Giuseppe Conte una furia contro la Premier Giorgia Meloni: Ecco cosa le ha detto… shock

La crisi internazionale corre veloce, il tempo stringe e la politica italiana torna a dividersi in modo netto. Con l’ultimatum lanciato da Donald Trump all’Iran ormai arrivato a ridosso della scadenza, Giuseppe Conte sceglie di alzare ancora una volta il livello dello scontro e punta direttamente contro Giorgia Meloni. Il leader del Movimento 5 Stelle non chiede prudenza generica né una semplice presa di distanza diplomatica: pretende un’iniziativa politica immediata, forte, visibile, capace di coinvolgere tutti i leader europei in una condanna preventiva dell’escalation americana.

Il video di Conte e l’affondo contro la premier

Nel video diffuso sui social il 7 aprile, Conte definisce la situazione “davvero grave” e sostiene che, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum di Trump a Teheran, l’Europa non possa restare immobile. Il passaggio politico più pesante è quello rivolto a Meloni: secondo l’ex presidente del Consiglio, la premier dovrebbe attivarsi subito con gli altri governi europei per promuovere una “dichiarazione unitaria di ferma condanna” nei confronti del presidente americano e della minaccia di un ulteriore salto di qualità nel conflitto.

Conte, nel suo intervento, insiste su un punto preciso: se a Washington stanno prevalendo i “falchi”, allora l’Unione Europea deve tentare una mossa preventiva prima che sia troppo tardi. Non una mediazione silenziosa, non una formula diplomatica indistinta, ma una presa di posizione pubblica e compatta che serva a fermare Trump prima di un intervento che il leader pentastellato considera potenzialmente irrimediabile. È una linea che trasforma la richiesta di de-escalation in una vera sfida politica alla prudenza del governo italiano.

Il bersaglio vero è la linea di Palazzo Chigi

Dietro le parole sull’Iran, il bersaglio di Conte è soprattutto la posizione tenuta fin qui da Giorgia Meloni. Il presidente del M5S torna infatti a colpire quella formula già usata dalla premier all’inizio della crisi, il celebre “non condivido e non condanno”, che le opposizioni considerano il simbolo di una linea ambigua, troppo prudente verso Washington e incapace di esprimere una condanna chiara. Conte aveva già contestato quella postura nelle scorse settimane, accusando Meloni di “barcamenarsi” invece di prendere una posizione netta.

Nel nuovo affondo, la critica diventa ancora più dura. Conte sostiene che queste posizioni ambigue “le pagheremo a caro prezzo”, trasformando la prudenza diplomatica del governo in una responsabilità politica diretta. È una frase che non riguarda soltanto il giudizio morale sul conflitto, ma anche le conseguenze concrete che la guerra può avere sull’Italia: sicurezza, stabilità internazionale, energia, prezzi e collocazione geopolitica del Paese.

Il contesto: Trump alza la pressione su Teheran

Le parole di Conte arrivano in una giornata in cui la tensione internazionale è tornata a impennarsi. Associated Press riferisce che Trump ha minacciato che “un’intera civiltà morirà stanotte” se non verrà raggiunto un accordo con l’Iran entro la sua nuova scadenza, mentre Teheran ha reagito evocando mobilitazioni di massa e promettendo risposte durissime in caso di attacchi a infrastrutture civili. Nello stesso quadro, sono proseguiti raid e controraid, con nuovi bombardamenti su infrastrutture iraniane e attacchi iraniani verso Israele e Arabia Saudita.

Sempre secondo AP, Trump ha minacciato di colpire centrali elettriche e ponti se Teheran non riaprirà pienamente lo Stretto di Hormuz, snodo da cui transita una quota cruciale del petrolio mondiale. La pressione internazionale è aumentata anche perché vari osservatori e leader hanno avvertito che eventuali attacchi sistematici contro infrastrutture civili potrebbero violare il diritto internazionale. È dentro questo scenario che Conte chiede all’Europa di non aspettare gli eventi ma di tentare un argine politico prima di un’escalation ulteriore.

L’Europa nel mirino del leader M5S

Nel ragionamento di Conte c’è anche una critica più ampia all’Europa. Il leader pentastellato non si rivolge infatti solo a Meloni, ma chiama in causa l’intero blocco dei governi europei, accusati implicitamente di muoversi troppo poco e troppo tardi. La sua richiesta di una condanna unitaria dei leader Ue nasce dall’idea che il continente, se davvero vuole contare qualcosa sul piano geopolitico, debba farsi sentire non dopo il disastro ma prima, nel momento in cui esiste ancora uno spazio per la pressione diplomatica.

