Roma, 30 dicembre 2025. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è tornato in diretta sui social sul tema dei presunti finanziamenti ad Hamas collegati al cosiddetto “caso Hannoun”, dopo l’inchiesta che negli ultimi giorni ha portato a arresti e sequestri in Italia. Conte ha respinto con nettezza ogni ricostruzione che, a suo dire, mirerebbe a coinvolgere o screditare politicamente il M5S, parlando di “accuse” strumentali e rivendicando la postura del Movimento contro violenza e terrorismo.
Il contesto: l’inchiesta e il nome di Mohammad Hannoun
L’intervento di Conte arriva mentre l’attenzione mediatica è alta sull’indagine che ipotizza il dirottamento di fondi raccolti attraverso realtà associative/benefiche verso circuiti ritenuti riconducibili ad Hamas. Tra i nomi finiti al centro delle cronache c’è Mohammad Hannoun, indicato in diverse ricostruzioni giornalistiche come figura chiave dell’inchiesta, con arresti e sequestri effettuati nell’ambito di un’operazione coordinata dagli inquirenti e svolta con il supporto di cooperazione internazionale.
Nei resoconti pubblicati in questi giorni, l’impianto accusatorio ruota attorno alla tesi che una quota rilevante di raccolte “umanitarie” sarebbe stata trasferita, tramite canali e passaggi societari/associativi, verso entità considerate collegate al movimento islamista palestinese (designato come organizzazione terroristica dall’Unione Europea).
“Cercano di infangarci”: la linea difensiva di Conte
Nel passaggio più duro della diretta social, Conte sostiene che l’obiettivo politico di chi lo attacca sarebbe quello di “infangare” il Movimento 5 Stelle, associandolo indirettamente a un’ipotesi gravissima: aver favorito o coperto finanziamenti ad Hamas.
Conte, nel testo diffuso dalle agenzie, scandisce i concetti chiave:
il M5S sarebbe “sempre contro qualsiasi forma di violenza” e “contro qualsiasi terrorismo”;
l’idea di una complicità del Movimento in un’operazione di finanziamento sarebbe una “follia assoluta”;
l’attacco servirebbe, secondo lui, a “strumentalizzare” e colpire una mobilitazione politica e civile che lui definisce “battaglia giusta” contro “un genocidio in corso”.
Il punto politico, nella lettura del leader M5S, è che la polemica non si fermerebbe al caso giudiziario, ma mirerebbe a delegittimare chi, soprattutto tra i più giovani, si è avvicinato alla politica “per gridare il loro no” a quanto sta accadendo a Gaza (definito da Conte “genocidio”). E chiude con una promessa identitaria: “Non ci riusciranno mai”.
L’appello agli elettori: “Siamo nelle istituzioni per i vostri interessi”
Nella stessa diretta, Conte allarga il discorso al rapporto con la base e con gli elettori. Rivendica che, pur stando “da un po’ nelle istituzioni”, il Movimento non si sarebbe “adattato” a un “contesto di privilegiati”. L’idea è quella di un M5S che continua a considerarsi strumento di rappresentanza di interessi sociali e popolari.
Conte ammette anche la possibilità dell’errore politico (“qualche volta possiamo sbagliare”), ma insiste su due elementi: la buona fede e la convinzione di aver agito “nel vostro nome e nel vostro interesse”, collocando dentro la stessa cornice il richiamo a “legalità” ed “etica pubblica”, fino a evocare una dimensione di credibilità internazionale e di “difesa del Tricolore”.
Il bersaglio resta il governo: PNRR, pensioni, Ucraina e “circo”
Accanto alla difesa dalle accuse legate al “caso Hannoun”, Conte usa i social per un affondo complessivo contro la maggioranza e, in particolare, contro Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. In un post, il leader M5S sostiene che la presidente del Consiglio “esulta” per le rate del PNRR (209 miliardi) rivendicando che quel risultato sarebbe frutto del lavoro del governo precedente.
Poi attacca Salvini accusandolo di “teatrino” su due dossier (armi all’Ucraina ed età pensionabile) e Tajani sulle promesse relative alle pensioni minime. E conclude con una formula destinata ai social: “Sembra un circo ma purtroppo è la realtà. E non fa ridere”.
Una comunicazione in due tempi: difesa identitaria e contro-narrazione
Mettendo insieme i due filoni (caso Hamas/Hannoun e critica al governo), la strategia comunicativa di Conte appare impostata su:
1. difesa identitaria: “noi contro violenza e terrorismo”, rigetto totale di qualsiasi collegamento con finanziamenti illeciti;
2. contro-narrazione politica: trasformare l’attacco in una prova di “strumentalizzazione” e rilanciare i temi classici del M5S (legalità, etica pubblica, anti-privilegi) e lo scontro con la maggioranza su PNRR, welfare e politica estera.
Sul piano politico, le dichiarazioni di Conte puntano a blindare il Movimento da qualsiasi “contaminazione” reputazionale legata all’inchiesta e a ricompattare l’elettorato attorno alla narrativa di un M5S “attaccato” perché porta avanti una battaglia considerata scomoda.
Sul piano giudiziario, invece, la partita resta nelle mani degli inquirenti e dei tribunali: l’indagine prosegue e continua a produrre aggiornamenti sul fronte degli interrogatori e delle contestazioni.
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La diretta social di Giuseppe Conte chiude, almeno per ora, un cerchio politico ben preciso: da un lato la necessità di alzare un muro immediato contro qualsiasi tentativo di associare il Movimento 5 Stelle al “caso Hannoun” e ai presunti finanziamenti ad Hamas; dall’altro la volontà di trasformare l’onda mediatica dell’inchiesta in un terreno di scontro più ampio con il governo, rilanciando l’identità del M5S come forza di legalità, “anti-privilegi” e opposizione alle scelte della maggioranza su welfare, PNRR e politica estera.
Resta però un punto decisivo: mentre Conte costruisce una contro-narrazione politica e reputazionale, la verità sostanziale del caso si giocherà nelle sedi giudiziarie, con atti, verifiche e responsabilità individuali che dovranno essere accertate. È qui che si misurerà la tenuta di ogni ricostruzione: se per Conte l’obiettivo è evitare “contaminazioni” e respingere accuse ritenute strumentali, per l’opinione pubblica il banco di prova sarà la chiarezza dei fatti e l’esito dell’indagine.
Nel frattempo, la sua scelta comunicativa è chiara: respingere l’associazione tra Movimento e terrorismo, rivendicare la mobilitazione su Gaza come “battaglia giusta”, e ribaltare l’attacco in un’accusa di manipolazione politica. Un’operazione che mira a ricompattare l’elettorato, ma che resta appesa, inevitabilmente, all’evoluzione dell’inchiesta e ai prossimi sviluppi giudiziari.



















