Doveva essere una giornata dedicata soltanto al voto, al silenzio, alla scelta libera dei cittadini davanti alla scheda. E invece, mentre i seggi restano aperti e il referendum entra nel vivo, da Monza e Brianza esplode una denuncia destinata a far discutere. A poche ore dall’avvio delle operazioni, il Comitato per il No ha infatti segnalato alla Prefettura presunte gravi irregolarità riscontrate in numerosi comuni del territorio, puntando il dito contro alcuni rappresentanti di lista di Fratelli d’Italia.
Secondo quanto riferito nella nota diffusa dal Comitato, in diversi seggi brianzoli sarebbero state fornite indicazioni di voto chiare all’interno delle sezioni, in aperto contrasto – sostengono i promotori della denuncia – con le regole che disciplinano il corretto svolgimento delle operazioni elettorali. Un’accusa pesante, arrivata proprio nel pieno del voto e destinata ad alimentare nuove tensioni politiche su una consultazione già segnata da polemiche, scontri e contestazioni.
La denuncia del Comitato per il No
La segnalazione, formalizzata alla Prefettura di Monza e Brianza, parla di episodi che si sarebbero verificati per tutta la mattinata del 22 marzo. Il Comitato per il No sostiene di aver raccolto diverse testimonianze relative a comportamenti non consentiti da parte di rappresentanti di lista riconducibili a Fratelli d’Italia.
Il punto centrale della denuncia è questo: nei seggi, durante le operazioni di voto, non sarebbe ammessa alcuna forma di propaganda elettorale. Eppure, secondo il Comitato, in più di dieci comuni brianzoli alcuni rappresentanti avrebbero oltrepassato quel confine, fornendo indicazioni esplicite o comunque chiaramente orientate sul voto da esprimere.
Non si tratta dunque, nella ricostruzione dei denuncianti, di semplici atteggiamenti ambigui o di dettagli marginali, ma di comportamenti ritenuti incompatibili con la neutralità che deve essere garantita all’interno delle sezioni elettorali.
I comuni coinvolti nella segnalazione
La nota diffusa dal Comitato per il No elenca un numero molto ampio di centri in cui si sarebbero verificati gli episodi contestati. I seggi interessati sarebbero quelli di Ornago, Limbiate, Brugherio, Burago, Villasanta, Bovisio Masciago, Nova Milanese, Muggiò, Busnago, Vimercate, Albiate, Correzzana, Triuggio e Lissone.
L’elenco, piuttosto esteso, dà la misura della gravità politica della denuncia. Se confermati, infatti, i fatti non riguarderebbero un singolo episodio isolato, ma un quadro diffuso su una parte significativa del territorio brianzolo. Ed è proprio questo uno degli elementi che rende il caso particolarmente delicato: la percezione di una possibile anomalia non circoscritta, ma replicata in più seggi e in più comuni.
Cosa prevede la normativa nei seggi
Nella propria nota, il Comitato richiama esplicitamente le regole che disciplinano la presenza dei rappresentanti di lista all’interno dei seggi. La normativa, ricordano i promotori della denuncia, consente ai rappresentanti designati dai partiti o dai comitati di indossare esclusivamente un contrassegno identificativo del soggetto che li ha nominati. Non è invece consentito esibire materiali, simboli o richiami che possano trasformarsi in propaganda.
Ancora meno, naturalmente, sarebbero tollerabili – secondo questa interpretazione – riferimenti espliciti al “Sì” o al “No”, soprattutto se tali riferimenti vengono percepiti dagli elettori come una sollecitazione diretta a esprimere un determinato voto. Il principio tutelato dalla legge è quello della neutralità del seggio, che deve restare uno spazio libero da ogni pressione, diretta o indiretta.
Per il Comitato, ciò che sarebbe avvenuto in Brianza rappresenterebbe dunque una violazione di disposizioni considerate fondamentali per garantire la libertà di voto e la serenità dell’elettore.
