Giuseppe Conte senza freni contro Meloni e Von der Leyen – Ecco perché – ULTIM’ORA

Giuseppe Conte torna a puntare il dito contro la linea europea sul riarmo e, indirettamente, contro il governo Meloni che l’ha avallata. In un lungo post sui social, l’ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle denuncia lo spostamento massiccio di risorse pubbliche verso l’industria degli armamenti, a discapito di sanità, scuola, lavoro e investimenti produttivi.

Il messaggio arriva nel giorno dell’Immacolata, ma il tono è tutto politico: per Conte, l’Europa ha imboccato nuovamente la strada dell’austerità e della subordinazione agli interessi militari e atlantici, tradendo lo spirito del PNRR e dei valori sociali dell’Unione.

Le accuse alle istituzioni europee: “Per le armi i soldi si trovano sempre”

Conte apre la sua denuncia prendendo di mira le istituzioni europee, che “anche in queste ore” – sottolinea – stanno varando programmi per rafforzare fondi e procedure a favore dell’industria militare. L’obiettivo dichiarato è rendere sempre più rapidi e corposi gli investimenti in armi, in nome della difesa comune e del sostegno all’Ucraina.

Secondo l’ex premier, però, questo produce un effetto perverso: quando si tratta di riarmo, risorse e velocità decisionale non mancano mai; quando invece il tema è la crescita economica, la giustizia sociale o il sostegno ai redditi, tornano improvvisamente vincoli, cavilli e freni di bilancio.

Dal PNRR al riarmo: il tradimento dello spirito europeo

Conte ricorda l’ultima stagione in cui, a suo giudizio, l’Unione è stata percepita come “presente, vicina alla popolazione, forte e influente anche all’esterno”: quella del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Allora, spiega, l’Italia si era battuta duramente per ottenere fondi europei, superare gli egoismi nazionali e sospendere i dogmi dell’austerità. L’obiettivo era far ripartire insieme l’economia, investendo su transizione ecologica, digitale, infrastrutture, occupazione.

Ora, sostiene Conte, si è tornati indietro di dieci passi: al centro non c’è più la ripresa condivisa, ma il riarmo dei singoli Stati, con la Germania a fare da traino. I soldi sono sottratti ad altre priorità sociali e, allo stesso tempo, ricompaiono i vecchi vincoli agli investimenti e alle politiche espansive, con il rischio di schiacciare di nuovo le economie più fragili, a partire da quella italiana.

“Finti patrioti” e miliardi per le armi: il j’accuse al governo italiano

Il passaggio successivo del messaggio è un attacco diretto ai governi nazionali, e in particolare a quello di Giorgia Meloni, anche se Conte non lo cita mai per nome.

Secondo il leader M5S, per trovare le cause della debolezza dell’Europa i governanti dovrebbero “guardarsi allo specchio”. E tra questi inserisce anche i “finti patrioti di casa nostra”: esponenti della maggioranza che, a suo dire, si sono precipitati a firmare accordi per una “montagna di miliardi” destinati al riarmo, invece di battersi per:

ridurre il costo dell’energia e delle bollette;

riconvertire un’industria europea e italiana “in ginocchio”;

affrontare l’esplosione della cassa integrazione;

contrastare il crollo dei salari reali;

finanziare ospedali, scuole, infrastrutture, cioè la sicurezza sociale dei cittadini.


Per Conte, la vera sicurezza che manca alle persone non è quella garantita dai carri armati, ma quella di un sistema sanitario efficiente, di un lavoro stabile e dignitoso, di servizi pubblici all’altezza.

Washington, armi e dazi: la critica alla sudditanza verso gli USA

Un altro passaggio pesante riguarda il rapporto con gli Stati Uniti. Conte denuncia il paradosso di un’Europa che “corre, spende e spande solo in armi” e poi vola a Washington a promettere acquisti di armamenti e gas americano, mentre contemporaneamente si trova in posizione di debolezza nella trattativa sui dazi.

L’ex premier descrive un’Unione più simile a un mercato di sbocco per l’industria militare ed energetica statunitense che a un attore autonomo sulla scena internazionale. Da qui la sua accusa di “colonia di qualcuno”, che nella chiusa del post si trasforma in una rivendicazione: l’Italia – e l’Europa – “non sono la colonia di nessuno”.

No al piano di riarmo e alla leva militare per i giovani

Conte ribadisce che il Movimento 5 Stelle non intende arrendersi a questa deriva. Rivendica l’opposizione a un’agenda politica che parla soltanto di “piano di riarmo” e di ripristino della leva militare obbligatoria per i giovani, temi che a suo giudizio non hanno nulla a che vedere con una vera e moderna difesa europea.

Nella sua visione, una difesa efficiente non si costruisce con la nostalgia della coscrizione, ma attraverso cooperazione tra Stati, investimenti in tecnologie, diplomazia e prevenzione dei conflitti. Tutto questo, però, presuppone che l’Europa smetta di inseguire le logiche dell’escalation militare e torni a privilegiare il suo storico soft power.

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“Voltare pagina rispetto a questo delirio”: l’appello politico

La conclusione del messaggio è un appello a “voltare pagina” rispetto a quella che Conte definisce apertamente una fase di delirio collettivo sul riarmo.

Solo rimettendo al centro le economie reali – sostiene – si potranno dare risposte coerenti con “i veri valori dell’Europa”: coesione sociale, diritti, welfare, pace. Da qui la richiesta di “governanti con la schiena dritta”, capaci di resistere alle pressioni delle lobby delle armi e alle strategie geopolitiche dei grandi alleati, senza trasformare il continente in una piattaforma militare permanente.

Il post si chiude con un augurio per la festa dell’Immacolata, ma il messaggio politico è chiarissimo: di fronte a un’Europa che torna a parlare il linguaggio dell’austerità e delle armi, Conte rivendica una linea alternativa, fondata su investimenti sociali, diplomazia e indipendenza strategica.

La denuncia dell’ex premier si inserisce così nel solco di una critica di lungo periodo alla “svolta bellica” dell’Unione e promette nuove battaglie parlamentari contro ogni ulteriore passo verso il riarmo a discapito del welfare e dei diritti dei cittadini.

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