Giuseppe Conte dopo il voto di oggi alla Camera affonda Vannacci – Le dure parole – IL VIDEO

La giornata politica sul decreto Ucraina si chiude con una controffensiva verbale del leader del Movimento 5 Stelle. Ospite della trasmissione Realpolitik su Rete 4, Giuseppe Conte affronta direttamente il tema che nelle ultime ore è diventato il tormentone del dibattito parlamentare e mediatico: l’accusa, rivolta ai Cinque Stelle, di avere posizioni sovrapponibili a quelle dell’area riconducibile a Roberto Vannacci.

La risposta dell’ex presidente del Consiglio è netta, articolata, e insieme polemica. Conte rifiuta l’accostamento, rivendica la continuità della linea M5S dall’inizio del conflitto e attacca quella che considera una semplificazione utile più alla propaganda che alla comprensione politica.

“Non querelerò nessuno. Nemmeno Vannacci”

Il primo passaggio è quasi personale, ma serve a impostare il tono. Conte chiarisce di non avere intenzione di intraprendere azioni legali contro chi lo accomuna ai cosiddetti “vannacciani”.

“Io non ho mai querelato nessuno, quindi non querelerò neanche chi dice” che abbiamo le stesse posizioni, afferma. Poi aggiunge una stoccata: non querelerò Vannacci, dice, perché è per la libertà di opinione, “anche di dire stupidaggini”.

È una frase che fotografa bene la strategia del leader pentastellato: evitare di trasformare l’attacco in un caso giudiziario, ma usare il terreno politico e comunicativo per marcare la distanza.

La linea: “Vannacci ha votato la fiducia, noi no”

Conte ribalta poi il ragionamento partendo da un dato concreto della giornata parlamentare. Se davvero ci fosse una comunanza di vedute, sostiene, il voto avrebbe raccontato altro.

“Oggi Vannacci ha votato la fiducia al governo”, ricorda, e in questa frase c’è tutta la chiave della sua argomentazione. Per il presidente del M5S le polemiche sono “tanto rumore per nulla”, dinamiche interne alla destra, tentativi di conquistare spazio e consenso, ma privi di coerenza politica.

Il Movimento, insiste, mantiene da quattro anni la stessa posizione. Non un allineamento occasionale, ma una traiettoria riconoscibile e rivendicata.

“Campo largo? Assolutamente no”

Nel dibattito pubblico delle ultime settimane qualcuno ha evocato l’idea di possibili convergenze tra opposizioni e l’area di Vannacci su singoli provvedimenti. Conte chiude la porta in modo definitivo.

“Vannacci componente del campo largo? Assolutamente no”, afferma, ribadendo ancora una volta l’elemento decisivo: il voto di fiducia espresso verso il governo. Per il leader pentastellato quello basta a escludere qualsiasi assimilazione.

L’obiettivo è doppio: evitare che il Movimento venga percepito come contiguo a posizioni considerate estreme e, allo stesso tempo, difendere la propria identità dentro il perimetro dell’opposizione.

La rivendicazione: “Non siamo filorussi”

Il punto più delicato, e politicamente più sensibile, arriva quando Conte affronta il tema dell’atteggiamento verso Mosca. Anche qui la linea è perentoria.

“Non abbiamo nulla a che vedere con chi ha atteggiamenti filorussi”, dice. E ricorda che il M5S ha condannato “fin da subito” l’aggressione russa. Una precisazione che mira a smontare l’accusa più pesante rivolta ai Cinque Stelle: quella di ambiguità internazionale.

Ma, chiarisce subito dopo, la condanna dell’invasione non implica l’adesione alla strategia occidentale basata sull’escalation militare.

“Non si può scommettere sulla pelle degli ucraini”

Qui emerge il cuore politico del ragionamento di Conte. La critica non è alla solidarietà con Kiev, ma all’idea che la soluzione possa essere una vittoria militare contro una potenza nucleare.

“Non possiamo scegliere di scommettere sulla pelle degli ucraini per una vittoria militare contro la Russia”, afferma, ricordando il dato delle migliaia di testate atomiche di cui Mosca dispone.

Secondo il leader M5S, la strada avrebbe dovuto essere un investimento serio e continuo nel negoziato diplomatico. Strada che, a suo giudizio, non è stata percorsa.

Il bilancio: “Fallimento e declino dell’Occidente”

Il giudizio finale è duro e complessivo. Conte parla di “fallimento su tutto il fronte”, di “declino dell’Occidente” e perfino di “disfatta politica”. È una valutazione che va oltre il voto di oggi e che mira a tracciare un bilancio dell’intera gestione internazionale del conflitto.

In questo quadro, la posizione del Movimento viene presentata come lungimirante, coerente e oggi confermata dagli eventi.

Una battaglia di identità dentro l’opposizione

L’intervento televisivo del leader pentastellato non serve solo a replicare alla destra. È anche un messaggio interno al fronte delle opposizioni. Conte vuole impedire che la sua linea venga confusa con altre e rivendica un profilo autonomo: critico verso il governo, ma distinto da ogni ipotesi di vicinanza a Vannacci.

La parola che ritorna più volte è “coerenza”. Quattro anni, ripete, sempre nella stessa direzione.
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La giornata sul decreto Ucraina, dunque, non si chiude con il semplice conteggio dei sì e dei no. Si sposta sul terreno dell’interpretazione: chi è davvero coerente, chi cambia posizione, chi vota con chi.

Conte prova a chiudere la partita con un argomento semplice e comunicativamente potente: Vannacci ha sostenuto il governo, il M5S no. Per lui, basta questo a respingere ogni etichetta.

Ma è evidente che la discussione è destinata a continuare. Perché, più che sulle alleanze formali, si gioca sulla percezione pubblica delle somiglianze e delle differenze. E quella, nei prossimi giorni, sarà la vera arena dello scontro.

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