Gratteri denuncia tutto in TV da Sommi: “Ecco perché Nordio & sta favorendo i potenti” – VIDEO

Nella puntata di Accordi & Disaccordi andata in onda su Nove, condotta da Luca Sommi, il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri ha lanciato un duro atto d’accusa contro l’impianto giustizia del governo Meloni e le riforme portate avanti dal ministro Carlo Nordio. Un intervento diretto, chiaro, che ha smascherato — secondo Gratteri — la logica a doppio binario con cui l’esecutivo affronta il tema della legalità: inflessibile con i reati comuni, accomodante con i reati dei colletti bianchi.

Il decreto del 12 aprile: “Giustizia per strada, ma non nei palazzi del potere”

Nel suo intervento, Gratteri ha posto l’attenzione sul decreto legge varato il 12 aprile, entrato in vigore immediatamente “per motivi di urgenza”, e focalizzato sui cosiddetti reati di strada. “È giusto intervenire su questi temi”, ha detto il procuratore, “ma ci si domanda dove sia la stessa urgenza quando si tratta di reati contro la pubblica amministrazione”.

“È evidente — ha sottolineato — che ci troviamo di fronte a un doppiopesismo: da un lato si inaspriscono pene e controlli su chi compie reati comuni, dall’altro si smantellano progressivamente le norme che consentivano di perseguire corruzione, traffico di influenze e abuso d’ufficio”.

Una critica precisa, che ha toccato alcuni dei punti più contestati della politica giudiziaria del ministro Nordio.

“Abuso d’ufficio abolito per tutelare i potenti”

Uno degli interventi più gravi, secondo Gratteri, è proprio l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, uno degli strumenti fondamentali nelle indagini su malaffare politico-amministrativo.

“È stato fatto per fare un favore ai potenti — ha affermato — ai pubblici amministratori infedeli, ai funzionari che gestiscono la cosa pubblica in modo distorto. È un segnale politico fortissimo, che mina alla base la fiducia dei cittadini nello Stato”.

Un messaggio chiaro, che risuona come una denuncia del progressivo disarmo della magistratura di fronte ai poteri forti, nel nome di un garantismo selettivo che, secondo Gratteri, è ormai il marchio di fabbrica di questo esecutivo.

Traffico di influenze e intercettazioni: meno strumenti, più impunità

Gratteri ha poi criticato la modifica al reato di traffico di influenze, oggi più difficile da provare, e le restrizioni all’uso delle intercettazioni, definite da sempre uno degli strumenti investigativi più efficaci per scoprire la corruzione e le infiltrazioni criminali.

“Ci stanno togliendo le armi per fare il nostro lavoro. E quando queste riforme non rallentano i processi, li rendono praticamente inutili. Perché se non posso ottenere prove, non posso garantire giustizia”.

La separazione delle carriere: “Rischio di controllo politico sulla magistratura”

Altro tema affrontato durante l’intervista è quello della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Una riforma storicamente sostenuta dal centrodestra e oggi rilanciata da Nordio con il sostegno di Giorgia Meloni.

Gratteri si è detto fermamente contrario, spiegando che una tale misura rischierebbe di spaccare l’unità della magistratura, mettendo in discussione l’equilibrio costituzionale tra i poteri.

“Questa riforma non è solo inutile. È pericolosa. Perché separare le carriere significa, di fatto, avvicinare i pubblici ministeri al potere esecutivo. E un PM che dipende dal governo è un PM che non può indagare liberamente su chi governa”.

Una preoccupazione condivisa da ampi settori della magistratura e già espressa dal CSM e dall’ANM, che temono una deriva autoritaria mascherata da modernizzazione del sistema giudiziario.

Una giustizia “spettacolare”? “La politica fa propaganda, noi lavoriamo in silenzio”

A chi accusa la magistratura di protagonismo o spettacolarizzazione, Gratteri ha risposto con fermezza:

“La vera propaganda la fa la politica. Noi lavoriamo in silenzio, spesso tra mille difficoltà, e spesso sotto scorta. Parlano di ‘giustizia spettacolo’ per coprire le loro responsabilità”.

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Conclusione: un sistema giustizia piegato alla convenienza politica

L’intervento di Nicola Gratteri ad Accordi & Disaccordi è stato uno dei più duri pronunciati finora contro l’impianto giustizia del governo Meloni. Il procuratore non si è limitato a criticare singole riforme, ma ha denunciato una linea politica coerente, che smonta progressivamente i controlli sul potere, riduce gli strumenti investigativi, e svuota il sistema giudiziario di efficacia e credibilità.

Le sue parole chiamano in causa non solo il governo, ma l’intero sistema istituzionale, sollevando una domanda cruciale: può esistere una democrazia sana senza una magistratura forte, libera e indipendente?

In tempi in cui si invoca “ordine” per strada, la vera emergenza — ci ricorda Gratteri — potrebbe essere l’impunità nei palazzi del potere.
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