Il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio avrebbe irrogato a Maurizio Molinari – già direttore di Repubblica e oggi editorialista – la sanzione della censura per violazioni deontologiche. La notizia è stata anticipata da Professione Reporter. Il provvedimento, non ancora definitivo, sarà impugnato: il suo avvocato parla di «diffusione arbitraria e illegittima» degli atti e annuncia reclamo.
Che cos’è la “censura” disciplinare
Nel sistema sanzionatorio dell’Ordine la scala va dall’ammonimento (più lieve) alla censura, quindi sospensione e radiazione. La censura è un biasimo formale motivato dal Consiglio di disciplina quando riscontra abusi o mancanze di particolare gravità nello svolgimento dell’attività professionale. Non comporta l’interdizione dall’esercizio, ma segna una responsabilità deontologica accertata.
L’episodio al centro del procedimento
La vicenda nasce da un intervento di Molinari nella rassegna stampa di RaiNews24 (luglio 2025) a commento delle misure annunciate dagli Stati Uniti nei confronti della relatrice speciale ONU Francesca Albanese. In quella circostanza Molinari disse, tra l’altro, che Albanese «è stata accusata di aver ricevuto delle sovvenzioni da parte di Hamas» e di aver rivendicato «titoli di studio che non possiede». Aggiunse che il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres l’avrebbe definita una «persona orribile» e tentato – senza riuscirci – di ostacolarne la conferma nell’incarico.
Le contestazioni e l’iter disciplinare
Secondo quanto ricostruito da Professione Reporter, il procedimento è partito da esposti presentati da avvocati e giuristi. Nelle segnalazioni si richiamavano, tra l’altro, prese di posizione pubbliche del portavoce di Guterres in difesa dell’operato di Albanese e si sosteneva che alcune affermazioni pronunciate in TV fossero offensive e non comprovate.
Il Consiglio di disciplina regionale, ritenendo insufficienti gli elementi portati da Molinari a supporto delle sue parole, avrebbe deliberato la censura. La difesa potrà ora presentare ricorso al Consiglio di disciplina nazionale.
La posizione della difesa
Il legale Maurizio Martinetti ha stigmatizzato la pubblicazione della notizia: «Nel censurare questa arbitraria ed illegittima diffusione di dati ed informazioni personali, si conferma che avverso il citato provvedimento verrà proposto reclamo, nei termini di legge». E ancora: il testo reso noto «riguarda un atto non definitivo, non pubblicato né altrimenti accessibile, emesso dal Consiglio di disciplina del Lazio nei confronti del dottor Molinari».
Che cosa resta in gioco
Al di là dell’esito dell’appello, il caso riaccende il confronto su confini e responsabilità del commento giornalistico, specie quando tocca istituzioni internazionali e profili personali. Il procedimento dell’Ordine non entra nel merito politico delle tesi, ma valuta verificabilità delle fonti, correttezza del linguaggio e rispetto della reputazione altrui: i tre pilastri su cui si regge la deontologia.
Cosa scrive il giornalista Andrea Scanzi:
Il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha inflitto a Maurizio Molinari la sanzione della censura per le affermazioni su Francesca Albanese pronunciate a luglio 2025 in rassegna stampa su RaiNews24. Secondo quanto anticipato da Professione Reporter, i giudici deontologici hanno ritenuto non provate e lesive le accuse relative a presunti finanziamenti da Hamas e a titoli accademici falsi; le fonti indicate da Molinari non avrebbero convinto la maggioranza del Consiglio. Il procedimento è nato da esposti di giuristi e avvocati, che richiamavano anche le prese di posizione di ONU ed UE in difesa della relatrice speciale (portavoce di Guterres, Alto Commissario Turk e presidente del Consiglio dei diritti umani) e contrarie alle sanzioni USA. Il legale di Molinari, Maurizio Martinetti, denuncia una fuga di notizie su un atto non definitivo e annuncia ricorso al Consiglio di disciplina nazionale. La “censura” è un biasimo formale (secondo livello della scala sanzionatoria), non comporta sospensione dall’attività ma segna una violazione deontologica accertata in primo grado
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IL VIDEO INCRIMINATO:
La censura a Molinari – se confermata in sede nazionale – diventerebbe uno dei provvedimenti più rilevanti degli ultimi anni nei confronti di una figura di primo piano dell’informazione italiana. In attesa del reclamo, il caso resta un banco di prova per l’equilibrio tra libertà di espressione e obbligo di verifica: due principi non alternativi ma complementari, da cui dipende la credibilità del giornalismo.



















