Giuseppe Conte incastra Beppe Grillo: Ecco cosa rivela ai cittadini italiani – Retroscena shock

Per anni molte delle tensioni che hanno attraversato il Movimento 5 Stelle durante la stagione del governo Draghi sono rimaste sullo sfondo, raccontate a metà, evocate nei retroscena, mai davvero messe in fila da uno dei protagonisti principali. Ora Giuseppe Conte decide di farlo in modo esplicito, affidando alla sua nuova autobiografia politica una ricostruzione durissima di quel passaggio. E il bersaglio, questa volta, è chiarissimo: Mario Draghi.

Nell’anticipazione del libro “Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”, in uscita il 14 aprile per Marsilio, l’ex presidente del Consiglio e leader del M5S descrive il periodo del governo di unità nazionale come una fase in cui il Movimento sarebbe stato sottoposto a una pressione politica continua, finalizzata a indebolirlo dall’interno e a spingerlo verso una frattura definitiva. Non una normale dialettica tra forze di maggioranza, ma, nella lettura di Conte, un’azione sistematica di logoramento che avrebbe avuto due assi principali: il rapporto di Draghi con Beppe Grillo e il ruolo giocato da Luigi Di Maio.

Il cuore dell’accusa: “Draghi destabilizzava il Movimento”

Il passaggio più pesante dell’anticipazione è proprio questo: Conte sostiene che Mario Draghi non si sarebbe limitato a gestire i rapporti con una forza di maggioranza spesso inquieta e attraversata da contraddizioni, ma avrebbe agito per destabilizzare il Movimento 5 Stelle. Secondo l’ex premier, la pressione sul M5S sarebbe stata tanto più incisiva perché esercitata contemporaneamente sui suoi due snodi più delicati: da una parte il fondatore Grillo, dall’altra l’area che faceva capo a Di Maio.

Conte ricostruisce quel periodo partendo da una sorta di paradosso politico. Dice di essersi trovato, lui che veniva da un profilo inizialmente percepito come moderato e rassicurante per gli equilibri istituzionali, nella posizione di dover “mostrare le unghie” per difendere la spinta al cambiamento che il Movimento aveva provato ad avviare. In questa lettura, alcuni di quelli che avevano contribuito a quella stagione avrebbero progressivamente smarrito la direzione, fino a lasciare il Movimento esposto a spinte esterne e a un conflitto interno sempre più profondo.

Il rapporto Draghi-Grillo e la “lusinga” che, secondo Conte, metteva sotto scacco il M5S

Una parte centrale del racconto riguarda proprio Beppe Grillo. Conte sostiene che uno degli errori politici più gravi del fondatore sarebbe stato quello di costruire un rapporto personale con Mario Draghi, un rapporto che a suo giudizio finì per entrare in collisione con la rappresentanza politica complessiva del Movimento.

Nel libro, Conte collega a questa sintonia diversi episodi che all’epoca fecero discutere, a partire dall’idea del video sul cosiddetto “Draghi grillino” e dall’apertura convinta verso Roberto Cingolani come ministro della Transizione ecologica. Ma soprattutto insiste su un punto: secondo lui, quella vicinanza tra Draghi e Grillo non sarebbe stata solo un fatto umano o istituzionale, bensì una leva politica. L’ex premier racconta che il fondatore del M5S sarebbe stato lusingato dall’attenzione di Draghi, dalle telefonate, dal rispetto formale ricevuto e dalla disponibilità a incontrarlo, e che proprio questa dinamica avrebbe finito per creare un canale parallelo capace di condizionare la vita del Movimento.

Nella visione di Conte, il problema non era soltanto che Grillo e Draghi si sentissero con frequenza. Il punto era che, attraverso quel rapporto diretto, il presidente del Consiglio riusciva di fatto a esercitare una forma di pressione politica indiretta sul M5S, aggirando la normale mediazione del gruppo dirigente e del confronto parlamentare.

Le telefonate del mattino e le pressioni sui nodi più delicati

Tra i passaggi più significativi dell’anticipazione c’è il racconto delle telefonate improvvise di Grillo, che secondo Conte arrivavano spesso nei momenti più delicati, quando il Movimento era impegnato a difendere in Parlamento posizioni sensibili. L’ex premier cita in particolare i dossier della riforma Cartabia e del riarmo, due temi sui quali il M5S viveva già forti tensioni interne e con il resto della maggioranza.

