Il referendum sulla giustizia si avvicina e il dibattito si alza di tono. A far esplodere la polemica è un passaggio durissimo attribuito a Nicola Gratteri, rilanciato in un contenuto social legato all’intervento “da Fedez” (nel format/podcast citato nel video), dove il magistrato viene tirato in ballo su un punto cruciale della riforma: il nuovo Csm e il meccanismo di selezione dei suoi componenti. Il nocciolo della denuncia è racchiuso in una definizione che non lascia spazio a sfumature: “È una truffa”.
L’accusa non riguarda l’idea del sorteggio in sé, ma il modo in cui – secondo questa ricostruzione – verrebbe applicato ai componenti laici indicati dal Parlamento. Un sorteggio che, a detta dell’intervento, sarebbe solo apparente: si estrarrebbe a caso, sì, ma da una lista già “filtrata”. E quando il filtro lo decide la politica, il caso diventa un meccanismo pilotabile. Da qui l’etichetta: “sorteggio truccato”, “trucco”, “furbata”.
Il “pacchetto unico”: un solo voto per separazione carriere e nuovo Csm
La premessa è politica e serve a capire perché la questione del Csm diventi esplosiva. Il referendum viene descritto come un pacchetto unico: non si vota solo sulla separazione delle carriere, ma anche sul nuovo assetto del Consiglio superiore della magistratura. L’elettore, in sostanza, deve scegliere Sì o No su tutto insieme.
Questa struttura “prendere o lasciare” è il primo elemento contestato: se non si possono scorporare i punti, allora il meccanismo del Csm non è un dettaglio tecnico, ma una parte sostanziale della decisione. Ed è proprio sul Csm che si concentra l’accusa di “truffa”.
Il punto su cui Gratteri “non avrebbe cambiato idea”: il sorteggio dei togati
Nell’intervento riportato c’è una distinzione chiara: per quanto riguarda i 20 magistrati (i componenti togati), l’idea che vengano sorteggiati “tra tutti i magistrati d’Italia” viene considerata accettabile: “mi sta bene”.
Questo passaggio è centrale perché smonta la narrativa “Gratteri contro il sorteggio”. Qui, infatti, la critica non è al sorteggio come principio astratto: la critica è al doppio standard tra togati e laici.
Il nodo: perché i laici non vengono sorteggiati davvero?
Il punto che fa scattare l’accusa è la selezione dei 10 rappresentanti del Parlamento, i cosiddetti “laici”. La domanda che viene posta è brutale e diretta: perché loro non vengono sorteggiati davvero?
La denuncia sostiene che non ci sarebbe un’estrazione “secca” tra tutti, ma un meccanismo diverso: si prenderebbe una lista ampia (nell’esempio, 100 nomi), si metterebbero “in un vaso”, e poi da quella lista si estrarrebbero i 10.
Sembra casuale, ma il punto è un altro: chi decide quei 100?
Se i 100 sono scelti dalla maggioranza, allora qualunque 10 escano saranno comunque espressione di quell’area. Ed è qui che scatta la definizione “truccato”: l’estrazione non è più garanzia di indipendenza, ma una scenografia.
“Gente mia”: l’accusa di un sorteggio pilotato a monte
L’intervento insiste su un’immagine molto semplice per far passare un concetto complesso: il sorteggio è truccato perché il trucco sta nel perimetro, non nell’estrazione finale.
Il passaggio chiave è questo: chiunque esca, quei 10 saranno comunque presi da un gruppo che “è già gente mia”, cioè persone che rispondono alle logiche, alle idee e al modo di fare di chi ha costruito l’elenco iniziale.
In questo ragionamento, la casualità è solo un’illusione: non scegli “i migliori” né “i neutrali”, scegli a caso tra persone già selezionate. E se sono già selezionate, la scelta casuale diventa un alibi.
“Che sorteggio è?”: la demolizione del concetto di trasparenza
La ripetizione (“che sorteggio è?”, “quale sorteggio è?”) serve a inchiodare il punto: se il sorteggio non nasce da un elenco neutro, non è trasparenza. È un metodo per dire “non scegliamo noi”, mentre in realtà si è scelto prima chi può entrare nel sorteggio.
Da qui l’espressione più dura: “Questa era una truffa, era un trucco, una bella furbata”.
E la conclusione politica: “la gente deve sapere, deve conoscere”.
È un linguaggio da denuncia pubblica, che mira a rendere comprensibile a chiunque il rischio: non una discussione da addetti ai lavori, ma un meccanismo che – secondo questa lettura – può condizionare l’autogoverno della magistratura.
“Non dite che Gratteri ha cambiato idea”: la risposta preventiva alle accuse
Nel testo c’è anche un passaggio di “autodifesa” comunicativa: l’invito a non continuare a dire che Gratteri avrebbe cambiato idea sul sorteggio o che avrebbe “partecipato alle votazioni” e poi fatto marcia indietro. La tesi è che non c’è contraddizione: si è favorevoli al sorteggio vero, ma contrari a un sorteggio che viene definito “truccato”.
L’argomento è semplice:
sorteggio secco e neutro → può essere uno strumento contro correnti e lottizzazioni;
sorteggio dentro una lista “filtrata” → diventa un modo per blindare l’influenza politica.
Perché questa denuncia pesa nel dibattito sul referendum
Il Csm non è un organismo qualsiasi. È la struttura che incide su carriere, trasferimenti, valutazioni e quindi su equilibri interni alla magistratura. Per questo, nella denuncia, il tema diventa più grande del referendum: riguarda la separazione dei poteri e l’idea stessa di indipendenza.
Se davvero si crea un sistema in cui i componenti laici sono pescati da un “bacino” pre-selezionato, allora – nella logica di questa critica – il Csm rischia di diventare meno autonomo, più prevedibile, più “controllabile”. Ed è esattamente ciò che l’intervento definisce “truffa”: non perché ci sia un reato, ma perché il meccanismo viene percepito come una falsa promessa di trasparenza.
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VIDEO:
Nel video rilanciato sui social e nell’intervento attribuito a Gratteri “da Fedez”, il messaggio finale è uno solo: non chiamatelo sorteggio, se il sorteggio è deciso prima dalla politica. È qui che nasce l’accusa di “truffa” e “sorteggio truccato”: un sistema che sembra neutro, ma che – secondo questa lettura – è costruito per produrre comunque un risultato compatibile con chi controlla l’imbuto iniziale.
E proprio perché il referendum è un pacchetto unico, la denuncia suona come un avvertimento agli elettori: non state votando solo una regola sulle carriere, state votando anche un meccanismo di potere. E se quel meccanismo è “truccato”, allora – in questa narrazione – la partita è già segnata.


















