire una linea di netta contrapposizione rispetto alla politica estera ed economica portata avanti dall’Europa e dal governo Meloni. La sua critica non si limita alla condanna del riarmo, ma punta a denunciare un modello che, a suo giudizio, ha indebolito l’Ucraina, reso l’Europa marginale nello scacchiere internazionale e scaricato il peso delle scelte geopolitiche sulle spalle dei cittadini. L’ex premier si propone così come voce alternativa, richiamando con forza la necessità di un cambio di rotta che rimetta al centro la diplomazia, la sicurezza sociale e la tutela delle famiglie, contro una strategia che definisce fallimentare e insostenibile.

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