Grande vittoria del M5S, ecco cosa ha fatto per i cittadini contro tutto e tutti – Il risultato storico

Non è un semplice post celebrativo, né una delle tante foto di rito dopo un voto in aula. Nell’immagine pubblicata da Giuseppe Conte insieme ad Alessandra Todde c’è molto di più: c’è la volontà di trasformare un risultato regionale in un messaggio politico nazionale, di mostrare che dove il Movimento 5 Stelle governa può rivendicare un provvedimento concreto sul lavoro, e di riportare al centro un tema che da anni divide la politica italiana. L’“esultanza epica” del leader pentastellato nasce infatti da un passaggio preciso: il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato una legge che introduce una soglia minima di 9 euro l’ora nei contratti di appalto e nelle concessioni affidate dalla Regione, dagli enti locali, dalle aziende sanitarie e dalle società controllate.

Nel post che hai inviato, Conte rivendica il risultato con toni netti: “Lo abbiamo detto e lo abbiamo fatto”, scrive, parlando di un “segnale molto importante” e insistendo sul fatto che la nuova disciplina servirà a impedire che le paghe dei lavoratori scendano “sotto la soglia della dignità”. Non è solo una formula da social. È la costruzione di una narrazione precisa: il Movimento vuole intestarsi una misura simbolicamente fortissima, capace di parlare al suo elettorato storico e, allo stesso tempo, di rilanciare il proprio profilo sociale in una fase in cui il confronto politico nazionale è dominato da guerre, sicurezza e politica estera.

Il cuore della vicenda, però, va spiegato bene. La legge sarda non introduce un salario minimo generale valido per tutti i lavoratori dell’isola. Interviene invece in un ambito specifico ma molto rilevante: quello delle procedure di gara, degli appalti pubblici e delle concessioni riconducibili alla Regione Sardegna e ai suoi enti. In quel perimetro, la soglia dei 9 euro diventa il riferimento minimo per le retribuzioni, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il dumping contrattuale, il massimo ribasso scaricato sui lavoratori e l’uso di contratti poco rappresentativi per comprimere salari e tutele.

È questo il punto che rende politicamente preziosa la vittoria di Conte e Todde. Perché il M5S può dire di aver trasformato in norma una battaglia che a livello nazionale continua a trovare resistenze, ma senza esporsi al rischio di una misura troppo ampia o immediatamente contestabile sul piano della competenza legislativa generale. La Sardegna ha scelto una strada già percorsa da altre Regioni, tra cui la Puglia, che su una norma analoga aveva già affrontato il contenzioso con il governo. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 188 del 2025, ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dall’esecutivo contro la legge pugliese sui 9 euro nelle gare regionali, lasciando in piedi quel modello normativo e rafforzando indirettamente anche il significato politico della scelta sarda.

In questo senso, il voto dell’aula regionale ha un peso che va oltre la Sardegna. ANSA riferisce che il testo, composto da otto articoli, è stato approvato con 27 voti favorevoli e con l’astensione dell’opposizione. La presidente della Regione, Alessandra Todde, ha parlato di “passo concreto” per garantire dignità e qualità del lavoro, soprattutto nei settori ad alta intensità di manodopera, dove troppo spesso il prezzo della concorrenza e del massimo ribasso viene fatto pagare a chi lavora. Non è un caso che Conte abbia scelto proprio lei per accompagnare la sua celebrazione pubblica: Todde diventa il volto istituzionale di una promessa mantenuta, lui quello del leader che prova a capitalizzarla sul piano nazionale.

La legge, inoltre, non si limita a fissare una soglia economica. Prevede anche un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro, con funzioni di controllo e con la redazione di report annuali sull’applicazione delle disposizioni e sull’andamento del costo della manodopera. Questo dettaglio è importante, perché consente al M5S e alla giunta sarda di sostenere che non si tratti di un annuncio simbolico, ma di un meccanismo pensato anche per verificare l’attuazione concreta della norma. Ed è esattamente su questo punto che il post di Conte insiste: non solo principio politico, ma strumenti di controllo, monitoraggio e contrasto a ribassi e sfruttamento.

