Durante la puntata di Otto e mezzo andata in onda lunedì 23 giugno su La7, Marco Travaglio ha scatenato un vivace botta e risposta con Massimo Giannini a proposito della nuova escalation in Iran e del ruolo controverso degli Stati Uniti guidati da Donald Trump. Il direttore del Fatto Quotidiano ha usato parole durissime contro la “doppia morale occidentale” e ha tracciato un parallelo sconvolgente tra gli interventi militari americani degli ultimi decenni e l’invasione russa dell’Ucraina. “Gli atti di pirateria internazionale commessi dall’Occidente – ha detto Travaglio – hanno insegnato a Putin che si può agire impunemente”.
Trump, la guerra in Iran e la narrazione rovesciata
Giannini ha criticato duramente l’editoriale di Travaglio uscito lunedì su Il Fatto, in cui l’attacco americano in Iran è stato definito “un atto di terrorismo”. Il giornalista di Repubblica ha accusato il direttore del Fatto di aver dipinto Trump come “un pacificatore”, ma Travaglio ha respinto con fermezza l’attacco: “Io mi baso sui fatti. Trump è un isolazionista, non un pacifista. Durante il suo primo mandato ha chiuso una crisi (Corea del Nord) e una guerra (Afghanistan), senza avviarne altre. È molto più di quanto possano dire tutti i suoi predecessori, sia democratici che repubblicani, vittime del cancro neocon”.
“Dalla Serbia alla Libia: chi ha violato la legalità prima di Putin?”
Nel suo intervento Travaglio ha rivisitato oltre vent’anni di politica estera americana, in un attacco senza sconti alla cosiddetta “eccezionalità morale” dell’Occidente. “Ricordo la Nato a Belgrado, con 78 giorni di bombardamenti sulla Serbia in violazione del diritto internazionale. Ricordo l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia: tutte operazioni ‘geniali’ che hanno infranto la legalità. Questi precedenti hanno insegnato a Putin che ciò che si sta preparando a fare in Ucraina si può fare impunemente”.
Secondo il direttore del Fatto, il silenzio dell’Occidente di fronte agli atti unilaterali compiuti dagli Usa e da Israele equivale a una legittimazione retroattiva delle mosse di Mosca: “Nessuno condanna Trump e Netanyahu. Così si autorizza, ex post, anche l’aggressione russa. E non solo: si prepara il terreno per un’eventuale invasione cinese su Taiwan. Dobbiamo spiegargli che i nostri amici possono violare il diritto, mentre gli altri no?”.
L’Occidente preferisce Trump guerrafondaio a Trump negoziatore
Travaglio ha poi spostato il discorso sul cambiamento di percezione occidentale verso Trump. “Fino a ieri era odiato perché apriva negoziati su Ucraina e Medio Oriente. Oggi che si è allineato ai suoi predecessori e ha scelto la strada della guerra, viene criticato molto meno. È incredibile: Trump piace di più guerrafondaio che negoziatore”.
Il direttore del Fatto ha ribadito la sua posizione: “Io sono sempre stato chiaro. Diciamogli no sui dazi e sulle armi, ma se apre i negoziati va sostenuto. Invece qui avviene il contrario. Lo si lascia solo quando prova a parlare di pace, lo si riabilita quando sgancia le bombe”.
Il nodo Iran e l’assenza dell’Europa
Sul contesto specifico dell’attacco americano in Iran, Travaglio ha sottolineato il pericolo di un’escalation incontrollabile e l’assenza totale di una posizione autonoma da parte dell’Unione Europea. “Mentre il Medio Oriente rischia di esplodere definitivamente, l’Europa tace. O peggio, si accoda. Così facendo, invece di frenare il conflitto, lo alimentiamo”.
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Conclusioni: un Occidente incoerente e sempre meno credibile
Le parole di Travaglio sono destinate a far discutere, tanto per il loro contenuto quanto per la durezza dei toni. Il parallelo tra le guerre Usa e l’invasione russa dell’Ucraina rompe il fronte compatto della narrazione atlantica e apre un varco critico che, per quanto minoritario, trova spazio nell’opinione pubblica italiana. La vera questione sollevata dal direttore del Fatto è se l’Occidente sia disposto a mettere in discussione le proprie azioni passate per evitare che diventino giustificazioni per quelle altrui. Una domanda scomoda, in tempi in cui l’unica risposta politica sembra essere quella delle armi.
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