Per Giuseppe Conte quello che è accaduto in Parlamento “è abbastanza assurdo”. Mentre aumentano furti, borseggi e rapine, la maggioranza che sostiene il governo Meloni ha detto no alla richiesta di esaminare con urgenza la proposta di legge a firma Federico Cafiero De Raho, che punta a rendere di nuovo procedibili d’ufficio una serie di reati come furto, sequestro di persona, violenza privata, lesioni e violazione di domicilio. Sullo sfondo, il conflitto politico sulla “sicurezza reale” dei cittadini e sulle priorità del governo: riforme della giustizia contestate, accordo con l’Albania sui migranti e carenze croniche di organico nelle forze dell’ordine.
Cosa è successo in Parlamento
Secondo quanto riferito da Conte, in Aula la maggioranza ha respinto la richiesta del Movimento 5 Stelle di affrontare in via d’urgenza la proposta di legge presentata dall’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho.
La norma – già depositata nella scorsa fase parlamentare e ripresa anche in questa legislatura – mira a ripristinare la procedibilità d’ufficio per una serie di reati oggi perseguibili solo a querela di parte dopo le modifiche introdotte dalla riforma Cartabia e dagli interventi successivi del governo.
Conte, commentando la decisione della maggioranza, attacca così: mentre “imperversano borseggi e aumentano furti e rapine”, il centrodestra “continua a fischiettare di fronte all’insicurezza dei cittadini”, bocciando un intervento che – a suo dire – renderebbe lo Stato più presente nella tutela delle vittime.
Cosa prevede la proposta De Raho
Nelle parole di De Raho, il cuore della proposta è chiaro: restituire la procedibilità d’ufficio ai reati gravi che incidono direttamente sulle libertà e i diritti fondamentali delle persone.
Lui stesso elenca i principali delitti interessati:
sequestro di persona;
furto (in particolare furti in abitazione, nei negozi, sui mezzi pubblici, furti d’auto e di ciclomotori);
violenza privata;
lesioni personali;
violazione di domicilio.
Si tratta di reati che, dopo la riforma Cartabia, in varie ipotesi risultano procedibili a querela della persona offesa, e non più automaticamente dallo Stato.
De Raho contesta questo impianto:
“Sono reati di una gravità enorme (…) non è pensabile che lo Stato rimetta alla volontà del privato la tutela di un diritto costituzionalmente garantito”.
L’ex procuratore antimafia fa esempi concreti:
la vittima di sequestro o violenza privata, spesso intimorita, che deve esporsi personalmente con una querela;
il commerciante che subisce furti ripetuti ma teme ritorsioni;
le persone fragili prese di mira da borseggiatori sui mezzi pubblici.
Per De Raho, in questi casi deve essere lo Stato a muoversi d’iniziativa, senza lasciare tutto sulle spalle della vittima. Altrimenti, sostiene, parlare di “sicurezza” diventa retorica:
“Se votate contro, significa che non siete realmente per la sicurezza dei cittadini, ma la utilizzate solo strumentalmente per altri fini”.
Il contesto: la riforma Cartabia e la “giustizia a querela”
Per capire la polemica, bisogna ricordare che la riforma Cartabia e i successivi interventi hanno esteso il numero di reati procedibili a querela per alleggerire il carico dei tribunali e concentrarsi sui fatti più gravi. Tra questi:
alcune ipotesi di lesioni personali dolose;
sequestro di persona non aggravato;
vari delitti contro il patrimonio, come il furto semplice, salvo circostanze aggravanti specifiche.
L’idea di fondo era ridurre il contenzioso penale, limitando l’intervento dello Stato ai casi in cui la persona offesa dimostra concretamente interesse alla punizione presentando querela.
De Raho – e con lui una parte della dottrina penalistica – ritiene però che in alcuni ambiti questa scelta abbia spostato troppo il baricentro verso il “favor querelae”, cioè la tendenza a subordinare la tutela penale alla volontà privata, anche quando sono in gioco beni fondamentali come la libertà personale o l’inviolabilità del domicilio.
La sua proposta va in direzione opposta: reati di forte allarme sociale = procedibilità d’ufficio, per evitare che intimidazioni, paura o sfiducia nelle istituzioni portino le vittime a non denunciare.
