Gratteri smonta la riforma Nordio: “Ecco perché al Referendum bisogna votare NO” – IL VIDEO

Roma, 5 novembre 2025 –
Un intervento durissimo, che ha scosso lo studio di DiMartedì e riacceso il dibattito sulla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio.
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha smontato, punto per punto, le ragioni dell’esecutivo, definendo la proposta di modifica costituzionale “un manifesto per spiegare agli italiani perché bisogna votare NO al referendum”.

L’estratto della puntata, trasmessa il 4 novembre, è diventato virale sui social grazie al canale “Italia Mattanza”, che ha rilanciato il discorso del magistrato accompagnato da un titolo eloquente: “Gratteri asfalta Nordio e il Governo Meloni”.

“Non è una riforma della giustizia, ma della magistratura”

Gratteri ha esordito con una distinzione chiara:

“Il nuovo testo costituzionale non è una riforma della giustizia, come viene raccontato. È una riforma sulla magistratura. Serve a mettere ordine tra giudici e pubblici ministeri, ma in realtà vuole limitarne l’indipendenza.”

Secondo il procuratore, il vero obiettivo del governo sarebbe quello di modificare l’equilibrio costituzionale che garantisce la separazione dei poteri e la libertà dei magistrati:

“Non si tratta di migliorare l’efficienza dei processi o ridurre i tempi della giustizia. Se si volesse davvero fare questo, si interverrebbe sull’organizzazione, sulle risorse, sul personale. Ma qui si va a toccare la Costituzione per una questione politica.”

“Per 30 magistrati all’anno non si cambia la Costituzione”

Il punto centrale del ragionamento di Gratteri è stato la sproporzione tra il presunto problema e la soluzione proposta dal governo:

“Qual è il motivo di modificare la Costituzione per 30 o 36 magistrati l’anno che decidono di passare da giudice a pubblico ministero o viceversa? È un numero irrilevante. Non si cambia l’architettura costituzionale per un dettaglio statistico.”

Un’osservazione che ha strappato applausi dal pubblico in studio e che Gratteri ha utilizzato per sottolineare la natura ideologica del progetto Nordio:

“Se fosse una questione tecnica, si risolverebbe con una norma ordinaria. Ma qui l’intento è politico: rendere più debole chi indaga, e più forte chi governa.”

“Il vero obiettivo è controllare il pubblico ministero”

Il procuratore ha poi affrontato il nodo più delicato: la separazione delle carriere e la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura.

“Il governo vuole che il pubblico ministero sia sottoposto a un Consiglio separato, distinto da quello dei giudici. È una forma di controllo. Oggi il CSM è un organo unico, che tutela l’autonomia della magistratura nel suo insieme. Domani, con due Consigli, si creerebbe un meccanismo di dipendenza dal potere politico.”

E ancora, con tono ironico ma tagliente:

“Loro dicono di voler separare le carriere per evitare amicizie e contatti tra giudici e pm. Ma non sono i pranzi tra colleghi il problema della giustizia. Il problema è che si vuole condizionare chi indaga sulla politica.”

La stoccata a Nordio e la “confessione politica”

Gratteri ha poi replicato alle parole del ministro della Giustizia, che nei giorni scorsi aveva dichiarato di essere sorpreso dal suo atteggiamento:

“Nordio ha detto: mi stupisce che una persona intelligente come Gratteri non capisca questa riforma. Bene, questa frase è il miglior manifesto per spiegare perché bisogna votare NO. È una confessione di intenti: il ministro non risponde nel merito, ma delegittima chi critica, quasi che la riforma fosse una fede e non una materia da discutere.”

Per Gratteri, il vero motivo politico è chiaro:

“Si vuole mettere sotto controllo il pubblico ministero, oggi indipendente. Si teme la magistratura quando indaga sul potere. Questa è la verità.”

“Il governo confonde il potere con la giustizia”

Nel suo intervento, il procuratore ha allargato lo sguardo alla visione di giustizia che ispira l’attuale maggioranza:

“Chi governa oggi confonde il potere con la giustizia. Ma la giustizia, per definizione, deve essere scomoda, deve essere libera. Una magistratura che teme il potere politico non difende più i cittadini, difende i privilegi.”

Ha poi ricordato come la Costituzione del 1948 sia nata “dalla paura del controllo politico sulla giustizia” e che ogni passo indietro in quella direzione “è un rischio per la democrazia”.

Il dibattito si riaccende: riforma o controriforma?

Le parole di Gratteri hanno avuto un’eco fortissima nel mondo politico e mediatico.
Le opposizioni – dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle – hanno rilanciato l’intervento definendolo “una lezione di diritto costituzionale in diretta tv”.
Dai banchi della maggioranza, invece, si è parlato di “retorica conservatrice”, accusando il magistrato di difendere “una casta che non vuole cambiare”.

Ma l’effetto è chiaro: la dichiarazione di Gratteri ha ridato forza al fronte del NO in vista del referendum confermativo previsto per la primavera 2026, spingendo il tema della giustizia al centro del confronto politico.

Leggi anche

VIDEO:

Chiudendo il suo intervento, Gratteri ha lanciato un avvertimento al governo e ai cittadini:

“Ogni volta che si cambia la Costituzione per interesse politico, si indebolisce la democrazia. Io non difendo una categoria, difendo un principio: la giustizia deve essere libera, e i magistrati devono rispondere solo alla legge.”

Una frase che sintetizza il senso del suo messaggio: la vera riforma della giustizia non è quella che divide, ma quella che restituisce fiducia ai cittadini senza piegarsi al potere politico.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini