La critica in diretta: “Tanatosi diplomatica per non esporsi”
ROMA – Parole durissime quelle pronunciate da Marco Travaglio durante la puntata del 17 giugno 2025 di Otto e mezzo su La7, dove il direttore del Fatto Quotidiano ha commentato la linea del governo italiano di fronte alla crescente tensione militare tra Israele e Iran.
“I naturalisti parlano di tanatosi, il comportamento di alcuni animali che si fingono morti per salvarsi. Questa è la politica estera dell’Italia”, ha dichiarato Travaglio. “A parte i deliri imbarazzanti di Tajani, che lancia ultimatum all’Iran e a Israele senza che, probabilmente, quei Paesi sappiano nemmeno chi sia, l’Italia si limita a tacere e a fingere di non esistere”.
Un paragone volutamente provocatorio per denunciare quello che, secondo Travaglio, è l’atteggiamento passivo e codardo del governo guidato da Giorgia Meloni di fronte a un conflitto che rischia di avere ripercussioni gravissime sul suolo europeo.
Il paragone con l’Europa: “Peggio chi parla, come Merz e Macron”
Nel suo intervento, Travaglio non ha risparmiato nemmeno i leader europei più vocali sulla questione mediorientale. “Fingersi morti, per quanto patetico, è comunque preferibile rispetto alle esternazioni di Friedrich Merz, Emmanuel Macron o Keir Starmer. Dichiarazioni come quelle del cancelliere tedesco – Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi – sono folli e pericolose”.
Secondo il direttore del Fatto, il vero rischio è che queste prese di posizione trascinino l’Europa in un conflitto di cui non conosce né controlla le conseguenze, esponendo i propri cittadini a ritorsioni e attacchi.
> “Netanyahu, prima o poi, se ne andrà. L’America è lontana. Ma noi siamo qui, pieni di cellule islamiste dormienti. Quando si svegliano, si pongono una domanda: da dove cominciamo? E guardano ai governi più complici”.
Un’accusa precisa: “Due pesi e due misure nelle sanzioni”
Tra i passaggi più polemici, l’analisi del doppio standard europeo in materia di politica estera:
> “L’Europa ha passato tre anni a inondare di sanzioni la Russia per l’aggressione all’Ucraina, ma non ha applicato neanche una micro-sanzione a Israele, che da mesi devasta Gaza. Anzi, continua a trattare Israele come fosse l’aggredito, sostenendo che vada aiutato a difendersi. In pratica: aiutiamo l’aggressore a difendersi dall’aggredito”.
Un ribaltamento delle narrative ufficiali, secondo Travaglio, che mina la credibilità internazionale dell’Europa e alimenta un sentimento di rabbia e frustrazione nel mondo arabo e musulmano, con effetti potenzialmente devastanti per la sicurezza interna del continente.
“Mille palestinesi per uno occidentale”: la denuncia finale
Nel finale del suo intervento, Travaglio ha formulato una delle accuse più forti e drammatiche:
> “È ormai chiaro che, per destare scandalo, devono morire almeno mille palestinesi per ogni vittima occidentale o “amica” dell’Occidente. Questa è la contabilità morale con cui ci stiamo abituando a convivere”.
E ancora:
> “Quando le cellule terroristiche decideranno di colpire, partiranno dai governi più indecenti nell’appoggio a Netanyahu. Il nostro non ha detto una parola contro Israele, ma almeno ora non dice neanche una parola a favore. Forse perché non osa nemmeno alzare il capino. Altri, invece, si stanno spingendo molto più in là. E Merz, con la sua frase, sta mettendo il popolo tedesco nel mirino”.
Una linea che divide e fa discutere
Le parole di Travaglio hanno subito generato reazioni contrastanti sui social e in ambienti politici. C’è chi ne condivide la lettura, ritenendo che l’Italia sia effettivamente assente sul piano diplomatico e incapace di incidere. Altri accusano il giornalista di sottovalutare le responsabilità dell’Iran e di offrire una lettura ideologica dello scenario.
Ma al di là delle opinioni, l’intervento ha avuto il merito di riportare al centro dell’agenda il tema del posizionamento italiano in uno dei conflitti più complessi e delicati degli ultimi anni. Un tema su cui il governo Meloni, finora, ha scelto il silenzio o, secondo Travaglio, la tanatosi.
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L’intervento di Marco Travaglio a Otto e mezzo si inserisce in un dibattito sempre più acceso e polarizzato sulla crisi in Medio Oriente e sul ruolo dell’Italia e dell’Europa nello scacchiere geopolitico globale. La sua analisi, aspra e provocatoria, mette a nudo quello che a suo giudizio è un vuoto strategico e morale delle istituzioni occidentali, incapaci di applicare lo stesso metro di giudizio a tutti gli attori in campo.
Che si condivida o meno la sua posizione, il punto sollevato è centrale: può l’Europa permettersi di apparire selettiva nella difesa dei diritti umani e della legalità internazionale? E l’Italia, oggi, è davvero in grado di esercitare un ruolo credibile e autonomo o ha scelto, consapevolmente, di farsi da parte?
Nel silenzio della diplomazia ufficiale, le parole di Travaglio suonano come un campanello d’allarme. Non solo per l’equilibrio del Mediterraneo, ma per il futuro stesso della credibilità democratica europea. Perché, come ha detto il direttore del Fatto, “quando le conseguenze arriveranno, saremo noi i primi a pagarle”.
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