La nuova proroga del taglio delle accise sui carburanti dura appena 48 ore e rischia di trasformarsi nell’ennesimo intervento tampone su un’emergenza che continua a pesare sulle tasche di milioni di italiani. Mentre benzina e gasolio restano su livelli altissimi, il governo ha deciso di prolungare fino al 26 agosto la riduzione di 17 centesimi al litro, ma la misura ha immediatamente scatenato le critiche delle associazioni dei consumatori e delle imprese.
Il punto centrale è semplice: senza un nuovo intervento, i prezzi potrebbero aumentare ancora. E il timore è che proprio nei giorni del grande rientro dalle vacanze estive gli automobilisti si trovino davanti a una nuova impennata.
Il Codacons ha definito la scelta del governo una vera e propria “presa in giro per gli italiani”, mentre l’Unione nazionale consumatori parla di “vergogna” e Confimprenditori di “uno scherzo che non fa più ridere”. Parole durissime, che fotografano il clima intorno a un provvedimento considerato troppo breve per offrire una reale protezione contro il caro carburanti.
Una proroga di sole 48 ore
Il decreto firmato dai ministri Giancarlo Giorgetti e Gilberto Pichetto Fratin prolunga il taglio delle accise di 17 centesimi soltanto per altre 48 ore. La misura scadrà infatti il 26 agosto e avrà un costo stimato di 20,8 milioni di euro.
Si tratta di una cifra nettamente inferiore rispetto al precedente pacchetto adottato ad agosto, che aveva un valore di circa 245 milioni di euro. Le risorse arrivano dall’extragettito Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi del petrolio.
Il paradosso è evidente: lo Stato incassa di più grazie ai rincari dell’energia e utilizza una parte di quelle entrate per finanziare temporaneamente lo sconto sui carburanti.
Il problema è che, allo stato attuale, non è chiaro cosa accadrà dopo il 26 agosto.
Pichetto Fratin ha spiegato che il governo valuterà “ad horas” come procedere, tenendo conto anche dell’evoluzione della situazione internazionale e, in particolare, della possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.
Al momento, però, non sarebbe previsto un nuovo Consiglio dei ministri.
Diesel da record in autostrada
Nel frattempo i prezzi hanno raggiunto livelli estremamente elevati.
Secondo il Codacons, il gasolio in autostrada avrebbe superato il precedente record storico registrato nella settimana del 14 marzo 2022, quando il diesel costava in media 2,154 euro al litro.
Oggi la situazione appare ancora più pesante.
Il rilevamento dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit indica che sulla rete stradale nazionale la benzina self si attesta mediamente a 2,010 euro al litro, mentre il gasolio è salito a 2,131 euro.
Sulle autostrade i valori sono ancora più alti: 2,088 euro al litro per la benzina self e 2,204 euro per il gasolio.
Ma le medie raccontano soltanto una parte della storia.
Sulla Cisa prezzi fino a 2,629 euro per il diesel
A impressionare sono soprattutto alcuni prezzi rilevati nelle stazioni di servizio autostradali.
Sull’autostrada della Cisa, in una stazione di servizio situata nei pressi del valico in direzione sud, la benzina servita ha raggiunto quota 2,499 euro al litro.
Il diesel è arrivato addirittura a 2,629 euro.
Ancora più alto il prezzo del carburante premium, che si è avvicinato alla soglia dei tre euro al litro: 2,879 euro.
Numeri che mostrano quanto possa diventare pesante il conto per chi deve affrontare lunghi spostamenti.
Per un pieno da 50 litri, un prezzo di 2,629 euro significa una spesa superiore ai 131 euro. Se si considera l’aumento generale del costo della vita, la pressione sui bilanci familiari diventa evidente.
Codacons: “Senza interventi il diesel volerà oltre 2,30 euro”
Secondo le stime del Codacons, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente già nel prossimo fine settimana.
Senza un nuovo intervento sulle accise, il gasolio potrebbe raggiungere una media superiore a 2,30 euro al litro sulla rete ordinaria e circa 2,37 euro in autostrada.
Una prospettiva particolarmente delicata perché coincide con una fase in cui milioni di italiani si stanno spostando per rientrare dalle vacanze o per partire negli ultimi giorni di agosto.
Per questo l’associazione definisce la proroga di appena due giorni insufficiente e priva di una reale capacità di proteggere i consumatori.
Le accuse: “Una misura che non risolve nulla”
Le associazioni contestano soprattutto l’approccio emergenziale.
Il problema non è soltanto l’entità dello sconto, ma la sua durata. Una riduzione delle accise che viene prorogata di poche ore non permette né alle famiglie né alle imprese di avere certezze sui costi futuri.
L’Unione nazionale consumatori ha parlato apertamente di “vergogna”.
Confimprenditori ha utilizzato un’espressione altrettanto dura, definendo il provvedimento “uno scherzo che non fa più ridere”.
Il Codacons, invece, mette l’accento sulla distanza tra gli annunci del governo e ciò che sta realmente accadendo alle pompe.
L’energia continua a pesare sull’Italia
La crisi dei carburanti è soltanto una parte di un problema più ampio.
Secondo le stime della Cna, la guerra in Iran avrebbe prodotto per l’Italia un conto energetico vicino ai 12 miliardi di euro in appena sei mesi, considerando il maggiore esborso per carburanti, energia elettrica e gas rispetto ai livelli precedenti alla crisi.
Al Meeting di Rimini, Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha sottolineato quanto gli shock energetici ripetuti rappresentino un problema serio per l’economia europea.
Secondo Cipollone, l’Europa ha davanti un’occasione storica per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e abbassare strutturalmente il costo dell’energia puntando sulle nuove tecnologie, sulle rinnovabili e su un mix energetico più diversificato.
Il governo attende lo Stretto di Hormuz
La posizione del ministro Pichetto Fratin fotografa bene l’incertezza di queste ore.
Il governo vuole capire se lo Stretto di Hormuz verrà riaperto e quali conseguenze potrà avere sui mercati petroliferi. Lo stretto rappresenta infatti uno dei passaggi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas.
Qualunque tensione nell’area può produrre immediatamente effetti sulle quotazioni internazionali e, di conseguenza, sui prezzi alla pompa.
Ma proprio questa dipendenza dalle oscillazioni geopolitiche dimostra quanto fragile rimanga la situazione energetica italiana.
Tabarelli: “Tagliare le accise non è la soluzione”
Non tutti, però, considerano il taglio delle accise la strada giusta.
Il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, sostiene che ridurre temporaneamente la tassazione sui carburanti non risolva il problema strutturale.
Secondo Tabarelli, il nodo principale riguarda la capacità di raffinazione. Servirebbero quindi maggiori investimenti nel settore per stabilizzare i prezzi nel medio e lungo periodo.
Una posizione condivisa anche dal presidente dell’Unem, Gianni Murano, che chiede di restituire “strategicità alla raffinazione” e investire nella decarbonizzazione dei prodotti energetici.
Entrambi mostrano invece forti dubbi sull’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere.
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Intanto gli automobilisti pagano il conto
Al di là del dibattito tra governo, economisti, associazioni e operatori del settore, resta un dato concreto: oggi fare il pieno costa molto di più.
E questo aumento non pesa soltanto su chi utilizza l’automobile.
Il prezzo dei carburanti entra infatti in modo diretto o indiretto nel costo del trasporto delle merci, della logistica, dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi.
Quando il diesel aumenta, una parte di quel rincaro finisce inevitabilmente lungo tutta la filiera, fino ai prezzi dei prodotti sugli scaffali.
Per questo il caro carburanti rischia di trasformarsi rapidamente in un nuovo problema inflazionistico.
Il rischio di una politica fatta soltanto di proroghe
Ed è proprio qui che emerge il principale problema politico.
Il governo continua a intervenire con riduzioni temporanee e proroghe sempre più brevi, ma senza offrire ancora un quadro stabile su quello che accadrà nei prossimi mesi.
Prima il taglio, poi la proroga, poi altre 48 ore. E nel frattempo il gasolio tocca nuovi record.
Il rischio è che la politica delle mini-proroghe finisca per diventare soltanto un modo per rinviare il problema di qualche giorno.
Per famiglie e imprese, invece, servirebbero certezze.
Perché se dopo il 26 agosto lo sconto dovesse sparire senza essere sostituito da altre misure, il conto arriverebbe immediatamente alle pompe.
E a quel punto la previsione del Codacons di un gasolio sopra i 2,30 euro al litro potrebbe trasformarsi rapidamente in realtà.
È per questo che le prossime ore saranno decisive: il governo dovrà scegliere se proseguire con un nuovo intervento oppure lasciare che le accise tornino integralmente ai livelli precedenti.
Una decisione che, ancora una volta, rischia di essere pagata direttamente dagli automobilisti italiani.



