Conte descrive queste telefonate come momenti di forte pressione personale. Sostiene che Grillo lo incalzasse con toni allarmati, chiedendogli se avesse intenzione di far cadere il governo e se pensasse ancora di restare a Palazzo Chigi. Lui, racconta, provava a rassicurarlo, a capire da chi avesse ricevuto certe informazioni e a riportare il confronto su un piano politico più razionale. Ma il dato che emerge dalla sua ricostruzione è un altro: secondo Conte, quel canale privilegiato tra Draghi e Grillo produceva effetti concreti sulla tenuta interna del Movimento, alimentando sospetti, paure e continue tensioni nei momenti legislativi più delicati.

In sostanza, l’ex premier descrive un meccanismo in cui il rapporto personale del fondatore con Draghi finiva per trasformarsi in uno strumento di condizionamento della linea politica del M5S.

Il caso De Masi e la rivelazione che fece esplodere tutto

Il passaggio che, nel racconto di Conte, segna la rottura definitiva è quello che coinvolge il sociologo Domenico De Masi. Secondo l’ex premier, a un certo punto sarebbe emerso apertamente che Draghi avrebbe cercato di convincere Grillo a scaricare Conte e a sostenere invece Luigi Di Maio, proprio mentre il Movimento si avvicinava alla sua fase più lacerante.

Conte sostiene che questo episodio divenne di pubblico dominio dopo che De Masi lo rese noto, prima in radio e poi pubblicamente. Ma aggiunge un dettaglio ancora più politico: a suo dire, prima che la vicenda esplodesse all’esterno, Grillo ne avrebbe già parlato anche ad alcuni parlamentari del Movimento. Il leader del M5S racconta che in quei giorni il fondatore era tornato a Roma e che, nel corso di quella permanenza, si sarebbe incontrato con De Masi, al quale avrebbe riferito il tentativo di Draghi di persuaderlo a sostenere Di Maio contro di lui.

Secondo Conte, la reazione del sociologo fu di sorpresa e poi di indignazione. Non avrebbe letto quella mossa come una semplice dinamica politica, ma come una ingerenza grave nelle dinamiche democratiche di un partito. Ed è proprio questo scatto di De Masi, nella lettura dell’ex premier, ad aver fatto capire anche a Grillo la portata di ciò che stava accadendo.

Conte contro Draghi: “Appoggiava la scissione”

Il tono del racconto si fa ancora più duro quando Conte arriva al punto della scissione di Luigi Di Maio. L’ex premier dice di essersi sentito non solo deluso, ma anche furioso, perché riteneva inaccettabile che Draghi potesse arrivare a sostenere in modo così esplicito una frattura interna al Movimento.

Nel suo racconto, il M5S era allora la forza di maggioranza relativa, logorata nei consensi ma ancora determinante per la tenuta dell’esecutivo, e continuava comunque a sostenere il governo con lealtà, pur pagando un prezzo politico alto. Per questo, sostiene Conte, sarebbe stato ancora più grave che il presidente del Consiglio, invece di riconoscere questo sforzo, provasse a incoraggiare una divisione interna e a favorire una spaccatura.

È qui che l’anticipazione assume il tono di un vero atto d’accusa politico. Conte non descrive soltanto incomprensioni, divergenze o dure trattative tra alleati. Sostiene qualcosa di molto più pesante: che Draghi, mentre guidava il governo, avrebbe agito per spaccare la forza politica più importante della sua maggioranza.

Le telefonate di Draghi e il rifiuto di Conte

Dopo l’uscita pubblica di De Masi, Conte racconta che Draghi avrebbe iniziato a cercarlo insistentemente. Ma l’ex premier dice di essersi negato alle sue telefonate per ore, troppo deluso e troppo irritato per accettare un chiarimento immediato.

Quando alla fine il contatto avvenne, Conte descrive un Draghi dai toni molto più bassi, intento a minimizzare il significato di quanto emerso. Ma lui sostiene di non aver creduto a quella versione. Scrive di avergli risposto chiaramente di dare credito a Grillo e ai riscontri emersi, e di aver letto in quelle ore di esitazione pubblica del presidente del Consiglio il tentativo di ricostruire quanto fosse già trapelato e come limitare i danni politici della vicenda.

Secondo Conte, la successiva smentita di Draghi non cancellò affatto la sostanza dell’episodio. Al contrario, per il leader del M5S quella storia rivelava un vero e proprio retroscena della crisi di governo e un disegno politico preciso.

Il silenzio degli alleati e l’amarezza del leader M5S

Un altro elemento importante dell’anticipazione riguarda il comportamento del resto del campo politico. Conte si dice colpito dalla mancanza di solidarietà da parte di quelli che, a suo giudizio, avrebbero dovuto essere alleati o comunque interlocutori più vicini.

L’ex premier descrive quei giorni come una fase in cui il Movimento si sentiva accerchiato, sfiduciato e amareggiato. Ma racconta anche di aver scelto di non trasformare quella crisi in una reazione emotiva o personale. A suo dire, l’obiettivo era evitare un passo falso che l’establishment politico e mediatico avrebbe subito attribuito a un semplice risentimento individuale o a quella che veniva ironicamente definita “sindrome di Palazzo Chigi”.

Conte sostiene di aver ribadito nelle riunioni interne che la battaglia andava combattuta soltanto sul piano politico, sottoponendo a verifica rigorosa ogni misura nell’interesse del Paese. In altre parole, presenta se stesso come il dirigente che, pur ferito e sotto attacco, avrebbe scelto di non trasformare il conflitto in vendetta personale, ma in una linea di difesa del Movimento.

Il libro come resa dei conti politica

L’impressione che emerge da questa anticipazione è che “Una nuova primavera” non sia soltanto un libro autobiografico, ma anche una vera resa dei conti politica. Conte usa il memoir per rimettere ordine nella propria versione dei fatti, per ribaltare alcune interpretazioni sedimentate negli anni e soprattutto per ridisegnare i rapporti di responsabilità dentro la crisi del Movimento.

In questa narrazione, il M5S non appare come una forza implosa soltanto per i propri errori o per le sue contraddizioni strutturali, ma come un soggetto che sarebbe stato scientemente indebolito da pressioni esterne e da relazioni ambigue coltivate ai suoi margini. Draghi viene descritto come l’uomo che, dietro la facciata dell’equilibrio istituzionale, avrebbe operato per neutralizzare e dividere il Movimento. Grillo come il fondatore lusingato da quel rapporto, al punto da diventarne inconsapevolmente un veicolo di pressione interna. Di Maio come il terminale politico di una strategia volta a marginalizzare Conte.

È una ricostruzione che, inevitabilmente, riapre tutte le ferite di quella stagione e che torna a mettere sotto i riflettori uno dei passaggi più controversi della storia recente del Movimento 5 Stelle.

Leggi anche

Conclusione

Con questa anticipazione, Giuseppe Conte non si limita a raccontare il passato: prova a ridefinirlo. Sostiene che il Movimento 5 Stelle non fu semplicemente travolto dalle proprie divisioni, ma fu oggetto di una pressione politica costante, esercitata ai suoi punti più fragili e finalizzata a cambiarne la guida, l’equilibrio e forse perfino la natura.

Il cuore della sua accusa è limpido: Draghi, secondo Conte, non cercava soltanto stabilità per il governo, ma lavorava per indebolire il M5S; Grillo, attraverso il suo rapporto personale con l’allora premier, finì per diventare uno strumento di quella destabilizzazione; e la crisi che esplose attorno a Di Maio fu il punto in cui tutto questo venne allo scoperto.

È una versione dei fatti destinata a far discutere, perché tocca tre figure centrali della politica italiana degli ultimi anni e riapre uno dei capitoli più dolorosi per il Movimento. Ma soprattutto perché, nel momento in cui Conte prova a rilanciare la propria idea di “sfida progressista”, sente il bisogno di chiarire fino in fondo chi, a suo giudizio, lavorò per piegare il M5S proprio quando sembrava più vulnerabile.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini