Governo Beccato sulle armi a Israele, ecco cosa hanno deciso. Arriva l’attacco M5S – Ultim’ora

Dopo mesi di silenzio, il governo ha ammesso ufficialmente che l’Italia continua a esportare armamenti verso Israele. La conferma è arrivata attraverso una risposta formale, seppur evasiva, del Ministero della Difesa a un’interrogazione parlamentare: “L’Italia esporta materiale militare verso Israele nel pieno rispetto delle normative internazionali, con la certezza che tali strumenti non siano impiegati contro civili”.

Una dichiarazione che, secondo le opposizioni, non solo minimizza il ruolo dell’Italia nel conflitto in corso a Gaza, ma ignora il dettato della legge 185/1990, che vieta le esportazioni di armamenti verso Paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Oltre 47 milioni in forniture militari

Dai dati contenuti nell’ultimo rapporto del governo sulle esportazioni belliche, tra il 2022 e il 2023 sono state autorizzate vendite verso Israele per oltre 47 milioni di euro. Si tratta di componenti per missili, radar, sistemi di puntamento e pezzi di ricambio per aeromobili. Tra questi figurano anche parti dei missili Spike – prodotti dall’israeliana Rafael e dalla italiana Leonardo – e componenti per droni impiegati attivamente nelle operazioni militari a Gaza.

Silvestri (M5S): “È un sostegno all’economia del genocidio”

Tra i più duri nelle critiche al governo, il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Francesco Silvestri, che ha parlato senza giri di parole:
“Ho chiesto in commissione Esteri se stiamo continuando a usare i soldi dei cittadini italiani per comprare armi dal governo Netanyahu. La risposta è stata sì, perché ‘la valutazione segue riflessi di legge’. Come se Israele oggi fosse un Paese come gli altri. No: è uno Stato il cui governo sta commettendo un genocidio. Serve un embargo totale, negli acquisti e nelle vendite”.

Silvestri ha ribadito che il Movimento 5 Stelle chiede da mesi uno stop immediato a qualsiasi forma di collaborazione militare con Israele, denunciando l’inerzia del governo e il tentativo di mascherare con la legalità formale una complicità sostanziale.

Diritto internazionale e obblighi morali

Esperti di diritto internazionale, come la relatrice speciale ONU Francesca Albanese, sottolineano che non serve un embargo formale delle Nazioni Unite per bloccare le forniture. È sufficiente applicare il principio dell’articolo 1 della legge 185/1990, che vieta esplicitamente le esportazioni verso Paesi coinvolti in conflitti dove siano in atto violazioni documentate del diritto umanitario.

Nel frattempo, numerosi Paesi europei – tra cui Irlanda, Norvegia e Belgio – hanno già attivato misure restrittive, mentre l’Italia continua a mantenere attivi canali industriali e tecnologici con le forze armate israeliane. Le aziende italiane del settore difesa, tra cui Leonardo, Elettronica e Rheinmetall Italia, mantengono relazioni consolidate con l’apparato militare israeliano, rendendo ancora più complessa qualsiasi decisione di discontinuità.

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Conclusione: l’Italia in bilico tra legalità e responsabilità

La posizione dell’Italia, oggi, è sempre più difficile da sostenere: a parole pacifista, nei fatti complice. In un momento in cui la comunità internazionale chiede chiarezza e posizionamenti netti, continuare a giustificare le forniture militari a Israele in nome della burocrazia normativa rischia di collocare il nostro Paese in un cono d’ombra morale.

Il Movimento 5 Stelle – con Silvestri in prima linea – ha posto un tema scomodo ma necessario: possiamo davvero considerarci estranei a ciò che accade a Gaza se continuiamo a rifornire chi bombarda, uccide, affama?

La risposta, ora, non può più essere rimandata.

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