Il leader M5S sfida la premier in Aula: «Ha perso la plomb e getta fango. Sull’Iran dice “non ho elementi”, ma sui magistrati è una provetta giurista»
ROMA – Uno scontro durissimo, senza esclusioni di colpi. Giuseppe Conte sceglie il faccia a faccia con Giorgia Meloni per lanciare l’offensiva più dura degli ultimi mesi contro la presidente del Consiglio. Il leader del Movimento 5 Stelle parla alla Camera, rispondendo alla premier che poco prima aveva illustrato le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. E lo fa con un tono che non ammette repliche: «Signora presidente, non ce l’ha fatta. Anche in un momento così drammatico, ha perso la plomb e ha iniziato a gettare fango».
L’attacco sulla politica estera: «Non ha elementi? Le manca il coraggio»
Il cuore dell’intervento di Conte riguarda la crisi internazionale e la posizione dell’Italia. Il bersaglio è la dichiarazione resa dalla Meloni poche ore prima al Senato, quando aveva affermato di non avere elementi per esprimersi sull’attacco missilistico americano contro l’Iran.
«Questa è una dichiarazione che non può essere fatta da un presidente del Consiglio – tuona Conte -. Può essere fatta da un passante, da un comune cittadino che prende un caffè al bar. È sconcertante nella bocca di un presidente del Consiglio dell’Italia, un paese del G7».
Il leader pentastellato allarga il tiro anche al ministro della Difesa Guido Crosetto («era in ferie a Dubai, tutti ci aspettavamo un attacco americano in Iran, parimenti sconcertante») e al titolare della Farnesina Antonio Tajani («Cari italiani in Medio Oriente, chiudete le finestre. Caro governo iraniano, non reagite con droni e missili»).
Poi l’affondo: «Lei dice “non ho elementi”. Presidente Meloni, però ci faccia capire: quando si tratta di attaccare i magistrati lei diventa una provetta giurista, ne sa più dei giudici e degli avvocati che hanno in mano i fascicoli di Garlasco, di Rogoredo dove ha preso una cantonata micidiale. Addirittura è diventata esperta di tutte le perizie sulla famiglia nel bosco. Ma quando si tratta di affrontare la crisi più drammatica degli ultimi anni, dice “non ho elementi”. Fa la bella addormentata nel bosco».
«Subalternità a Trump, lei è complice»
Conte entra nel merito della crisi mediorientale e del ruolo degli Stati Uniti. «Si tratta di un ripetuto, insistito attacco che configura da parte degli Stati Uniti di Trump e di Netanyahu una sistematica violazione del diritto internazionale, che non rientra affatto nell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite».
Poi cita il direttore generale della Grossi: «Ha dichiarato che l’Iran possiede l’arma nucleare. Nel giugno scorso, il suo amico Netanyahu insieme a Trump hanno già bombardato tre impianti nucleari mettendoli fuori uso. Non c’è nessuna prospettiva di una transizione democratica. Il 72% della popolazione vive in regimi autocratici e liberali. Che facciamo? Andiamo ad attaccarli tutti?».
L’accusa si fa più diretta: «Guardi caso, Trump, il suo amico Trump, attacca soltanto paesi che conservano riserve energetiche. Venezuela, Iran: le maggiori riserve energetiche, gas e petrolio al mondo. Allora, non si faccia illusioni: a lei non mancano elementi, le manca il coraggio, la schiena dritta. È soffocata dalla subalternità a Trump».
Il richiamo alla coerenza: «Quando Trump attaccò il Venezuela lei lo legittimò»
L’ex presidente del Consiglio rievoca un episodio del passato: «Qualche tempo fa, quando Trump ha attaccato il Venezuela, lei è stata l’unica leader che ha dichiarato legittima questa azione difensiva. Secondo lei questo non è favoreggiamento? Non è incoraggiamento? Se tutti l’avessero condannato, non pensa che forse ci avrebbe pensato due volte?».
E ancora: «Sul genocidio a Gaza, prima ha appoggiato Biden e poi Trump. Per tre anni c’è stato un genocidio. Tutto bene, grazie alla sua copertura politica e militare del suo amico Netanyahu. E se poi va alla Nato e sottoscrive il 5% di spese folli che non possiamo sostenere, non pensa che questo è un incoraggiamento? E se poi arrivano i dazi e dice che è un buon compromesso mentre le filiere italiane che esportano negli Stati Uniti non ce la fanno, non pensa che sia un ulteriore incoraggiamento?».
Il caso Al Masri: «L’Italia considerata uno stato canaglia»
Uno dei passaggi più duri riguarda il caso del comandante libico Al Masri, rilasciato in Italia nonostante un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale. «Se è stata complice in tutti questi passaggi, poi è diventata addirittura responsabile autrice della violazione del diritto internazionale. Il caso Al Masri è stato vergognoso. Per la prima volta l’Italia è stata considerata internazionalmente uno stato canaglia. È stata deferita all’assemblea degli stati della Corte Penale Internazionale».
Conte incalza: «Non ci ha chiarito oggi perché Trump ha dichiarato che “Giorgia è un’amica, ci aiuta sempre”. Perché non ce l’ha chiarito? Io non mi sono mai stato subalterno, ho tenuto alta la testa del paese. La smetta con questa pagliacciata».
Le basi Nato e la Costituzione: «Non devono essere rampe di lancio»
Il leader M5S pone un punto fermo: «Le nostre basi non devono essere offerte come rampe di lancio per attacchi militari. La nostra Costituzione prevale su qualsiasi accordo. Non come base di supporto logistico e di intelligence. E ci siamo intesi».
L’affondo sull’economia: «Si presenta a mani vuote»
Dalla politica estera all’economia, il passo è breve. «Lei non ha elementi neppure sull’economia, oggi si presenta a mani vuote. Dovremmo cancellare l’aumento delle accise che avete deciso nell’ultima legge di bilancio. Dovremmo finalmente introdurre una seria tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. Dovremmo sospendere quel patto di stabilità e crescita che ha sottoscritto. Chiami von der Leyen, Macron, Merz. È inutile chiamare Salda Vinci».
La difesa di Arcuri e l’attacco a Santanchè: «Lei dice infamie, si occupi della sua ministra»
L’ultima parte dell’intervento è la più personale e veemente. Conte reagisce alle parole della Meloni che, in Aula, aveva parlato di «miliardi spesi per truffatori e mascherine farlocche» durante la pandemia.
«Oggi ha detto un’infamia da quello scranno della Presidenza del Consiglio. È un attacco proditorio e diffamatorio quando dichiara che durante la pandemia sono stati spesi miliardi a favore di truffatori sulle mascherine. Io non ci giro intorno, non faccio il vigliacco come lei. Lei sta accusando Domenico Arcuri, commissario all’emergenza. Domenico Arcuri è stato tre volte archiviato e mai rinviato a giudizio».
Poi il contrattacco diretto: «Se vuole occuparsi di truffe Covid, si occupi della sua Santanchè. Glielo ripeto: è pluri-indagata anche per la truffa Covid. Ve la siete scudata e adesso, con questa riforma costituzionale, volete scudare tutti i casi Santanchè futuri e i governi futuri contro le inchieste della magistratura. Non ci riuscirete».
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Conte chiude con un appello all’Aula: «Votiamo contro la risoluzione della maggioranza con orgoglio». Un intervento che segna una frattura netta, destinato ad alimentare ulteriormente lo scontro politico in un momento delicato per il paese, tra crisi internazionali, questioni economiche e tensioni istituzionali. La replica della premier, annunciata per i prossimi interventi, è attesa con grande interesse.

















