Roma, 22 ottobre 2025 – Aula infuocata a Montecitorio. Nel dibattito sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha lanciato uno dei suoi attacchi più duri dall’inizio della legislatura. Tra stoccate economiche, accuse sulla politica estera e ironia tagliente, l’ex premier ha definito la legge di bilancio del governo “una manovra di briciole e tagli” e ha accusato Meloni di essere “complice nel silenzio di un governo genocida” sul caso Gaza.
Come gesto simbolico, Conte ha mostrato in Aula un volumetto prodotto dal Movimento 5 Stelle e intitolato “Governo Meloni, tre anni di tasse”, annunciando che lo avrebbe regalato alla premier “a futura memoria”.
“Tre anni di tasse: questo è il vostro biglietto da visita”
L’attacco di Conte è partito proprio sul terreno economico e sociale, dove ha accusato la presidente del Consiglio di celebrare risultati inesistenti:
“Meloni si vanta dei tre anni di governo, ma di cosa si vanta? Io non l’ho capito. In questa manovra non c’è alcuna visione per il futuro dell’Italia. Nessun piano industriale, nessuna strategia per la sanità, la cultura, il turismo o le infrastrutture. Nulla. Solo briciole e tagli.”
Alzando il libro preparato dal M5S, Conte ha scandito le parole con sarcasmo:
“Questo, presidente Meloni, è un omaggio del Movimento 5 Stelle: Governo Meloni, tre anni di tasse. Lo conserverà come memoria del suo fallimento politico ed economico.”
“Non sa come funzionano le banche: le spiego io gli utili”
L’ex premier ha poi attaccato duramente Meloni sul tema delle banche e della redistribuzione dei profitti:
“Presidente, lei con l’economia ci litiga proprio. Oggi si è fatta spiegare male come le banche accumulano mega utili. Glielo spiego io: si tratta di tassi di interesse e di mutui. Per questo doveva prelevare da lì e restituire qualcosa agli italiani in sofferenza.”
Conte ha accusato il governo di aver protetto gli istituti di credito e i grandi gruppi energetici, lasciando le famiglie italiane “stritolate dal caro mutui e dal caro vita”.
Scontro frontale su Gaza: “Meloni complice nel silenzio di un governo genocida”
Il passaggio più duro del suo intervento è arrivato sulla crisi in Medio Oriente. Conte ha puntato il dito contro la premier, accusandola di usare toni falsamente pacati per coprire la propria responsabilità politica:
“Lei, presidente Meloni, dice che non vuole usare la sofferenza per propaganda. Ma ci risparmi le sue ignobili lezioni. Lei è stata complice, nel silenzio, di un governo genocida. La nostra non è propaganda, è senso dell’umanità.”
E ha aggiunto, con tono accorato:
“Riconosca subito lo Stato di Palestina. Lo chiedono milioni di cittadini europei e italiani. Non si nasconda dietro l’ipocrisia diplomatica mentre bambini vengono sterminati sotto le bombe.”
Meloni replica: “Conte aumentò le spese militari, ora predica i fiori nei cannoni”
La premier non è rimasta in silenzio. Nella sua replica, Giorgia Meloni ha risposto con sarcasmo all’attacco del leader pentastellato:
“Le spese militari saranno inferiori a quelle messe dai vostri governi, in particolare da Giuseppe Conte, che in alcuni anni ha moltiplicato le spese di difesa per decine di miliardi salvo poi oggi dirci: mettete dei fiori nei vostri cannoni.”
Una battuta che ha scatenato le proteste dei deputati M5S e la replica immediata di Conte, che ha ribadito:
“Lei confonde la difesa con il riarmo. Io difendevo la Costituzione e gli italiani, non gli interessi delle lobby dell’industria bellica.”
“Nessuna visione, nessuna anima. Solo slogan”
Il leader M5S ha poi ampliato la sua critica alla gestione complessiva del governo Meloni, definendolo “un esecutivo senz’anima e senza progetto”:
“Avete trasformato ogni problema del Paese in propaganda. Sui migranti, sulla pace, sulle tasse, sulla scuola. Non c’è una sola riforma che migliori la vita degli italiani. Solo un racconto, costruito con i media compiacenti e con i vostri slogan.”
E ha concluso con una stoccata personale:
“Presidente Meloni, le parole ‘patria’, ‘Dio’ e ‘famiglia’ non si possono usare come scudi per coprire le ingiustizie. La verità è che questo governo è stanco, arrogante e senza visione. E gli italiani lo hanno capito.”
Un confronto che accende la campagna politica
Lo scontro in Aula tra Meloni e Conte segna uno dei momenti più accesi della legislatura. Mentre la premier difende la sua manovra come “responsabile e prudente”, il Movimento 5 Stelle la definisce “socialmente ingiusta e priva di prospettiva”.
L’attacco sul tema di Gaza e la provocazione del “libro delle tasse” hanno trasformato l’intervento di Conte in un evento politico destinato a lasciare il segno.
Come ha scritto un deputato M5S sui social subito dopo l’intervento:
“Oggi Conte ha detto quello che milioni di italiani pensano: Meloni governa contro i cittadini, non per loro.”
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In conclusione, lo scontro in Aula ha fissato con chiarezza la linea del contendere alla vigilia del Consiglio europeo: da un lato Conte che bolla la manovra come “briciole e tagli”, accusa la premier di proteggere banche e grandi gruppi e la incalza su Gaza chiedendo scelte politiche nette; dall’altro Meloni che rivendica una gestione “prudente e responsabile” e ribalta l’accusa sulle spese militari dell’epoca Conte. Il “libro delle tasse” agitato dal leader M5S è il simbolo di una sfida narrativa che però si risolverà fuori dal Parlamento: nella capacità del governo di tradurre la legge di bilancio in salari più tutelati, sanità finanziata, sollievo su mutui e caro-vita, e in una politica estera coerente con i principi proclamati.
Se questi obiettivi diventeranno fatti misurabili, il racconto reggerà; se resteranno slogan, prevarrà l’immagine di un esecutivo senza visione. Tra propaganda e responsabilità, a fare la differenza adesso possono essere solo i risultati.



