“Va ristabilita la legalità”: la presa di posizione del Comitato
A rendere ancora più netta la denuncia è stata la dichiarazione di Matteo Moretti, tra i referenti del Comitato per il No di Monza e Brianza. Le sue parole segnano un salto politico preciso: non soltanto la segnalazione di irregolarità, ma la richiesta esplicita che venga ripristinato immediatamente un contesto di legalità e correttezza.
Il Comitato sostiene infatti che i cittadini debbano poter votare con serenità, senza condizionamenti e senza trovarsi all’interno di seggi trasformati, anche solo indirettamente, in luoghi di pressione politica. Proprio per questo, dopo la prima segnalazione alla Prefettura, i rappresentanti del No si dicono pronti a formalizzare ulteriori denunce qualora dovessero emergere nuovi episodi o nuove violazioni nel corso della giornata.
Un caso che arriva nel momento più delicato
La tempistica rende tutto ancora più esplosivo. La denuncia non arriva a urne chiuse, né a voto concluso, ma mentre i cittadini stanno ancora votando. E questo cambia completamente il peso dell’episodio. Perché non si tratta solo di una polemica politica successiva al risultato, ma di un allarme lanciato in diretta, nel pieno delle operazioni, con la richiesta implicita di un intervento immediato delle autorità competenti.
In consultazioni già molto polarizzate, qualsiasi ombra sul corretto funzionamento dei seggi rischia di innescare una spirale di sospetti e reciproche accuse. E proprio per questo il coinvolgimento della Prefettura diventa un passaggio cruciale: sarà infatti necessario verificare i fatti segnalati, distinguere eventuali abusi reali da possibili interpretazioni controverse e chiarire se vi siano stati comportamenti in contrasto con la normativa.
Il clima intorno al referendum si fa sempre più teso
Il caso brianzolo si inserisce in un contesto già tesissimo. Questa campagna referendaria è stata segnata da accuse incrociate, polemiche sul silenzio elettorale, scontri nei talk show, battaglie sui social e denunce di presunte scorrettezze da una parte e dall’altra. La segnalazione del Comitato per il No aggiunge ora un ulteriore elemento di frizione: quello del possibile condizionamento diretto degli elettori dentro i seggi.
È un passaggio delicatissimo, perché il seggio rappresenta l’ultimo spazio di garanzia democratica, il luogo in cui ogni tensione politica dovrebbe fermarsi sulla soglia. Quando quel confine viene messo in discussione, il danno non è solo per una parte politica, ma per la credibilità stessa del voto.
Le possibili conseguenze
Molto dipenderà ora da ciò che emergerà nelle prossime ore. Se le segnalazioni dovessero trovare conferma, la vicenda potrebbe assumere un rilievo ben più ampio di quello locale. Potrebbero aprirsi verifiche amministrative, contestazioni formali e ulteriori iniziative da parte dei comitati o dei partiti coinvolti.
Se invece i fatti dovessero ridimensionarsi o rivelarsi meno gravi del previsto, resterebbe comunque l’effetto politico di una giornata di voto segnata dal sospetto. In entrambi i casi, la denuncia lanciata da Monza e Brianza pesa già come uno dei casi più sensibili di questa tornata referendaria.
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Un voto che avrebbe dovuto svolgersi senza ombre
In una democrazia, il momento del voto dovrebbe essere il più semplice e il più limpido: entrare nel seggio, ricevere la scheda, scegliere in libertà, uscire. Tutto il resto – slogan, propaganda, pressioni, simboli, polemiche – dovrebbe restare fuori. È proprio questa distanza a garantire la credibilità del risultato.
Per questo la denuncia del Comitato per il No non può essere liquidata come una semplice polemica di giornata. Che venga confermata o smentita, tocca un nervo essenziale della vita democratica: la fiducia che ogni cittadino deve poter avere nel fatto che, una volta entrato nel seggio, il suo voto sia davvero libero.
E oggi, in Brianza, quella fiducia è finita improvvisamente al centro di uno scontro politico e istituzionale che rischia di lasciare il segno ben oltre la chiusura delle urne.

