È una posizione che si inserisce perfettamente nella linea seguita dal Movimento 5 Stelle dall’inizio della crisi iraniana: forte critica all’atteggiamento americano, dura contestazione alla prudenza del governo italiano e richiesta continua di una scelta autonoma dell’Europa. Per Conte, insomma, la vera prova politica non è commentare a posteriori ciò che accade, ma dimostrare se l’Ue esiste davvero come soggetto capace di fermare i propri alleati quando questi rischiano di trascinare il mondo verso un punto di non ritorno.

La posizione italiana resta sotto pressione

Il problema, per Palazzo Chigi, è che queste critiche arrivano mentre anche dentro la maggioranza e nell’area di governo emergono segnali di forte preoccupazione. Reuters riferisce che il ministro della Difesa Guido Crosetto, parlando della guerra con l’Iran, ha detto che il conflitto mette a rischio la leadership globale americana e ha espresso timori per una possibile deriva sempre più pericolosa. La stessa Reuters ricorda inoltre che l’Italia, la scorsa settimana, ha negato agli Stati Uniti il permesso di far atterrare a Sigonella alcuni aerei militari diretti verso il Medio Oriente.

Questo significa che il governo si trova schiacciato tra più pressioni: da una parte il rapporto politico con Washington, dall’altra la necessità di non apparire subordinato alle scelte di Trump, e in mezzo le opposizioni che accusano Meloni di ambiguità. Conte prova a inserirsi proprio in questa crepa, spingendo sulla contraddizione tra l’immagine di una premier forte sul piano internazionale e la sua riluttanza a condannare apertamente l’alleato americano.

Il nodo politico: prudenza diplomatica o silenzio complice?

Il centro dello scontro, in fondo, è tutto qui. Per il governo, una posizione sfumata può essere presentata come realismo, tutela dell’interesse nazionale, cautela diplomatica in una fase esplosiva. Per Conte, invece, quella stessa prudenza diventa un silenzio politico che legittima l’escalation. La distanza tra le due letture è enorme, e riguarda non solo il giudizio sul conflitto ma anche l’idea stessa del ruolo dell’Italia in politica estera.

Non è un caso che il leader del M5S non si limiti a dire che Meloni dovrebbe “chiarire” o “spiegare”: le chiede di promuovere una condanna europea. Cioè di mettersi alla guida di un’iniziativa politica comune. È una richiesta costruita apposta per mettere la premier davanti a un bivio: o resta sulla linea dell’equilibrismo, oppure accetta di rompere il perimetro della cautela e di sfidare apertamente Trump sul terreno politico-diplomatico.

Un attacco che parla anche alla politica italiana

L’intervento di Conte ha poi un secondo livello, tutto interno al dibattito nazionale. Il leader pentastellato sa che il tema Iran, in Italia, non è solo politica estera: tocca il caro energia, il prezzo dei carburanti, la sicurezza delle basi militari, il ruolo del nostro Paese nel Mediterraneo e la percezione di affidabilità internazionale del governo. Per questo la sua offensiva contro Meloni ha un chiaro obiettivo politico interno: mostrare una presidente del Consiglio esitante proprio mentre il quadro globale si fa più pericoloso.

In questo senso, la richiesta di una condanna unitaria europea serve anche a marcare una differenza identitaria. Conte prova a rappresentarsi come la voce che rompe il silenzio e che chiede una linea netta, mentre attribuisce a Meloni il ruolo di chi attende, pesa le parole, evita lo strappo con gli Stati Uniti e finisce così, secondo lui, per non proteggere fino in fondo l’interesse italiano ed europeo.
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L’ultimo affondo di Giuseppe Conte sull’Iran non è una semplice dichiarazione di giornata, ma un attacco politico costruito per colpire al centro la strategia internazionale di Giorgia Meloni. Nel momento in cui Trump alza la minaccia verso Teheran e il conflitto rischia di conoscere un’ulteriore escalation, il leader del M5S chiede all’Europa una condanna compatta e alla premier italiana un’assunzione di responsabilità piena, senza più formule ambigue né equilibrismi lessicali.

La partita ora è tutta politica. Se Meloni continuerà a difendere una linea prudente, Conte insisterà nel dipingerla come subalterna e incapace di guidare l’Europa in uno dei passaggi più delicati di queste settimane. Se invece da Palazzo Chigi dovesse arrivare una presa di posizione più netta, vorrà dire che la pressione delle opposizioni e il precipitare degli eventi internazionali hanno già cominciato a lasciare il segno. In ogni caso, il terreno dello scontro è ormai fissato: non solo cosa pensa l’Italia della guerra, ma quanto è disposta davvero a dirlo ad alta voce.

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