Il centrodestra si spacca? Lo scontro tra Meloni e Salvini su… Caos a Chigi – IL RETROSCENA SHOCK

Il vertice che doveva unire, divide

Il vertice di maggioranza convocato a Palazzo Chigi per discutere del percorso dell’Autonomia differenziata si è trasformato in un nuovo terreno di scontro politico all’interno del centrodestra. Se sul piano tecnico-legislativo le intese con le Regioni sembrano procedere, sul fronte politico la frattura è evidente, soprattutto quando si è parlato — seppur indirettamente — delle prossime elezioni regionali.

Matteo Salvini, che spinge per chiudere al più presto i nodi sui candidati, ha provato a forzare la mano aprendo il dossier sulle Regionali. Ma la premier Giorgia Meloni ha bloccato la discussione, rimandando tutto a un nuovo vertice.

Veneto, il nodo più caldo

Lo scontro principale riguarda il Veneto, dove scade il mandato di Luca Zaia. La Lega, nonostante il calo nei sondaggi, rivendica la paternità della Regione e punta su Alberto Stefani, vice di Salvini, come candidato ideale per raccogliere l’eredità del governatore uscente.

Fratelli d’Italia, invece, non sembra intenzionata a fare un passo indietro. Meloni, consapevole del rischio politico, mira ad avere un candidato del suo partito in una regione simbolo, per compensare eventuali difficoltà altrove.

Il problema è strategico: se il meloniano Francesco Acquaroli dovesse perdere nelle Marche contro il dem Matteo Ricci, FdI si ritroverebbe senza governatori vincenti in questa tornata elettorale. Un rischio che la premier non può permettersi.

Salvini all’attacco

Il leader leghista, in pressing, non nasconde la sua irritazione:

“Mi auguro che il centrodestra scelga in fretta. Noi siamo pronti da tempo, abbiamo le liste pronte in tutte le province. Non abbiamo preteso candidature altrove, ma sul Veneto non possiamo restare a guardare”.

Una strategia di contrapposizione che riflette anche le tensioni interne al Carroccio, scosso dalle polemiche sul generale Roberto Vannacci e dalle dimissioni del direttivo della Lega a Viareggio.

Meloni prende tempo

Dall’altra parte, Meloni non cede. La premier mantiene una posizione attendista: nessuna fretta, nessuna accelerazione. “Il gioco lo comanda lei”, commentano fonti interne. In altre parole, il dossier candidature è rinviato almeno dopo il voto nelle Marche (28 e 29 settembre).

Un rinvio che rischia però di esasperare le tensioni con Salvini, deciso a non tornare a mani vuote da questa tornata di Regionali.

Campania e Toscana sullo sfondo

Se in Veneto la partita è esplosiva, non meno complicate sono le altre regioni al voto. In Campania i nomi in ballo restano gli stessi da mesi: Edmondo Cirielli (FdI), Mara Carfagna (Noi moderati), e le opzioni civiche di Giosy Romano e del rettore Matteo Lorito. In Toscana, invece, la corsa del sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi appare in salita contro il centrosinistra.

La coalizione in bilico

Il centrodestra, almeno in apparenza, resta unito sulle grandi riforme, a partire dall’Autonomia e dal premierato. Ma le Regionali mostrano tutta la fragilità di un’alleanza in cui FdI e Lega competono apertamente per la leadership territoriale.

Per Meloni, l’obiettivo è blindare il primato nazionale di FdI e garantire almeno una vittoria simbolica. Per Salvini, invece, si tratta di salvare il peso elettorale della Lega, che senza il Veneto rischierebbe di ridursi a una forza di retroguardia.

La resa dei conti è solo rinviata, ma lo scontro è già iniziato.

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Il vertice di Palazzo Chigi, nato per cementare la maggioranza sull’Autonomia differenziata, ha finito per mettere in luce la fragilità del centrodestra di governo. La partita delle Regionali, con il Veneto come terreno più incandescente, diventa lo specchio di una competizione sempre più aperta tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

La premier vuole blindare la supremazia di Fratelli d’Italia e non intende concedere spazi che possano indebolirla sul piano nazionale, mentre il leader leghista vede nella riconferma del Veneto l’ultima ancora di salvezza per il suo partito. Entrambi sanno che il risultato di settembre avrà conseguenze che andranno ben oltre il livello locale, incidendo sugli equilibri futuri della coalizione.

La resa dei conti, per ora, è solo rinviata. Ma lo scontro è già aperto e rischia di trasformare le prossime Regionali in un vero banco di prova per la tenuta stessa del centrodestra.

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