Nel 2022, in piena campagna elettorale, Giorgia Meloni aveva promesso “blocchi navali” e “rimpatri a raffica”. Oggi, a metà del 2025, il bilancio di quelle promesse è impietoso. Secondo i dati diffusi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e riportati da Pagella Politica, l’Italia è il Paese dell’Unione Europea con il maggior numero di sbarchi nei primi sei mesi dell’anno.
Italia prima per arrivi: oltre 30 mila nei primi sei mesi
Dal 1° gennaio al 6 luglio 2025, 30.900 migranti sono arrivati in Italia via mare. Un numero che supera ampiamente quello della Grecia (20.900) e della Spagna (18.900), mentre Cipro, con appena 1.300 arrivi, resta ai margini di questa dinamica.
Il dato italiano è il secondo più alto per media mensile dal 2013, segno che non si tratta di una semplice oscillazione stagionale, ma di un trend consolidato e in crescita rispetto all’anno precedente.
Rimpatri mai visti, sbarchi record
Le promesse del governo Meloni sono state chiare e ripetute: chi entra illegalmente in Italia deve essere rimpatriato. E invece, non solo i rimpatri non sono aumentati in modo significativo, ma il numero di sbarchi continua ad aumentare, smentendo platealmente ogni narrazione sull’efficacia delle politiche migratorie dell’esecutivo.
A poco valgono gli accordi siglati con Paesi africani o le strette sulla gestione delle ONG: l’Italia si conferma la principale porta d’ingresso in Europa e non esiste, a oggi, un piano strutturato e funzionante per gestire l’emergenza.
Un’emergenza ignorata o strumentalizzata?
Il dato, peraltro, arriva in un contesto politico in cui la destra continua a usare il tema immigrazione come leva di consenso, alimentando paure e tensioni. Ma la realtà, fotografata dai numeri ufficiali, è che l’Italia continua a gestire male il fenomeno, senza né una vera strategia europea né un’efficace politica nazionale.
Nonostante le promesse di “difesa dei confini” e “tolleranza zero”, l’Italia di Meloni sta affrontando il flusso migratorio peggio di quanto accadesse con governi precedenti, sia di centrodestra che di centrosinistra.
Il grafico pubblicato da pagella politica e basato sui dati UNHCR parla da solo: 30.900 sbarchi in sei mesi sono la prova più concreta di un fallimento politico, non solo sul piano operativo, ma anche su quello simbolico.
Le promesse populiste si scontrano con una realtà che non si governa con gli slogan. E oggi a pagarne il prezzo non è solo la credibilità del governo, ma l’intero sistema di accoglienza e convivenza del nostro Paese.
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Di fronte ai numeri, ogni giustificazione vacilla. La promessa di “blocchi navali” si è rivelata irrealizzabile, i “rimpatri a raffica” sono rimasti sulla carta e l’Italia continua a essere il principale punto d’approdo per chi fugge da guerre, miseria e persecuzioni. Il governo Meloni, che aveva costruito una parte significativa del proprio consenso sulla gestione muscolare dell’immigrazione, si ritrova ora a inseguire gli eventi, privo di una visione efficace e condivisa.
Questa situazione mette a nudo l’inadeguatezza non solo di singole misure, ma di un’intera impostazione politica basata sulla propaganda più che sulla competenza. E se la destra al governo ha mancato l’obiettivo, l’Unione Europea continua a mostrare una grave assenza di responsabilità condivisa.
Intanto, migliaia di vite continuano a giocarsi tutto in mare, mentre la politica resta ferma a slogan che non galleggiano più.



