Sul piano strettamente politico, l’operazione ha una doppia utilità. Da una parte permette a Conte di mostrare che il Movimento, quando governa, sa trasformare parole d’ordine storiche in provvedimenti concreti. Dall’altra gli offre un argomento per tornare a incalzare il governo Meloni sul terreno sociale, in una fase in cui il dibattito sul salario minimo nazionale sembrava essersi sgonfiato. L’immagine sorridente con Todde non è quindi solo una scena di festa: è una risposta implicita a chi, in questi mesi, ha accusato i 5 Stelle di vivere soprattutto di opposizione e di battaglie mediatiche. Qui il messaggio è l’opposto: guardate, dove amministriamo, interveniamo davvero.

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare. Il primo firmatario della proposta, secondo ANSA, è il consigliere e coordinatore regionale del M5S Alessandro Solinas, che ha parlato di “pagina storica” per il lavoro in Sardegna e ha definito la legge uno strumento contro il dumping contrattuale. Questo significa che il provvedimento non viene raccontato come un’iniziativa generica del centrosinistra regionale, ma come una bandiera identitaria del Movimento 5 Stelle dentro la maggioranza che sostiene Todde. Conte, insomma, non festeggia soltanto un risultato della Regione: festeggia un risultato che il suo partito vuole sentire proprio, fino in fondo.

Naturalmente, il tema resta aperto sul piano più generale. La norma sarda non risolve da sola la questione salariale italiana e non sostituisce un eventuale intervento nazionale. Però ha un valore simbolico molto forte perché interviene in un settore reale, delicato e spesso segnato da compressione dei diritti, dimostrando che almeno su appalti e concessioni una soglia minima può essere messa nero su bianco. Ed è proprio per questo che l’esultanza di Conte appare così marcata: non celebra soltanto una legge, ma la possibilità di riaprire una battaglia politica da una posizione di forza, con un risultato concreto da esibire.

Le parole di Alessandra Todde:

Il Consiglio regionale ha approvato una legge che interviene in modo preciso nei contratti di appalto e nelle concessioni affidate da Regione, enti locali, aziende sanitarie e società controllate. Introduciamo una soglia minima di 9 euro per le retribuzioni, in particolare nei settori ad alta intensità di manodopera, quelli in cui il costo del personale incide di più e in cui troppo spesso si sono scaricati gli effetti del massimo ribasso.
La legge istituisce anche un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro, con funzioni di controllo e con report annuali sull’applicazione delle norme e sui costi della manodopera. È un passaggio importante, perché non basta affermare un principio, bisogna anche vigilare sulla sua attuazione.
Anche la Sardegna, dopo Puglia e Toscana, sceglie di rompere l’immobilismo su una questione che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori.
C’è un principio che per il Movimento 5 Stelle e per le altre forze progressiste che governano la Regione non è mai stato negoziabile, ed è la dignità della persona. È da questo principio che nasce il lavoro politico che oggi porta a un risultato concreto per la Sardegna.
Per questo voglio ringraziare chi ha lavorato in Commissione, chi ha contribuito con proposte e pareri indispensabili a costruire una norma seria e necessaria, e chi oggi ha partecipato al voto in Aula assumendosi la responsabilità di compiere una scelta giusta.

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La foto di Giuseppe Conte e Alessandra Todde, dunque, non racconta solo un momento di soddisfazione personale. Racconta un tentativo politico più ampio: fare della Sardegna il laboratorio di una battaglia sociale da rilanciare in tutta Italia. La legge approvata a Cagliari fissa i 9 euro l’ora negli appalti e nelle concessioni regionali, istituisce un organismo di monitoraggio e si inserisce in una scia già aperta da altre Regioni. Ma soprattutto consegna al M5S un successo spendibile, visibile, facilmente comunicabile. È per questo che il post di Conte ha il tono di un’esultanza piena: perché per una volta il leader pentastellato non sta commentando una promessa, ma un provvedimento già votato. E in politica, soprattutto quando si parla di lavoro, poter dire “lo abbiamo detto e lo abbiamo fatto” vale molto più di uno slogan.

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