Le accuse di Conte: sicurezza, Nordio e “criminali avvertiti”
Nel suo affondo, Conte non si limita alla vicenda della procedibilità. Inserisce la scelta della maggioranza in un quadro più ampio, accusando il governo di:
Non affrontare la vera emergenza sicurezza
Conte richiama i dati sull’aumento dei cosiddetti reati predatori – furti, rapine, scippi, stupri – e sostiene che il decreto sicurezza del governo Meloni abbia inasprito pene e creato nuovi reati soprattutto per reprimere proteste e dissenso, senza migliorare la sicurezza reale nelle città.Avere “fatto scappare” presunti criminali con la riforma Nordio
L’ex premier punta il dito contro le norme sulla procedura di arresto introdotte o modificate dalla maggioranza. Il riferimento è alle polemiche scoppiate dopo il caso di un presunto narcotrafficante fuggito in seguito all’interpretazione della riforma, che ha introdotto maggiori garanzie e comunicazioni preventive al difensore in alcune fasi prima della convalida dell’arresto.In quella occasione, il M5S parlò di “norme che avvertono i criminali dell’arresto”, chiedendo a Meloni di intervenire.
Spendere quasi un miliardo in Albania mentre mancano agenti in Italia
Conte collega il tema sicurezza anche all’accordo Italia–Albania sui migranti, più volte criticato per costi elevati e risultati modesti. Analisi indipendenti hanno evidenziato come il protocollo, presentato dal governo come modello di gestione esterna dei flussi, abbia finora generato poca accoglienza effettiva e un forte dispendio di risorse per la realizzazione e gestione dei centri in territorio albanese.Parallelamente, lo stesso Conte ricorda che in Italia c’è una scopertura di circa 25mila unità tra forze dell’ordine, chiedendo di spostare su organici, illuminazione, videosorveglianza e pattuglie i soldi oggi destinati ad armi e operazioni all’estero.
Il messaggio politico è diretto: secondo il M5S, il governo Meloni parla molto di sicurezza, ma blocca norme concrete come la proposta De Raho e investe male le risorse, privilegiando soluzioni simboliche (Albania, decreti-slogan) a scapito della sicurezza quotidiana di cittadini e commercianti.
Altri elementi del dibattito
Attorno a questa vicenda si intrecciano anche altre riflessioni provenienti da giuristi e associazioni:
diversi studiosi hanno criticato l’estensione generalizzata della querela, sottolineando che in presenza di reati abituali o seriali (come alcuni furti e borseggi) la procedibilità “a richiesta” rischia di lasciare molte condotte impunite, perché le vittime rinunciano per sfiducia o paura;
la Corte costituzionale, in alcune pronunce recenti, ha riaffermato la legittimità della procedibilità d’ufficio per reati come il sequestro di persona in particolari contesti familiari, proprio in nome della tutela effettiva dei soggetti più deboli;
le stesse forze di polizia segnalano, spesso nelle audizioni parlamentari, che la combinazione tra mancanza di organico e limiti di procedibilità può indebolire la capillarità dell’azione di prevenzione e repressione sul territorio.
In questo quadro, la proposta De Raho si presenta come un tentativo di correzione mirata di alcune scelte della riforma Cartabia, più che come una controriforma complessiva del sistema.
Leggi anche

La forte preoccupazione del Presidente Sergio Mattarella – Ecco cosa deve annunciare – Video
All’Aquila, nella cerimonia di inaugurazione della città come Capitale italiana della Cultura 2026, arriva un messaggio che va oltre il
VIDEO:
La polemica sollevata da Conte e da De Raho non riguarda solo una procedura tecnica, ma due modi opposti di intendere la sicurezza e il ruolo dello Stato.
Da un lato, la maggioranza rivendica le sue riforme come passi avanti verso una giustizia più garantista e razionale, che non intasi i tribunali e distingua meglio tra reati davvero gravi e fatti meno allarmanti. Dall’altro, il M5S accusa il governo di scaricare sulle vittime il peso della denuncia, proprio per reati che colpiscono in modo duro la vita quotidiana: furti, aggressioni, violazioni della libertà personale.
La bocciatura dell’esame urgente della legge De Raho diventa così un simbolo: per Conte, è la prova che la sicurezza è usata dalla destra “solo strumentalmente”, mentre quando si tratta di rafforzare l’intervento dello Stato a tutela dei cittadini i freni tornano subito.
Il prossimo passaggio sarà capire se la proposta riuscirà comunque a proseguire il suo iter ordinario in Commissione o se resterà bloccata. Da questo dipenderà non solo l’assetto di alcune norme penali, ma anche la credibilità di chi – al governo e all’opposizione – dice di voler mettere davvero la sicurezza delle persone al centro dell’agenda politica.




















