Giuseppe Conte torna all’attacco e questa volta il bersaglio è uno dei terreni più sensibili per un governo: il sistema bancario e finanziario italiano. L’ex premier, intervenendo sul caso legato alla crescente tensione tra mercato, inchieste giudiziarie e interventi governativi, accusa apertamente Giorgia Meloni di aver esercitato un ruolo improprio – e potenzialmente distorsivo – nelle operazioni che stanno ridisegnando l’assetto delle principali istituzioni finanziarie del Paese.
A innescare la miccia sono due notizie ravvicinate: l’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata MPS–Mediobanca e l’apertura di una procedura di infrazione UE sull’utilizzo del golden power nell’operazione UniCredit–BPM. Due fronti che Conte definisce “profondamente interconnessi” e che, messi insieme, secondo il leader del Movimento 5 Stelle configurerebbero un quadro preoccupante: un governo che interviene nei processi di governance bancaria andando oltre il proprio mandato costituzionale.
Due fronti aperti: magistratura e Unione Europea sotto osservazione
Le contestazioni non arrivano soltanto dall’opposizione. Da un lato, la Procura milanese sta indagando sulla vendita accelerata della quota pubblica di Monte dei Paschi di Siena detenuta dal Ministero dell’Economia. Il sospetto è che quell’operazione – presentata dal governo come una scelta tecnica e inevitabile – sia stata in realtà funzionale alla crescita di gruppi privati vicini all’esecutivo nell’azionariato di Mediobanca, con ripercussioni dirette su uno dei gioielli del capitalismo italiano: Generali.
Dall’altro, la Commissione europea contesta all’Italia un uso del golden power giudicato selettivo e non proporzionato. Secondo Bruxelles, lo strumento – pensato per proteggere settori strategici in situazioni di reale rischio – sarebbe stato applicato non per tutelare l’interesse nazionale, ma per frenare una fusione che il governo non gradiva sul piano politico.
Per Conte e per il Movimento 5 Stelle, ciò che emerge è una linea chiara:
“Il governo non ha arbitrato il mercato. Ci è entrato dentro.”
Il nodo politico: l’assenza di risposte alle interrogazioni parlamentari
Conte sottolinea come il Movimento 5 Stelle abbia presentato undici interrogazioni parlamentari tra gennaio e novembre 2025, senza mai ottenere risposta da parte del governo. Un silenzio istituzionale che, nella lettura del leader pentastellato, confermerebbe la volontà dell’esecutivo di evitare trasparenza su dossier delicati.
Questo aspetto alimenta ulteriori domande: se la linea di governo nella gestione del risiko bancario fosse davvero indirizzata all’interesse nazionale, perché evitare il confronto parlamentare? Perché sottrarsi alla rendicontazione pubblica?
Una manovra debole e un Paese più fragile
Il tempismo degli eventi è altrettanto politico. Le tensioni bancarie emergono mentre il Paese discute una legge di bilancio che, secondo Conte, non affronta né salari bassi né inflazione né stagnazione industriale.
Mentre famiglie e imprese faticano con caro-vita, mutui e bollette, la percezione – alimentata dalla posizione del M5S – è che Palazzo Chigi concentri energie politiche su equilibri bancari e su rapporti di forza tra gruppi finanziari più che su misure utili ai cittadini.
Una scelta che Conte definisce senza mezzi termini:
“Una priorità distorta, inaccettabile per chi governa.”
Il punto politico: Meloni non potrà evitare un chiarimento
Per il leader pentastellato, la coincidenza tra inchiesta italiana e rilievo europeo non è casuale ma sintomo di un possibile interventismo politico nel mercato finanziario. Un interventismo che, se confermato, potrebbe aprire tre fronti paralleli:
Quello giudiziario, legato alle indagini sulla vendita della quota MPS.
Quello europeo, relativo alla procedura d’infrazione sul golden power.
Quello parlamentare, con l’opposizione pronta a chiedere audizioni, documenti e testimonianze.
Conte lo dice chiaramente:
“In un sistema finanziario sano, lo Stato vigila. Non dirige.”
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Conclusione: il nodo trasparenza diventa un banco di prova democratico
La vicenda del risiko bancario non riguarda solo fusioni, governance o strategie economiche: riguarda la fiducia nelle istituzioni. Se un governo interviene sul sistema finanziario per indirizzare equilibri di potere invece che per tutelare l’interesse collettivo, l’ordine democratico entra in una zona grigia pericolosa.
Il Movimento 5 Stelle promette battaglia parlamentare e mediatica fino a ottenere risposte.
Nelle parole finali di Conte si concentra la posta politica del confronto:
> “La credibilità del nostro sistema istituzionale e finanziario passa da qui.”
Una frase che suona come un avvertimento, ma anche come l’inizio di un nuovo capitolo dello scontro politico tra l’ex premier e Giorgia Meloni.



















