I Sondaggi ormai parlano molto chiaro – Arrivano gli ultimi dati che cambiano lo scenario politico

C’è un numero che più di tutti racconta il momento politico della maggioranza: 28,5%. È la quota attribuita a Fratelli d’Italia dal Barometro politico di aprile dell’Istituto Demopolis. Il partito di Giorgia Meloni resta nettamente il primo in Italia, ma perde terreno rispetto a febbraio, quando era al 30%. Nello stesso quadro, il Partito Democratico sale al 22,6%, mentre il Movimento 5 Stelle arriva al 13%, consolidando la propria crescita e tornando a essere un fattore decisivo negli equilibri dell’opposizione.

Il dato politicamente più pesante, però, non è soltanto la frenata di FdI. È il restringimento della forbice tra i blocchi. Sul sito Demopolis, il centrodestra viene accreditato del 45%, mentre il campo largo, se calcolato includendo Pd, M5S, AVS, Più Europa e Italia Viva, arriva al 46%. Nel materiale che hai condiviso, il perimetro più stretto del centrosinistra è indicato al 43,8%, ma in ogni caso il messaggio politico resta lo stesso: la distanza si è assottigliata molto e la gara torna apertissima.

FdI resta primo partito, ma il vento non è più quello di prima

Il primo elemento che emerge dal sondaggio è che Giorgia Meloni mantiene ancora una posizione di forza relativa. Fratelli d’Italia, con il 28,5%, conserva quasi sei punti di vantaggio sul Pd e resta il perno attorno a cui ruota tutto il centrodestra. Ma non è questo il punto centrale del sondaggio. Il punto è che il partito della premier non cresce più: arretra. E in politica, quando il primo partito smette di allargare il consenso e comincia a perdere quota, l’immagine di invincibilità si incrina.

Secondo Demopolis, a incidere sul calo sono soprattutto due fattori: l’onda lunga del referendum e le preoccupazioni economiche legate alla guerra in Medio Oriente. L’istituto collega infatti il rallentamento di FdI sia all’esito del voto referendario sia al clima di incertezza su energia, prezzi e scenario internazionale. Non si tratta quindi solo di una normale oscillazione statistica, ma del segnale di un malessere più ampio che comincia a riflettersi anche sulle intenzioni di voto.

Il M5S sale al 13% e torna centrale

Dentro questa fotografia, il dato che più colpisce è la risalita del Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 13%. Non è ancora una quota tale da contendere il secondo posto al Pd, ma è abbastanza per riportare Giuseppe Conte al centro del gioco politico. Demopolis segnala una crescita di 0,5 punti negli ultimi due mesi, mentre il Pd si muove molto più lentamente, con un incremento di 0,2 punti. In altre parole: il M5S cresce più del Pd e si accredita come la forza più dinamica del fronte alternativo alla destra.

Questo significa che, mentre nel centrodestra il problema è la frenata del partito guida, nel campo progressista si riapre la questione della leadership. Schlein mantiene il vantaggio numerico con il 22,6% del Pd, ma Conte può rivendicare di essere alla guida del partito che in questa fase sta mostrando più capacità di recupero. Ed è proprio questo a rendere il dato del 13% particolarmente sensibile: non cambia solo i rapporti con Meloni, cambia anche quelli dentro l’opposizione.

La vera emorragia è nella Lega

Se Fratelli d’Italia rallenta, la Lega è il partito che nel sondaggio appare davvero in affanno. Demopolis la colloca al 7,2%, dietro a Forza Italia che sale all’8,3%. È un sorpasso che pesa, perché fotografa un equilibrio interno alla maggioranza in ulteriore trasformazione: Tajani consolida il ruolo di secondo alleato di governo, mentre Salvini vede ridursi ancora il suo spazio.

L’istituto attribuisce alla Lega un calo di 1,6 punti negli ultimi due mesi, molto più marcato di quello di FdI. E lega questa flessione anche alla nascita di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che viene stimato al 3,5%. Secondo Demopolis, la nuova lista sottrarrebbe voti soprattutto a Salvini, ma in parte anche a Fratelli d’Italia, oltre a pescare nell’astensione. È un passaggio fondamentale, perché indica che il centrodestra non perde solo per usura di governo: perde anche per una nuova competizione interna alla sua stessa area.

Forza Italia tiene, AVS consolida, il centro resta debole

Nel resto del quadro, Alleanza Verdi Sinistra si mantiene al 6,6%, confermando una base elettorale ormai abbastanza stabile. Azione è data al 2,7%, Italia Viva al 2,4%, mentre Più Europa è all’1,4% e Noi Moderati all’1%. Sono numeri che dicono due cose: da una parte il centro liberale e riformista continua a restare frammentato e sotto soglia; dall’altra, i partiti medi e piccoli non riescono, almeno per ora, a diventare il vero ago della bilancia del sistema.

Per questo il nodo politico torna sempre lì: il confronto reale è ancora fra i due poli maggiori. E se il centrodestra scende al 45% mentre il campo largo, nel perimetro allargato, tocca il 46%, significa che il sistema sta tornando competitivo. Non c’è ancora un sorpasso definitivo nella percezione pubblica, ma c’è un riequilibrio molto evidente.

Affluenza in ripresa: un altro segnale da non sottovalutare

C’è poi un ultimo dato, meno appariscente ma importante: l’affluenza stimata al 62%. Demopolis la descrive come in ripresa. È un dettaglio che può sembrare secondario, ma in realtà pesa molto. Quando cresce la propensione al voto, di solito aumenta anche la fluidità del consenso e si riduce il vantaggio di chi governa solo grazie alla smobilitazione avversaria. In un clima di maggiore partecipazione, i partiti d’opposizione possono tornare a essere più competitivi.

In altri termini, questo sondaggio non dice che Meloni ha perso il controllo della scena. Dice però che il terreno sotto i piedi della maggioranza è meno solido di prima. E quando il primo partito cala, il secondo cresce, il terzo accelera e l’alleato più debole arretra vistosamente, il problema non è più solo statistico: diventa politico.

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Il Barometro Demopolis di aprile lancia un segnale molto chiaro. Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma perde slancio. Il M5S sale al 13% e torna a pesare di più. Il Pd cresce, anche se lentamente. La Lega arretra, mentre Forza Italia la supera. Soprattutto, il centrodestra vede ridursi il proprio vantaggio complessivo e il campo alternativo torna a respirare.

Sono questi i dati che possono spaventare Meloni: non un crollo improvviso, ma qualcosa che a volte per chi governa è persino peggio. Una lenta erosione. Un sondaggio che non rovescia ancora i rapporti di forza, ma racconta che il clima è cambiato. E in politica, spesso, è proprio da lì che cominciano i problemi veri.

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