Roma, 12 novembre 2025 – ore 9:00
Un intervento durissimo, che ha fatto esplodere il dibattito politico.
Ospite di Giovanni Floris a DiMartedì su La7, Giuseppe Conte ha sferrato un attacco frontale a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, accusandoli di “ipocrisia indecente” sulla gestione del Superbonus e denunciando il silenzio del governo sulle spese militari record che graveranno sui conti pubblici nei prossimi anni.
“Meloni e Salvini? Ipocrisia indecente”
Il presidente del Movimento 5 Stelle ha smontato punto per punto la narrativa di Palazzo Chigi, che da mesi attribuisce al Superbonus la responsabilità dei problemi di bilancio dello Stato:
“Un’ipocrisia indecente. Meloni e Salvini prima hanno attaccato il Superbonus, poi l’hanno prorogato di due anni aggiungendo 66 miliardi di crediti. E metà squadra del governo, peraltro, ne ha beneficiato personalmente.”
Conte ha ricordato come la misura, pur costosa, abbia avuto un effetto positivo sull’economia reale:
“Il Superbonus ha salvato migliaia di imprese e di posti di lavoro nel settore edilizio. Chi oggi lo demonizza, dimentica che durante il nostro governo è stato uno dei motori della ripresa post-pandemica.”
Ma la critica più pesante è arrivata subito dopo.
“Il vero buco? Le spese militari”
Conte ha ribaltato completamente la prospettiva del governo Meloni, indicando nel piano di riarmo e negli impegni NATO il vero rischio per i conti pubblici italiani:
“Il vero buco è sulla spesa militare, sugli impegni sottoscritti a Bruxelles e Washington. Oggi il Financial Times ha calcolato che la premier si è impegnata a un aumento di dieci punti di debito/PIL da qui al 2035. Si tratta di 445 miliardi di spesa aggiuntiva. Meloni sta ipotecando il futuro dei nostri giovani.”
Quando Floris gli ha chiesto dove il governo troverà queste risorse, l’ex premier ha risposto con tono lapidario:
“Non ne ho la minima idea. Ma quello sarà il vero buco del bilancio degli anni a venire.”
Una stoccata che ha gelato lo studio e messo in difficoltà gli esponenti della maggioranza presenti in collegamento.
“Meloni controlla l’80% dei media. E odia chi ha la schiena dritta”
Nel finale, Conte ha alzato ulteriormente i toni, denunciando un quadro mediatico sempre più squilibrato e ostile alle voci di opposizione:
“È facile avere consenso quando si controlla l’informazione. Questo governo occupa, direttamente o indirettamente, almeno l’80% dei media nazionali. E ha un’insofferenza cronica verso i giornalisti con la schiena dritta, quelli che fanno vere inchieste, e verso i magistrati che non piegano la testa.”
Un attacco che richiama il clima di crescente tensione tra il governo Meloni e la stampa indipendente, già acceso dalle recenti polemiche sul caso Report e sul ruolo del Garante della Privacy.
Conte rilancia il fronte progressista
L’ex premier ha poi difeso le scelte economiche e sociali dei governi M5S, sottolineando la differenza tra la sua visione e quella dell’attuale esecutivo:
“Quando governavamo, avevamo un obiettivo chiaro: sostenere i cittadini, non le lobby. Il Reddito di cittadinanza, il Superbonus, le misure per il lavoro e la scuola hanno avuto un impatto concreto. Oggi, invece, si taglia sul sociale per aumentare le spese militari.”
Conte ha parlato anche del futuro politico del centrosinistra, lasciando intendere che la sfida per la leadership dell’alternativa a Meloni è ancora aperta:
“C’è spazio per una proposta seria, progressista e popolare. Il Paese è stanco delle bugie e delle priorità sbagliate di questo governo.”
Un duello in diretta che accende la campagna politica
L’intervento di Conte a DiMartedì ha immediatamente scatenato reazioni a catena.
Sui social, l’hashtag #ConteAsfaltaMeloni è salito tra i trending topic della serata.
Molti utenti hanno rilanciato le sue parole sul “vero buco dei conti pubblici”, mentre altri hanno sottolineato la lucidità con cui ha smontato il racconto ufficiale della premier.
Dal fronte di destra, invece, è arrivata la replica immediata di Fratelli d’Italia, che ha definito le parole di Conte “l’ennesima fake news contro il governo”.
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Per ore, nella notte irachena, il rumore della guerra è rimasto sullo sfondo, come una minaccia costante ma ancora distante.
VIDEO:
Dopo settimane di silenzio mediatico, Giuseppe Conte è tornato in televisione con il piglio che aveva ai tempi di Palazzo Chigi: diretto, polemico, ma anche documentato nei numeri e nei fatti.
Il suo messaggio è chiaro: Meloni non è intoccabile, e la vera partita per il futuro del Paese si gioca sulla trasparenza dei conti e sulla verità delle scelte politiche.
“Possono controllare le televisioni, ma non possono controllare la realtà,” ha concluso Conte. “E la realtà è che stanno condannando i nostri figli a un debito per finanziare armi, non diritti.”
Una frase che, più di ogni altra, fotografa il ritorno del leader del M5S nel ruolo che gli riesce meglio: quello di oppositore implacabile del potere.



















