Ignazio La Russa SHOCK – Ecco cosa ha combinato il Presidente del Senato – La scoperta

Il Presidente del Senato Ignazio La Russa si scopre Babbo Natale. Ma il sacco dei regali non è pieno dei suoi soldi: sono quelli dei contribuenti.
Secondo una ricostruzione pubblicata da Open e rilanciata da altri media, nel 2024 a Palazzo Madama non sarebbe stato trattenuto nemmeno un euro di diaria ai senatori assenti, nonostante il regolamento preveda che chi non partecipa ai lavori perda una quota dell’indennità giornaliera (circa 3.500 euro netti al mese di rimborsi per spese di soggiorno a Roma).

Risultato: centinaia di migliaia di euro pagati ugualmente, anche a chi in Aula non si è praticamente visto. E nel bilancio finale del Senato comparirebbe persino un paradossale “più”: circa 1.750 euro di stipendi in più rispetto agli 8,6 milioni dovuti, un dettaglio contabile che assume il sapore del sberleffo.

Come funziona (in teoria) la diaria dei senatori

Per capire la portata del caso, bisogna ricordare come dovrebbe funzionare il sistema.

Ogni senatore percepisce, oltre all’indennità, una diaria per le spese di soggiorno a Roma.

Questa diaria viene ridotta per ogni giornata di assenza ingiustificata dai lavori dell’Aula o delle Commissioni. Il principio è semplice: se non partecipi, una parte del rimborso ti viene tolta.


È una norma pensata proprio per contrastare l’assenteismo e per dare almeno un segnale ai cittadini: il Parlamento non è un “posto fisso” senza obblighi, ma un incarico che presuppone presenza e lavoro.

Cosa dice l’inchiesta: il “maxi-condono” firmato dalla seconda carica dello Stato

La ricostruzione contabile riportata da Open sostiene che, per il 2024, questo meccanismo di penalizzazione non sia stato applicato.
Tradotto in soldoni:

nessuna trattenuta effettiva sulla diaria degli assenteisti;

rimborsi erogati anche a chi non ha votato o non si è presentato;

azzeramento di fatto di tutte le sanzioni che il regolamento prevede.


Non si tratta di qualche svista occasionale, ma di una scelta amministrativa che ha valore politico enorme perché porta la firma del Presidente del Senato, cioè della figura che dovrebbe vigilare sul rispetto delle regole di Palazzo Madama.

È per questo che nel racconto giornalistico si parla apertamente di “maxi-condono”: il sistema delle penalizzazioni esiste sulla carta, ma per un intero anno sarebbe rimasto sostanzialmente disinnescato.

Il paradosso del bilancio: non mancano soldi, ce ne sono… di più

A rendere ancora più indigesta la vicenda c’è un dettaglio che spicca nel bilancio consuntivo: i conti finali mostrerebbero che il Senato ha pagato in stipendi ai senatori circa 1.750 euro in più rispetto agli oltre 8,6 milioni teoricamente dovuti.

Non solo quindi non si sarebbero recuperate le somme legate alle assenze ingiustificate, ma nel totale speso per la voce “stipendi senatori” comparirebbe addirittura un surplus. Poco, se confrontato con il volume complessivo, ma simbolicamente devastante: come se, oltre al condono, ci fosse pure una piccola mancia.

Anti-casta a senso unico: mentre stipendi e pensioni degli italiani arrancano

La denuncia assume un peso politico particolare in questo momento storico.
Fuori da Palazzo Madama:

i salari reali italiani restano tra i più bassi d’Europa;

le pensioni minime faticano a tenere il passo del costo della vita;

il governo ha affossato l’ipotesi di un salario minimo a 9 euro lordi all’ora, definendolo “ideologico”.


Dentro il Palazzo, invece, la fotografia è quella di un’assemblea che non solo continua a godere di rimborsi generosi, ma che – se queste ricostruzioni verranno confermate – non applica nemmeno le poche sanzioni previste per chi diserta i lavori.

È qui che entra in scena l’accusa di ipocrisia: mentre la retorica pubblica invita a “tirare la cinghia”, i signori del Parlamento vengono, di fatto, esentati anche dalle regole minime di responsabilità economica.

Il ruolo di La Russa: da garante delle regole a “Babbo Natale” dei senatori

La Russa, in quanto Presidente del Senato, non è un semplice notaio della situazione. È la seconda carica dello Stato e il garante del funzionamento dell’Aula, dei suoi regolamenti, delle sue sanzioni.

Per questo la scelta (o l’omissione) viene letta come altamente politica:

sul piano istituzionale, perché indebolisce il messaggio di rigore verso l’opinione pubblica;

sul piano simbolico, perché rafforza il cliché della “casta” che si protegge e si auto-premia;

sul piano interno, perché manda ai senatori un segnale chiaro: le regole sulle assenze sono, di fatto, negoziabili.


In un Paese che ha conosciuto negli anni le campagne anti-casta, i tagli ai costi della politica e il mito del “parlamentare come tutti gli altri lavoratori”, un condono del genere è benzina sul fuoco del risentimento.

Trasparenza, controlli e responsabilità: le domande aperte

La vicenda solleva una serie di interrogativi che vanno oltre il singolo episodio:

1. Chi controlla davvero l’applicazione delle sanzioni?
Se un intero anno può passare senza trattenute, significa che i meccanismi di verifica sono deboli o troppo interni, poco esposti al controllo pubblico.


2. I cittadini possono sapere, in modo chiaro, chi è presente e chi no?
I dati sulle presenze esistono, ma spesso non sono presentati in modo immediato e comprensibile. Senza trasparenza, ogni promessa di “rigore” resta astratta.


3. Il Parlamento è disposto a riformare se stesso?
Da anni si parla di rivedere indennità, diarie e sistemi di rimborso. Ma, puntualmente, ogni discussione si arena quando tocca gli interessi diretti dei parlamentari.

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La vicenda del “condono” agli assenteisti non è solo un caso contabile. È un colpo alla credibilità delle istituzioni in un momento in cui la distanza tra cittadini e politica è già al massimo.

Il messaggio che rischia di passare è semplice e devastante: mentre al Paese si chiede di stringere la cinghia, dentro il Palazzo le regole valgono fino a quando non danno fastidio. E se diventano scomode, basta non applicarle.

Per questo la scelta attribuita a Ignazio La Russa assomiglia più a una mossa da “Babbo Natale della casta” che al comportamento di un garante delle istituzioni.
Se non arriveranno chiarimenti puntuali, controlli indipendenti e un cambio di rotta netto sulla trasparenza, questo piccolo “giallo” di bilancio rischia di trasformarsi nell’ennesima prova, agli occhi dei cittadini, che la politica pretende rigore da tutti… tranne che da se stessa.

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