Il procuratore sferza il governo Meloni: critiche dure su contrasto alle mafie, caso Brusca e mancanza di investimenti sulle carceri. “Una parte di Fratelli d’Italia non somiglia più a sé stessa”
17 luglio 2025 – Nel giorno della vigilia della strage di via D’Amelio, a 32 anni dall’assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta, il Procuratore Nicola Gratteri rompe il silenzio e lancia un attacco durissimo a Fratelli d’Italia e, implicitamente, al governo guidato da Giorgia Meloni. Lo fa con parole pesanti, pronunciate pubblicamente in un contesto altamente simbolico, a ridosso di una delle ricorrenze più cariche di significato nella storia della lotta alla criminalità organizzata in Italia.
“Una parte di Fratelli d’Italia non è convinta dell’antimafia”
Parole che scuotono il panorama politico:
> “Una parte di Fratelli d’Italia è veramente convinta dell’idea del contrasto alle mafie senza se e senza ma – ha affermato Gratteri – ma c’è un’altra parte, invece, che non somiglia più a Fratelli d’Italia sul piano dei comportamenti. Non c’è una linea univoca”.
Una dichiarazione pesantissima che arriva da uno dei magistrati più noti del Paese, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta, e che sembra lanciare un vero e proprio atto d’accusa politico verso il partito di maggioranza relativa e il suo gruppo dirigente. L’insinuazione che una parte di FdI non creda pienamente nella cultura antimafia è senza precedenti nel linguaggio istituzionale.
Il contesto: la vigilia di via D’Amelio
Il momento non è casuale. Il ricordo di Borsellino, delle sue ultime parole, del suo impegno radicale contro Cosa Nostra, getta un’ombra ancora più cupa sulle accuse di Gratteri. E la denuncia del procuratore calabrese si inserisce in un clima di crescente tensione su più fronti: dalla liberazione di boss pentiti, ai fondi per le carceri, fino all’apparente mancanza di una strategia coerente del governo sul fronte della giustizia.
Caso Giovanni Brusca: “Giusta la legge, ma silenzio vergognoso”
Gratteri ha poi affrontato direttamente il caso della liberazione di Giovanni Brusca, il mafioso responsabile della strage di Capaci e di decine di omicidi. Un tema controverso, ma che per il magistrato deve essere analizzato con razionalità giuridica.
> “La riforma per consentire che un mafioso diventi un collaboratore di giustizia è stata fatta proprio per i mafiosi. La legge non prevede il pentimento: nessuno ha chiesto a Brusca se è pentito o meno”, ha detto.
E ha poi puntato il dito contro l’ipocrisia politica:
> “Da quattro anni era in regime di semilibertà, e nessuno ha detto nulla. Ora che esce, tutti gridano allo scandalo. Ma è l’applicazione della legge”.
In sostanza, Gratteri ha difeso il principio di legalità, sottolineando come il sistema premiale per i collaboratori di giustizia non si basi su emozioni o sulla percezione del pentimento, ma su regole oggettive.
Nessuna politica carceraria: “Se non si inizia, non si costruirà mai nulla”
Il procuratore ha poi allargato il discorso all’emergenza penitenziaria, altro tema spinoso per l’attuale governo.
> “Sulle nuove carceri, se non si inizia, non si costruiranno mai”, ha dichiarato con amarezza.
Un chiaro richiamo alle promesse non mantenute, a una struttura penitenziaria al collasso, e a una assenza di volontà politica di affrontare in modo serio e strutturale la questione.
Meloni nel mirino, anche se non citata
Pur senza mai fare il nome della premier Giorgia Meloni, il messaggio di Gratteri è inequivocabile. Il magistrato parla di un Fratelli d’Italia spaccato tra fedeltà al principio di legalità e ambiguità, con comportamenti “che non somigliano più” a quelli del partito della legalità proclamata. Il riferimento alla premier, fondatrice e leader indiscussa di FdI, è implicito ma pesante.
Un’uscita che rischia di aprire una vera e propria frattura istituzionale, tra magistratura e politica, ma che riporta al centro dell’agenda pubblica il tema della coerenza nella lotta alla mafia, oltre ogni slogan o celebrazione di circostanza.
Gratteri, in definitiva, non parla solo al Palazzo. Il suo intervento è anche – e forse soprattutto – un messaggio all’opinione pubblica: la lotta alla mafia non è una bandiera da sventolare nei comizi, ma un impegno concreto, quotidiano, coerente. E oggi, secondo il procuratore, questo impegno non è più scontato nemmeno nelle alte sfere dello Stato.
Un’allerta che suona come un campanello d’allarme per tutti: cittadini, politici, istituzioni. Perché, come disse Borsellino, “la lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale”. E secondo Gratteri, oggi, quel movimento si è inceppato.
Leggi anche

Gravissimo su Mattarella – Arriva la chiamata del Quirinale al Comitato Giustizia del Sì – L’hanno fatta grossa
Quando dal Quirinale arriva una telefonata, il messaggio è quasi sempre chiarissimo anche se non viene urlato. E questa volta
IL VIDEO:
Le parole di Nicola Gratteri non sono un attacco isolato, ma un richiamo profondo a non svuotare la legalità di senso e sostanza. Nella vigilia di via D’Amelio, il magistrato ha scelto di rompere il silenzio per ricordare che la lotta alla mafia non è fatta di ricorrenze, ma di scelte politiche, investimenti concreti, e soprattutto coerenza.
Il suo intervento scuote un governo che troppo spesso si richiama ai simboli dell’antimafia senza tradurli in azioni, e interpella una maggioranza che, a suo dire, ha smarrito l’identità giuridica e morale che proclamava. Il riferimento a Fratelli d’Italia – il partito della legalità a parole – suona come una sfida: non basta dire di essere dalla parte della giustizia, bisogna dimostrarlo ogni giorno, nei bilanci, nelle riforme, nel coraggio di non ammiccare mai all’ambiguità.
Gratteri ha parlato come uomo delle istituzioni, ma anche come cittadino. E ha ricordato a tutti, con la forza dei fatti e non della retorica, che la lotta alla mafia non tollera ambiguità, né silenzi di comodo. O la si fa davvero, o la si tradisce.



















