Governo Meloni denunciato alla Corte internazionale – Ecco che ha combinato – shock

Roma, 6 ottobre 2025 – Il governo guidato da Giorgia Meloni è stato denunciato alla Corte penale internazionale (CPI) con l’accusa di aver “reso presumibilmente possibile la commissione dei crimini di guerra e contro l’umanità” compiuti da Israele nella Striscia di Gaza. L’azione legale, promossa dal Gruppo Avvocati per la Palestina (GAP), chiama in causa direttamente la presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e l’amministratore delegato di Leonardo SpA, Roberto Cingolani, vertice della principale azienda italiana di produzione di armamenti.

Le accuse: esportazioni e mancate tutele

Secondo i promotori, l’esecutivo italiano avrebbe continuato a esportare materiale e ricambi per veicoli d’addestramento verso Tel Aviv anche dopo il 7 ottobre 2023, data che ha segnato l’escalation del conflitto. Le forniture, proseguite seguendo autorizzazioni già concesse prima di quella data, avrebbero potuto – e dovuto – essere sospese, in coerenza con il diritto internazionale.

Il GAP imputa inoltre al governo Meloni di non aver garantito protezione alla Global Sumud Flotilla, missione umanitaria diretta verso Gaza e successivamente intercettata e sequestrata da Israele.

L’inchiesta della Corte penale internazionale

La denuncia intende integrare l’indagine già avviata dalla CPI sui presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi dall’esercito israeliano nella Striscia. Già nei mesi scorsi la Corte aveva emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

Nonostante ciò, il governo italiano, a gennaio, aveva dichiarato che in caso di arrivo di Netanyahu in Italia non avrebbe dato seguito all’ordine di arresto, garantendogli di fatto immunità sul territorio nazionale.

Il contesto internazionale

La denuncia si inserisce in un quadro di crescente pressione internazionale nei confronti di Israele e dei governi occidentali che lo hanno sostenuto. Secondo gli avvocati promotori, il mancato intervento dell’Italia e la prosecuzione delle esportazioni militari avrebbero contribuito a rafforzare la macchina bellica israeliana.

L’Occidente, sottolinea il comunicato del GAP, “è stato determinante nell’appoggiare Israele, non opponendosi alle sue azioni”. Una responsabilità politica che – come spesso accade – potrebbe presto riverberarsi anche sul piano giudiziario.

Una vicenda che divide

Il caso promette di aprire un fronte di forte tensione politica. Da un lato, la premier Meloni rivendica la continuità dell’impegno italiano a fianco di Israele come scelta geopolitica strategica. Dall’altro, cresce nel Paese e nelle piazze la richiesta di interrompere immediatamente ogni forma di collaborazione militare con Tel Aviv.

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La denuncia alla CPI segna un salto di livello nel confronto su Gaza: dall’arena politica a quella giudiziaria. Per il governo Meloni non è solo una contestazione etica, ma una possibile questione di responsabilità internazionale, che intreccia export militari, obblighi di prevenzione e scelte di alleanza. Al netto degli esiti legali, il messaggio è chiaro: in un contesto in cui la Corte ha già acceso i riflettori su Israele, anche i partner sono chiamati a rendere conto delle proprie condotte. L’Italia dovrà decidere se mantenere una linea di continuità geopolitica o correggerla in nome del diritto internazionale e delle tutele umanitarie. È su questo crinale — tra realpolitik e responsabilità — che si misureranno la credibilità esterna e la coesione interna del Paese.

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